Roma
I Fori Imperiali Jeremy Vandel

I Fori Imperiali

L’insieme dei Fori Imperiali rappresenta una delle mete turistiche più importanti di Roma ed era incredibilmente sconosciuta fino a meno di un secolo fa. Grazie agli scavi archeologici, oggi è possibile ammirare le vestigia dei Fori fatti costruire dai maggiori Sovrani romani in omaggio alla grandiosità dei loro imperi.

L’area archeologica centrale di Roma, il fulcro della città antica e dell’impero, include anche i cinque Fori Imperiali. Questi ultimi erano un complesso sistema di piazze monumentali che sorgevano accanto al preesistente Foro Romano, di cui andavano a sostituire le funzioni politiche, religiose e amministrative.

Il committente ne ordinava la costruzione per celebrare il proprio governo, che garantiva la pace a Roma e all’impero.

Da un punto di vista architettonico, essi erano piazze quadrangolari di orientamento e dimensioni differenti e con un lato di fondo occupato da un tempio, votato alla divinità protettrice dell’imperatore.

Breve storia dei Fori Imperiali

Periodo monarchico (753 - 509 a.C.)

Prima della costruzione dei Fori sono state rinvenute tracce di insediamenti e di attività addirittura leggermente antecedenti al periodo monarchico. Si trattava di una serie di profondi solchi paralleli, incisi nel banco argilloso naturale, provocati dal passaggio continuo di veicoli con ruote che individuavano un vero e proprio percorso carrabile con andamento nord-sud, databili alla fine del XII secolo a.C.

Nel corso degli scavi realizzati dal Comune di Roma tra il 1998 e il 2008, è stata riesumata, nell’area meridionale di quella che poi fu la piazza del Foro di Cesare, una necropoli protostorica composta da sei tombe a incinerazione e da tre a inumazione, datata tra la fine dell’XI e l’inizio dell’VIII secolo a.C. (tra l’età del Bronzo finale e la prima età del Ferro).

Similmente al sepolcro scavato da Giacomo Boni agli inizi del Novecento presso il Tempio di Antonino e Faustina, nel Foro Romano, anche nel Foro di Cesare, sono stati ritrovati a pochi metri dalle tombe alcuni resti dell’abitato che, nel corso dell’VIII e del VII secolo a.C., si era insediato nella zona eliminando la necropoli. Il tutto fu progressivamente cancellato dalla frenetica attività edilizia che portò, nell’arco di circa centocinquanta anni, alla realizzazione dei Fori Imperiali.

Periodo repubblicano (509 - 27 a.C.)

I Fori (approfonditi nella seguente sezione di questo articolo) vennero edificati nel corso di un secolo e mezzo, tra il 46 a.C. e il 113 d.C., da parte di Giulio Cesare e degli imperatori Augusto, Vespasiano, Nerva e Traiano.

Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma, creato nel 46 a. C. per ampliare gli spazi del precedente Foro Romano, diventato ormai caotico e insufficiente per le dimensioni dell’Urbe e il numero dei suoi abitanti.

A differenza del Foro Romano si trattava di un progetto urbanistico studiato a tavolino: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare raccontava di discendere, attraverso Iulo, il progenitore della gens Iulia, figlio di Enea, a sua volta figlio di Venere.

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

Il secondo Foro in ordine cronologico fu quello di Augusto, edificato nell’anno 2 a.C. Era largo 118 m. e lungo 125 m. La vista di oggi non rende l’idea della sua imponenza, offuscata com’è da vie ed edifici moderni. Il Foro infatti si estendeva molto più verso ovest, al di sotto dell’attuale Via dei Fori Imperiali.

Ottaviano aveva promesso di edificare a Roma un tempio dedicato a Marte Ultore, nella battaglia di Filippi del 42 a.c., dove insieme a Marco Antonio aveva sconfitto gli uccisori di Cesare.

Dopo la successiva sconfitta di Marco Antonio e la conquista dell’Egitto, il Senato conferì ad Ottaviano nel 27 a.c. i massimi poteri civili e militari, col titolo di Augusto. Fu così che egli potè finalmente mettere in atto la costruzione del Foro monumentale, finanziato con il bottino di guerra ottenuto su un terreno acquistato da privati, collocato sulle pendici del Quirinale. Il tempio di Marte fu edificato invece interamente a sue spese.

Il Foro o Tempio della Pace è uno dei Fori Imperiali di Roma, il terzo in ordine cronologico, considerato dai contemporanei come una delle meraviglie del mondo e fatto costruire da Vespasiano nel 75 d.C.

Fu concepito come un vasto quadrilatero circondato da portici, con il tempio inserito nel portico del lato di fondo. L’area aveva una superficie di 135 m. x 100. Non fu considerato in origine come uno dei Fori Imperiali, se non in epoca tarda, citato ,appunto, come Foro della Pace, conosciuto in precedenza con il nome di Tempio della Pace.

Nel 98 d.C. venne fatto erigere il quarto Foro Imperiale, quello di Nerva. Prima ancora dell’operato di quest’ultimo però, Domiziano decise di unificare i Fori precedenti, e nell’area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, fece edificare un’altra piazza monumentale che li metteva tutti in comunicazione tra loro.

Sorse sul sito dell’Argiletum, antico quartiere di età repubblicana diviso in due settori dall’omonima strada, che congiungeva il Foro Romano con la Suburra. A causa del poco spazio, il tempio che volle dedicare a Minerva, sua protettrice, venne edificato a ridosso del Foro di Augusto, mentre lo spazio rimanente fu utilizzato per un ampio ingresso monumentale, la Porticus Absidata.

La morte di Domiziano in una congiura fece sì che il nuovo complesso, già quasi terminato, fosse inaugurato dal successore Nerva, da cui il nome ufficiale del Foro, noto anche come Foro Transitorio per la funzione di transito tra i Fori.

Tra il 112 e il 113 d.C. venne eretto il quinto e ultimo Foro Imperiale, quello di Traiano. La sua piazza porticata fu la più grande mai costruita: un rettangolo di 120 m. x 60, mentre la Basilica Ulpia, edificata l’anno seguente, copriva uno spazio di 120 metri per 90. Il tutto su di un’area rettangolare lunga circa 300 metri e larga 180, un vero record.

La costruzione del Foro fu mossa, non tanto da intenti celebrativi, quanto dal bisogno di ampliamento degli spazi disponibili per l’amministrazione della giustizia, come dimostra il fatto che dal Foro Romano si era spostata in buona parte, alla fine della repubblica, in quello di Cesare e poi, sempre in buona parte, in quello di Augusto.

Insieme alla Basilica Ulpia, l’anno seguente venne inaugurata anche la Colonna Traiana, per mano dell’architetto Apollodoro da Damasco e, contemporaneamente al Foro, anche per contenere il taglio delle pendici del Quirinale, vennero costruiti i Mercati di Traiano. Fu inoltre rimaneggiato il Foro di Cesare e venne ricostruito il tempio di Venere Genitrice.

I Mercati di Traiano, in particolare, erano un complesso di edifici costruiti in laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni), che occupava tutti gli spazi disponibili, in cui erano inseriti ambienti con piante diverse, disposti in maniera distinta, sui sei livelli che costituivano il monumento.

Questa disposizione consentiva il passaggio dall’articolazione curvilinea del Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante. I Mercati erano destinati ad attività amministrative collegate ai Fori Imperiali, ma soprattutto ad ampie attività commerciali, nelle numerose taverne ai lati delle vie interne.

Epoca medievale (476 - 1492)

Nonostante le modifiche, gli incendi, i restauri e le ricostruzioni, nel corso dell’antichità i Fori Imperiali mantennero intatte sia la loro conformazione architettonica che la loro funzione.

Le ultime scoperte hanno infatti rivelato che solo nel IV secolo venne dato l’avvio ai primi interventi di trasformazione degli spazi antichi, modificando anche il loro utilizzo, con finalità totalmente nuove e differenti rispetto a quelle per i quali i Fori erano stati costruiti. Queste lente modifiche condussero alla nascita di un panorama urbano completamente nuovo e in continuo cambiamento nel corso dei secoli.

Il Foro di Cesare fu colpito da un precoce processo di abbandono e di spoglio delle strutture antiche (Tempio di Venere Genitrice) per il recupero di materiale edilizio. Nel IX-X secolo nell’area del Foro, ormai quasi del tutto destrutturato, iniziarono a sorgere piccole case molto umili, in legno o mattoni in fango, che si raggrupparono in un piccolo villaggio e confinavano con aree coltivate prima a ortaggi e spezie, poi a vigna e alberi da frutto.

Incombeva su questo agglomerato di casupole il peso della Curia, trasformata da papa Onorio I (625-638) nella chiesa di Sant’Adriano e che, proprio grazie a tale modificazione, non fu demolita per il recupero di materiale da costruzione. Accanto ad essa, la più piccola chiesa di Santa Martina, è giunta a noi con la dedica ai Santi Luca e Martina.

Il Foro di Augusto, così come quello di Cesare, fu tra i primi a essere vittima delle demolizioni per il recupero di materiale edilizio. Si data infatti, tra la fine del V secolo e la prima metà del VI, la presenza di un’iscrizione rinvenuta sulla colonna, sicuramente appartenente al Tempio di Marte Ultore, che testimoniava che il pezzo stava per essere usato in una nuova costruzione. Il proprietario era un certo Patricius Decius, un membro della casata dei Deci.

La demolizione del Foro, in particolare del Tempio, ebbe fine nel X secolo, quando una comunità di monaci Basiliani edificò il proprio monastero sui resti del podio. Da questo momento l’area orientale del Foro di Augusto sarà occupata in modo definitivo da edifici di carattere sacro. Ai Basiliani, infatti, seguirono i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, che qui impiantarono la loro prima sede romana.

Anche il Foro della Pace sembra essere aver subito trasformazioni importanti. Infatti, come emerso dagli scavi più recenti, verso l’inizio del IV secolo, vennero costruiti nella piazza edifici spogli di tipo commerciale. Nonostante ciò, il Foro continuò ad essere frequentato come tale e in quanto museo pubblico, in cui erano conservate opere sino agli inizi del VI secolo, secondo la testimonianza di diversi autori del tempo. Al pontificato di papa Felice IV (526-530) risale la trasformazione di una delle aule minori vicine all’aula di culto sul lato sud.

La demolizione di queste strutture terminò nel XIII secolo. Il Duecento è però anche il momento in cui in questa zona venne edificato uno degli edifici più spettacolari della Roma medievale: la Torre dei Conti, con una struttura a cannocchiale e piccole strutture di servizio, venne commissionata da papa Innocenzo III dei Conti di Segni e concepita come centro della residenza urbana della sua famiglia.

Le ultime scoperte hanno rivelato per il Foro di Nerva una situazione molto particolare. Nei primi secoli del Medioevo esso fu utilizzato come semplice percorso viario tra la Suburra e il Foro Romano. In seguito, nel pieno IX secolo, ai lati della strada furono costruite due residenze aristocratiche, dalla pianta rettangolare. La più ricca di queste dimore si affacciava sulla strada con un portico ad archi.

Tra fine XII e inizi XIII secolo vengono quasi interamente smontati, per il recupero di materiale edilizio, i muri perimetrali del Foro. In questo periodo vengono costruite nuove case, dall’aspetto più dimesso e spesso collegate a botteghe di macelleria.

Per quanto riguarda il Foro di Traiano, sappiamo che le sue strutture si mantennero tutto sommato in buono stato durante l’Alto Medioevo e che il complesso rimase quello di epoca romana almeno fino al IX secolo. Da allora le cose cambiarono drasticamente.

Al pieno IX secolo si data, infatti, l’asportazione sistematica delle lastre in marmo che componevano il pavimento della piazza, che nel secolo successivo fu occupata da edifici di abitazione, costruiti da un potente personaggio del tempo chiamato Kaloleus, il quale avrebbe dato il proprio nome alla piazza: il Campus Kaloleonis, poi divenuto “Campo Carleo”, toponimo in uso ancora oggi.

Tra XII e XIII secolo la piazza visse una nuova sistemazione edilizia: furono infatti costruite case a schiera dall’impianto stretto e lungo, con un piccolo orto dotato di pozzo sul retro. L’edificio di epoca medievale più imponente del Foro è tuttavia il grande ambiente a pianta rettangolare con contrafforti, costruito al limite sud della zona.

Rinascimento (1492 - 1789)

Durante il Rinascimento le modifiche apportate ai vari Fori non si fermarono di certo. Il Foro di Cesare vide nuove modificazioni alla chiesa di Santa Martina, che divenne monumentale grazie a Pietro da Cortona a partire dal 1635. Essa era il cuore dell’antica Accademia di San Luca.

Protagoniste di questa epoca del Foro di Augusto, invece, nel 1568 furono le Monache Domenicane dell’Annunziata, che costruirono una nuova chiesa e un nuovo convento in cui abitarono a lungo.

La parte occidentale del Foro di Augusto ebbe una sorte completamente diversa: rimasta disabitata per molti secoli, finì per trasformarsi in un’area verde, a volte impaludata, chiamata “Orto di San Basilio”. Alla fine del XVI secolo essa fu bonificata, e quindi occupata da un nuovo quartiere, detto “Alessandrino” dal soprannome del cardinale Michele Bonelli, che ne aveva promosso la realizzazione.

L’area del Foro della Pace fu invece occupata dal XVII secolo da edifici di abitazione, demoliti per l’apertura di Via dei Fori Imperiali. Stessa sorte toccò alle case che erano state costruite presso il Foro di Nerva.

Presso il complesso di Sant’Urbano, nella zona del Foro di Traiano, le case tardo medioevali erano state occupate da una fornace per ceramica che continuò a funzionare fino all’inizio del XVI secolo, quando ne era proprietario un tal Giovanni Boni da Brescia, morto intorno al 1520.

Nella stessa area sorsero inoltre numerose chiese, oggi non più esistenti: San Nicola de Columna, ai piedi della Colonna Traiana (demolita nel XVI secolo); Santa Maria in Campo Carleo; Sant’Eufemia, con l’annesso orfanotrofio femminile, e la chiesa dello Spirito Santo. Esistono invece ancora la chiesa di Santa Maria di Loreto e quella del Santissimo Nome di Maria, che ancora oggi fanno da sfondo per chi contempla la Colonna Traiana da sud.

Età contemporanea (1789 - attualità)

Le trasformazioni continuarono anche in epoca contemporanea. Il Foro di Cesare, ad esempio, vide la demolizione dell’Accademia di San Luca negli anni trenta del secolo scorso, insieme al fitto tessuto urbano composto da case ed edifici religiosi che nei secoli precedenti aveva occupato l’area del Foro.

Le Monache che abitarono presso il Foro di Augusto fino agli Anni Venti del secolo scorso, dovettero abbandonare la zona quando furono avviati i lavori di “liberazione” del Foro. Durante questi lavori fu scoperta, e poi demolita, l’antica chiesa di San Basilio, costruita a ridosso del muro di fondo del Foro e utilizzata prima dai Basiliani e poi dai Cavalieri.

Nel 1884, infine venne demolita la Chiesa di Santa Maria in Campo Carleo, stessa sorte toccò alla Chiesa di Sant’Eufemia e a quella dello Spirito Santo, demolite nel 1812. Come accennato nel paragrafo precedente, le altre basiliche sopravvissero fino ai giorni nostri.

Come menzionato in precedenza, l’obiettivo dello spoglio e dei lavori di “pulizia” dei Fori dalle vecchie strutture era finalizzato alla realizzazione di un progetto che prevedeva l’apertura di una strada tra Piazza Venezia e il Colosseo, quindi sul tracciato dell’attuale Via dei Fori Imperiali, già nel 1873. Inoltre, vi era l’idea di riportare in luce ciò che restava dei fori imperiali, sepolti sotto l’edificazione rinascimentale.

Durante il ventennio fascista, si riprese sia l’idea della strada di collegamento, sia quella di rendere visibili gli edifici imperiali. Per realizzare il progetto, furono sgomberati e demoliti tutti gli edifici medievali e moderni che occultavano i resti dei fori, così da favorire il riemergere delle strutture antiche sottostanti. La via fu inaugurata da Mussolini il 28 ottobre del 1932 e nel 1945 assunse il nome attuale di via dei Fori Imperiali.

Tra gli anni novanta e gli anni duemila, vennero ripresi gli scavi anche nelle zone archeologiche già indagate in precedenza. Tra i risultati più significativi si ricorda la scoperta della reale collocazione della statua equestre di Traiano, che si pensava fosse al centro del foro e che invece era situata lungo l’asse centrale.

Edifici e monumenti dei Fori Imperiali

Come accennato, i Fori Imperiali sono ricchi di maestosi edifici, opere e monumenti di diversa epoca della storia romana. Alcuni dei più rilevanti sono stati citati nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposti in modo più dettagliato.

Il Foro di Cesare

Il Foro di Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma, creato nel 46 a. C., per ampliare gli spazi del precedente Foro Romano, diventato ormai caotico e insufficiente per le dimensioni dell’Urbe e il numero dei suoi abitanti.

A differenza del Foro Romano si trattava di un progetto urbanistico studiato a tavolino: una piazza con portici sui lati lunghi e con al centro del lato di fondo il tempio dedicato a Venere Genitrice, da cui Giulio Cesare raccontava discendesse la sua gens, attraverso Iulo, il progenitore della gens Iulia, figlio di Enea, a sua volta figlio di Venere.

Nonostante la progettazione di numerose riforme, il governo di Giulio Cesare fu interrotto dal suo assassinio. Ciò implicò l’intervento del nipote Ottaviano, il suo successore, che proseguì il suo operato. Degno di nota è che Cesare comprò i terreni con il proprio denaro, che all’epoca corrispondeva alla cifra enorme di 60 milioni di sesterzi, facendo un gran dono all’Urbe.

I lavori veri e propri iniziarono tra il 51 e il 48 a.c., con la vittoria della battaglia di Farsalo, che poneva fine alla guerra civile, e in cui si decise di dedicare il tempio a Venere Genitrice, a cui Cesare aveva fatto voto prima della battaglia. Nel 46 a.c. vi fu l’inaugurazione del tempio e della piazza, che tuttavia doveva essere ancora in parte incompleta e venne terminata poi da Augusto.

Si accede al Foro dal Clivo Argentario, strada che correva alle pendici del Campidoglio, dopo aver costeggiato un grande ambiente semicircolare di età traianea con tracce di doppio pavimento. Una scala di travertino porta al portico sul lato sud-occidentale del Foro, con due file di colonne in granito.

Il Foro di Cesare era costituito da una piazza porticata con il lato di fondo chiuso da un tempio, pianta che riprendeva in parte i portici repubblicani nella zona del Circo Flaminio, nonché le piazze forensi delle colonie romane, con portici, taverne sul fondo e con edifici pubblici annessi, tra i quali basiliche civili e curie, ma con innovazioni per cui costituì il modello per i successivi Fori Imperiali.

A differenza del Foro Romano, si trattava di un progetto unitario inserito in un piano regolatore: una piazza di 160 x 75 m., con duplice porticato su tre lati e con al fondo il tempio di Venere. Al centro della piazza era collocata la statua di Cesare, su un cavallo molto simile al Bucefalo, quello di Alessandro Magno, eroe considerato da Cesare un modello da emulare.

Il Tempio di Venere Genitrice

Il termine Genitrice si riferiva alla mitica ascendenza di Cesare, che comprendeva Iulo (ovvero Ascanio), progenitore della gens Iulia, e figlio di Enea, a sua volta figlio della Dea Venere. Ma la Dea Venere era anche progenitrice di tutto il mondo vivente, animale e vegetale.

Il tempio chiudeva la piazza sul lato breve a nord-ovest. I resti ancora visibili comprendono buona parte del podio in cementizio risalente alla fase cesariana. Delle ricche decorazioni restano un breve tratto del colonnato del lato sud-occidentale e numerosi frammenti, in parte esposti nel Museo dei Fori Imperiali.

La struttura disponeva di otto colonne sul fronte e altrettante ai lati ma non sul retro. L’ingresso era connesso a due scalinate sui fianchi, e il podio, rivestito in marmo, era preceduto da due fontane, mentre nel suo interno vi erano statue ed opere d’arte. In particolare ricordiamo: la statua di Venere dello scultore di Arcesilao, nell’abside, la statua di Cesare, la statua in bronzo dorato di Cleopatra, due quadri di Timomaco di Bisanzio, sei collezioni di gemme intagliate e una corazza decorata con perle proveniente dalla Britannia.

Il Foro di Augusto

Come accennato nella sezione Storica di questo articolo, il secondo Foro in ordine cronologico fu quello di Augusto, edificato nell’anno 2 a.C. Era largo 118 m. e lungo 125 m. La vista di oggi non rende l’idea della sua imponenza, offuscata com’è da vie ed edifici moderni. Il Foro infatti si estendeva molto più verso ovest, al di sotto dell’attuale Via dei Fori Imperiali.

Ottaviano aveva promesso di edificare a Roma un tempio dedicato a Marte Ultore, e dopo che gli venne conferito il titolo di Augusto nel 27 a.C. potè finalmente mettere in atto la costruzione del Foro monumentale, finanziato con il bottino di guerra, mentre il tempio di Marte fu edificato invece interamente a sue spese.

Collocato perpendicolarmente al Foro di Cesare, ne riprese la pianta, con una piazza porticata con al centro la statua dell’imperatore e sul cui lato breve si ergeva il tempio di Marte Ultore, che poggiava su un muro perimetrale alto ben 30 m., destinato a separare il Foro dalla via Suburra. Di fronte al portico settentrionale una sala accoglieva la statua colossale di Ottaviano che guidava una quadriga trionfale.

Combinando influenze di tradizioni italiche, romano-repubblicane e greche, nacque lo stile architettonico e decorativo romano, fondamento per tutte le evoluzioni successive. Il modello architettonico e decorativo rappresentato dal Foro di Augusto fu riproposto nei fori delle capitali provinciali occidentali.

Il Tempio di Marte Ultore

Il tempio dedicato a Marte Ultore, cioè il Vendicatore, o “Colui che dalla sconfitta risolleva”, fu costruito da Augusto in memoria della vittoria di Filippi, nel 42 a.c. per vendicare la morte di suo zio Giulio Cesare, approfondita nella sezione Curiosità di questo articolo.

Il tempio si ergeva su un podio di 3,5 m, su una superficie di 40 m x 30, in opera cementizia e blocchi tufacei sotto i muri, e in blocchi tufacei e travertino sotto le colonne che avevano naturalmente un peso maggiore.

Il podio, rivestito in blocchi di marmo sorreggeva, oltre alla cella (parte interna che ospitava l’immagine della divinità), otto colonne corinzie in facciata e altrettante su ogni fianco, terminando sul muro di fondo con una lesena. I colonnati e le pareti esterne della cella erano in marmo lunense.

Sul fronte aveva una scalinata con 17 gradini in marmo, su fondazioni in cementizio, con al centro un altare rivestito di marmo. La cella aveva un’abside curvata sul fondo, con un podio per le statue di culto, e una breve scalinata rivestita da lastre alabastrine. Le statue erano di Marte e Venere, mentre altre sculture erano collocate nelle nicchie sulle pareti, incorniciate tra le colonne.

Il tempio aveva due ingressi, uno a tre archi e uno ad arco singolo. Il portico settentrionale terminava nell’Aula del Colosso, un ambiente ricchissimo di opere, che doveva ospitare la statua colossale dedicata al Genio di Augusto, i cui giganteschi resti sono oggi presso le Terme di Diocleziano. Dopo la morte di Augusto furono aggiunti ai piedi delle scalinate due archi monumentali, dedicati a Germanico e a Druso Minore, della famiglia Iulia.

Nel frontone era rappresentata una scena sacra: al centro Marte appoggiato ad una lancia, alla sua destra Venere ed Eros, seguiti da Romolo in atto di prendere gli auspici, alla sua sinistra la Dea Fortuna, seguita dalla Dea Roma armata. Alle estremità erano rappresentate le personificazioni del Palatino e del Tevere.

Il Foro o Tempio della Pace

Il Foro o Tempio della Pace,* come accennato nella Storica *di questo articolo sezione, è uno dei Fori Imperiali di Roma, il terzo in ordine cronologico, considerato dai contemporanei come una delle meraviglie del mondo e fatto costruire da Vespasiano nel 75 d.C.

Esso venne ideato come l’ennesima grande piazza, separata dal Foro di Augusto e da quello di Cesare dalla via dell’Argileto, che metteva in comunicazione il Foro Romano con la via Suburra, e più spostata in direzione del Colosseo. Inizialmente separato dal Foro di Cesare e da quello di Augusto, venne successivamente collegato a questi ultimi grazie alla costruzione del Foro di Nerva.

Fu concepito come un vasto quadrilatero circondato da portici, con il tempio inserito nel portico del lato di fondo. L’area aveva una superficie di 135 m. x 100. Non fu considerato in origine come uno dei Fori Imperiali, se non in epoca tarda, citato ,appunto, come Foro della Pace, conosciuto in precedenza con il nome di Tempio della Pace.

La zona centrale non era però lastricata come una piazza, ma decorata con siepi, alberi e piante, con vasche d’acqua, erme e statue, vialetti e panchine, come i giardini dei ricchi Horti romani.

La struttura nacque per onorare la conquista di Gerusalemme da parte di Tito Vespasiano. In seguito ad un incendio il complesso venne ricostruito almeno in parte in epoca severiana agli inizi del III secolo d.c.

Forma Urbis Severiana

Il nucleo principale dei resti del Foro della Pace è accostato alla Basilica di Massenzio, giunto finora a noi perché inglobato dalla chiesa dei Santi Cosma e Damiano e, tradotto dal latino significa Pianta Marmorea Severiana.

E’ situato nel primo ambiente inglobato, di cui resta la parete sud-occidentale alta 18 m. x 13, su cui è incisa la mappa di Roma, versione monumentale di documenti catastali del tempo depositati negli archivi della Prefettura, collocata nel Foro da Settimio Severo nel 211.

I frammenti delle lastre, in tutto 151 divise per 11 filari, sono stati rinvenuti a partire dal 1562 e attualmente si trovano al Museo della Civiltà Romana in attesa di essere definitivamente ricomposti in una sede appropriata. Nonostante si sia conservata molto parzialmente, la Forma Urbis costituisce il documento più importante per la conoscenza della topografia dell’antica Roma.

Il Foro di Nerva

Come accennato nella sezione Storica di questo articolo, nel 98 d.C. venne fatto erigere il quarto Foro Imperiale, quello di Nerva, noto anche come Foro Transitorio per la funzione di transito tra i Fori.

L’idea del Foro fu in realtà di Domiziano, al quale subentrò Nerva in seguito al suo assassinio in una congiura. Domiziano decise di unificare i Fori precedenti facendo costruire una piazza monumentale, nell’area irregolare rimasta libera tra il Tempio della Pace e i Fori di Cesare e di Augusto, sul sito dell*’Argiletum*, antico quartiere di età repubblicana diviso in due settori. Lo spazio rimanente fu utilizzato per un ampio ingresso monumentale, la *Porticus Absidata*.

La zona in cui venne costruito era quella in cui precedentemente sorgeva il Macellum, (mercato alimentare) di epoca repubblicana, distrutto nell’incendio del 64, e una serie di strutture abitative. Vi sono state inoltre rinvenute, precedenti al quartiere repubblicano, due tombe ad incinerazione datate al IX-VIII secolo a.C.

La pianta della struttura fu condizionata dal poco spazio disponibile tra i complessi precedenti: la piazza era infatti stretta e allungata (120 x 45 m). Per la stessa ragione, non fu possibile erigere i portici laterali: i muri perimetrali furono decorati da un ordine di colonne collocate a brevissima distanza dal muro di fondo. Il fregio, decorazione tipica dell’epoca, riporta la raffigurazione del mito di Aracne e altre scene di incerta interpretazione, comunque da ricondurre alla figura di Minerva.

Al di sopra delle colonne segue un attico decorato con rilievi che raffigurano probabilmente le personificazioni delle province romane. Nella struttura è presente inoltre un pannello in mosaico con una figura maschile itifallica che nuota, affiancata ad un grande animale marino, altri frammenti di pannelli a mosaico con motivi geometrici e vegetali, nonché una serie di tombini per il deflusso dell’acqua, forse per un piccolo edificio termale.

Lungo il settore sinistro, infine, sono emerse strutture a cui si accedeva per mezzo di scale, lungo le quali si aprivano piccoli ambienti, alcuni con pavimentazione a mosaico, molto ristretti; i lucernari, le cancellate in ferro con chiusura per le porte e nicchie nelle pareti per giacigli lignei li hanno rivelati come Ergastula, l’alloggio degli schiavi addetti alle domus.

Il Tempio di Minerva

Il Tempio di Minerva, divinità cara a Domiziano, coronava il lato breve del Foro di Nerva e si ergeva su un alto podio, presentando sulla facciata sei colonne e tre sulla parte anteriore dei lati. Il retro era nascosto alla vista da due ali di muro, che nascondevano l’alto muro del Foro di Augusto e il passaggio verso la Porticus Absidata.

La struttura restò intatta fino alla sua distruzione nel 1606, eseguita per ordine di Paolo V per riutilizzarne i materiali: vennero prese o distrutte le cinquanta colonne che decoravano il muro perimetrale sui lati lunghi, delle quali ne restarono solo due, che assunsero il nome popolare di Colonnacce. Altre parti vennero riciclate per la cappella Borghese in Santa Maria Maggiore e per chiese varie.

Ne resta il fondo della costruzione, poggiata sulle mura serviane, con le due enormi colonne, la decorazione del fregio con scene di lavori femminili, dove la Dea era patrona, e il mito di Aracne, trasformata in ragno da Minerva in competizione con la Dea nell’arte della tessitura. Sull’attico si conserva l’altorilievo di Minerva, con testa coperta da un elmo e uno scudo sorretto dalla sinistra. In basso restano scarsi resti del grande podio.

Nel Museo dei Fori Imperiali è esposto un frammento del fregio, con bucrani e strumenti sacrificali, intagliato su lastre applicate ai blocchi della trabeazione. Sul lato frontale, come si vede dai disegni precedenti alla demolizione seicentesca, fregio e architrave erano invece occupati dall’iscrizione dedicatoria. Il fregio da solo dà l’idea dell’imponenza e della bellezza del tempio.

Il Foro di Traiano

Come accennato nella sezione Storica di questo articolo, tra il 112 e il 113 d.C. venne eretto il quinto e ultimo Foro Imperiale, quello di Traiano. Esso era disposto parallelamente al Foro di Cesare (a nord-ovest di questo) e perpendicolare al Foro di Augusto.

Misurava complessivamente 300 m di lunghezza e 185 di larghezza. La sua piazza porticata fu la più grande mai costruita: un rettangolo di 120 m. x 60, mentre la Basilica Ulpia, edificata l’anno seguente, copriva uno spazio di 120 metri per 90. Era dotato inoltre di un cortile porticato con la famosa Colonna Traiana e le due biblioteche.

Il Foro aveva come nucleo centrale un’ampia piazza rettangolare, con portici sui due lati e una grande statua equestre di Traiano, chiusa sul fondo dalla Basilica Ulpia e pavimentata con lastre rettangolari di marmo bianco. Un’altra statua era situata in cima alla Colonna Traiana, ambedue sono andate perdute.

Sul lato del Foro di Augusto la piazza era chiusa da una struttura con due ali oblique, con colonne in marmo giallo antico e con fregio di amorini che versano da bere a grifoni. E’ probabile che la struttura fosse sormontata da un attico con Daci.

Vennero infine rinvenute altre statue in diverse parti del Foro: tre grandi sculture acefale nel pregiato marmo tasio, cioè un guerriero (unico pezzo pertinente al Foro esposto nel Museo dei Fori Imperiali), un togato e un personaggio seduto, personaggi di rango imperiale. Sulla facciata verso la piazza, si trovava invece un attico con sculture di Daci prigionieri, alternati a scudi ornati da teste ritratto: tra queste ci sono giunte quella di Agrippina Minore e quella di Nerva.

Le attività principali nel foro furono di svolgimenti di uffici giudiziari, amministrativi e legislativi, Sappiamo che vi vennero promulgate numerose leggi, che vi si tenevano i processi giudiziari, ma anche che fu sede di cerimonie pubbliche: vi vennero pubblicamente bruciati i documenti di archivio dei debiti verso il fisco condonati da Adriano.

La Basilica Ulpia

Così chiamata perché l’imperatore faceva parte della gens Ulpia, la Basilica si affacciava sulla piazza con un rialzo di gradini. Lo spazio interno era caratterizzato da cinque navate da quattro file di colonne di granito. Alle due estremità del grande rettangolo vi erano due esedre (incavi semicircolari) chiuse da colonne, simili a quelle situate a metà dei portici laterali.

Le navate laterali erano coperte da volte in laterizio, mentre la navata centrale, sopraelevata, in modo da permettere l’apertura di finestre che dessero luce all’interno, doveva essere coperta da un tetto a capriata lignea.

La decorazione era ricchissima, come si evince dai lussuosi pavimenti di marmi colorati e dai fregi marmorei scolpiti. Si tratta probabilmente di uno dei più grandi edifici coperti mai costruiti nell’antichità, di certo la più grande basilica di Roma.

Della basilica è giunta fino a noi solo l’area centrale dell’edificio. Sono anche visibili, in parte ricostruiti, i gradini della facciata del portico, con alcuni fusti rialzati sul posto, blocchi di peperino del muro di fondo dei portici e delle esedre e parte della pavimentazione, nonché i resti della biblioteca occidentale, visibili al di sotto di una soletta in cemento che sostiene i giardini lungo via dei Fori Imperiali.

Le Biblioteche

Alle spalle della Basilica si ergevano due ampie sale, ai lati del cortile, ornate da due ordini di colonne con nicchie issate su alcuni gradini, e nel fondo un’edicola con frontone e con una statua.

Trattasi delle biblioteche in cui erano conservati, all’epoca di Aureliano, i libri lintei (insieme di scritti dell’annalistica romana redatti su lino) e che dovevano forse ospitare i decreti dei pretori. I pavimenti erano a grandi lastre in granito grigio, con fasce in marmo giallo antico.

Nello stretto cortile tra le due biblioteche, chiuso dal muro di fondo della Basilica e fiancheggiato dai portici con fusti in marmo che precedevano la facciata dei due ambienti, si trovava la Colonna Traiana, l’unico elemento giunto pressoché intatto del complesso del Foro.

La Colonna Traiana

Come menzionato nel paragrafo precedente, la Colonna Traiana è l’unico elemento della struttura del Foro ad essersi conservato quasi intatto. Costruita in blocchi di marmo di Carrara, la Colonna è alta complessivamente 40 metri circa, il solo fusto è alto 29,78 m. e sulla sommità, raggiungibile da una scala interna, era collocata la statua in bronzo dorato dell’imperatore, oggi sostituita da quella di San Pietro.

La Colonna isolata era un’antica forma di celebrazione di grandi personaggi, di cui nessun esempio precedente è però giunto fino a noi. L’autore è sconosciuto, nonostante se ne riconosca il valore artistico, evidente anche nei fregi inseriti nell’arco di Costantino.

La striscia figurata, dai margini rilevati e irregolari, sembra riprodurre un rotolo scrittorio, simile a quelli conservati nelle biblioteche adiacenti. Una sorta di nastro lungo 200 m., interamente coperto di rilievi, che dobbiamo immaginare dipinti e integrati con elementi e fregi metallici.

Come tutte le statue e i bassorilievi romani, era dipinta a colori vivaci, di cui restano poche tracce, ed illustrava, in una convessa spirale, le campagne dell’imperatore, che compare una sessantina di volte, in Dacia.

Consacrata, protetta dai papi, la Colonna venne copiata da numerosi artisti che nel Rinascimento si facevano calare con ceste dalla sommità lungo il fusto, per copiare i rilievi e trarne ispirazione per le loro opere.

I Mercati di Traiano

Come accennato nella versione Storica di questo articolo, i Mercati di Traiano, erano un complesso di edifici costruiti in laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni), in cui erano inseriti ambienti con piante diverse, disposti in maniera distinta, sui sei livelli che costituivano il monumento.

Questa disposizione consentiva il passaggio dall’articolazione curvilinea del Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante. I Mercati erano destinati ad attività amministrative collegate ai Fori Imperiali, ma soprattutto ad ampie attività commerciali, nelle numerose taverne ai lati delle vie interne.

I lavori per la sua costruzione ebbero inizio, per opera di Apollodoro di Damasco, tra il 94 ed il 95 d.c. durante l’impero di Domiziano. L’inaugurazione dei Mercati avvenne tra il 112 e il 113 d.c., contemporaneamente al Foro di Traiano, per occupare e sostenere il taglio delle pendici del colle Quirinale. Essi sono separati dal Foro da una strada basolata.

Le aree edificate su sei livelli, sono collegate prevalentemente da scale, il cui uso ha fatto pensare a molti che l’utilizzo dei Mercati non fosse propriamente commerciale, per la difficoltà di carico e scarico merci mediante carri.

Esistevano tre livelli nella zona superiore del complesso, dove la Grande Aula e il Corpo Centrale, con taverne al livello della via e altri tre piani di ambienti interni, probabilmente uffici, destinati al funzionario preposto al vicino Foro, il procurator Fori Divi, si snodavano tra la via Biberatica (da bibier, bevanda) e l’area retrostante (oggi Giardino della Torre delle Milizie).

Si avevano infine tre livelli nella zona inferiore, dove il Grande e il Piccolo Emiciclo, articolati su tre piani, degradano verso il piano del Foro, dal quale sono divisi per mezzo di un altro percorso basolato. Pare infine che i vani del Grande Emiciclo potessero essere addirittura serviti come casse di sicurezza dei senatori.

Come verrà approfondito nella sezione Curiosità, dall’autunno del 2007 venne inaugurato il Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano.

La Via dei Fori Imperiali

Nonostante non si tratti di un edificio o di un monumento dei Fori Imperiali, considerato l’impatto che la costruzione di tale strada ha avuto su questi ultimi, ci sembra appropriato dedicarle un approfondimento a parte.

Come accennato in precedenza, l’obiettivo dello spoglio e dei lavori di “pulizia” dei Fori dalle vecchie strutture, durante il medioevo, il rinascimento e non solo, venne ripreso in età moderna con il fine di realizzare un progetto che prevedeva l’apertura di una strada tra piazza Venezia e il Colosseo, quindi sul tracciato dell’attuale Via dei Fori Imperiali.

Una massiccia operazione di rimozione dell’intero quartiere venne effettuato tra il 1924 ed il 1932 per l’apertura di “Via dell’Impero”. In questa occasione furono distrutti, oltre alla collina Velia, decine di migliaia di metri cubi di antichità romane e fu rasa al suolo un’intera zona cinquecentesca con le sue chiese, i suoi palazzi ed orti, come accadde per il quartiere Alessandrino, voluto dal dal cardinale Michele Bonelli, nativo di Alessandria.

La mattina del 9 aprile 1932 Mussolini a cavallo tagliò il nastro inaugurale: fece seguito una massiccia sfilata di mutilati della Grande Guerra come ideale ricongiungimento dell’abnegazione patriottica moderna con il ricordo della potenza antica.

Dopo il 1945 la “Via dell’Impero” fu suddivisa e rinominata via dei Fori Imperiali nel primo tratto, poi piazza del Colosseo, via di S.Gregorio (dall’Arco di Costantino fino al Circo Massimo) ed infine via delle Terme di Caracalla.

Tra il 1932 ed il 1933 vennero posizionate lungo questa via quattro statue in bronzo (perfette riproduzioni degli originali, in marmo, conservati alcune in Campidoglio ed altre in Vaticano) di quattro Imperatori Romani, poste dinanzi ai corrispettivi Fori: Cesare (la prima ad essere stata collocata, come approfondito nella sezione Curiosità), Traiano, Ottaviano Augusto e Nerva.

Curiosità sui Fori Imperiali

L’inaugurazione fascista e la “Pasquinata”

Come menzionato nella sezione precedente, poiché nel ‘900 Roma divenne il simbolo dell’Italia completata e moderna e il fascismo si dichiarava erede della Roma imperiale, Mussolini mise in atto una massiccia operazione di rimozione dell’intero quartiere per la realizzazione della Via dei Fori Imperiali.

Per portare a termine questa impresa nei tempi folli previsti dal dittatore, 16 mesi (dal luglio 1931 al 28 ottobre 1932), perché doveva essere pronta per il decennale della “Marcia su Roma”, la concentrazione delle forze fu imponente: 1.500 gli operai lavorarono in condizioni terribili.

Abbiamo anche visto come, in seguito all’inaugurazione della nuova Via, nel 1932 si iniziò a collocare le quattro statue in bronzo degli imperatori che commissionarono i Fori: Cesare, Ottaviano, Augusto e Nerva.

La prima statua ad essere posizionata fu quella di Cesare, e l’inaugurazione avvenne alla presenza di Mussolini e di altre autorità. Ciò che però non viene dichiarato apertamente, è che si narra che l’evento fu oggetto di una “pasquinata”.

Si tratta cioè di una beffa satirica con la quale il popolo esprimeva, non senza un certo spirito di sfida, l’avversione il malumore popolare nei confronti del potere. In questo caso specifico, poiché il popolo romano moriva di fame a causa della dittatura, venne appeso al colle della statua uno sfilatino, che era la forma di un tipico pane romano, con la scritta in dialetto (qui tradotta): “Cesare, tu che hai lo stomaco di ferro, mangia questo pane dell’impero”.

Da Mercati di Traiano a Museo dei Fori Imperiali

I Mercati di Traiano, descritti precedentemente in quest’articolo, ora sono anche sede del Museo dei Fori Imperiali, il quale fa parte del sistema dei Musei in Comune, i musei civici di Roma Capitale.

Dal 1985 ad oggi, nei depositi formatisi nell’area forense dopo gli scavi del Novecento, sono stati documentati in vario modo oltre 40.000 frammenti, che sono quindi stati oggetto di una campagna di documentazione grafica e di attività di restauro conservativo.

Inaugurato nell’autunno 2007, il Museo ospita le architetture antiche dei Fori Imperiali e la loro decorazione architettonica e scultorea. Il complesso occupa sia l’edificio principale, noto come Mercati di Traiano (trattati in precedenza), che l’area archeologica all’aperto che un tempo costituiva una parte della struttura urbana della Roma imperiale.

Il Museo contiene ricomposizioni di parti di edifici antichi, realizzate con frammenti originali, per dare al visitatore la percezione dello stato originario delle costruzioni e delle opere, in particolare della loro tridimensionalità e della potenza dell’aspetto figurativo, strumento della propaganda imperiale.

Nel percorso si intrecciano diversi “itinerari”. Il progetto del Museo venne infatti pensato anche come progetto di comunicazione: l’architettura dei Fori nell’architettura dei Mercati, la storia della città nella storia di un suo “quartiere”.

La visita ha inizio nella Grande Aula con l’introduzione all’area dei Fori Imperiali, ciascuno dei quali è rappresentato da un elemento emblematico. Il livello superiore di questo ambiente è dedicato al Foro di Cesare e al tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto. Sullo stesso piano l’esposizione prosegue con il Corpo Centrale, sezione dedicata al Foro di Augusto, che si presentava come modello dei Fori delle capitali provinciali romane.

Gli ambienti della parte superiore che ospitano il museo hanno goduto, circa un decennio fa, di considerevoli restauri strutturali e conservativi. L’ultima sezione invece, ospitata negli ambienti delle “Aule di testata”, riguarderebbe il Foro di Traiano, a diretto contatto con i resti antichi, in seguito ai dovuti lavori.

Il museo si avvale di un sistema di comunicazione mista, con video pannelli nei quali si mescolano sapientemente tecniche di rappresentazione tradizionali per ricostruzioni grafiche di vario tipo, con l’uso di nuove tecnologie e volumetrie tridimensionali.

Il Tempio del Divo Traiano

Il Tempio in questione non è stato volutamente inserito nella sezione di questo articolo dedicata agli *Edifici e ai Monumenti,* in quanto, curiosamente, non si conosce tuttavia il suo aspetto o la sua collocazione.

Si ritiene che all’imperatore Traiano, divinizzato dal Senato, e a sua moglie Plotina, anch’essa divinizzata, venne dedicato un tempio, aggiunto alla piazza del foro da Adriano tra il 125 e il 138. Della struttura ci resta solo l’iscrizione dedicatoria, conservata ai Musei Vaticani.

La teoria più accreditata lo ubicata a nord della Colonna, ma gli scavi sotterranei e gli studi effettuati non hanno ancora hanno evidenziato la minima traccia delle fondamenta. Si pensa allora che sia necessario cercare altrove l’edificio e il suo monumentale ingresso. Secondo una nuova ipotesi, quest’ultimo andrebbe ricercato sul lato opposto a quello ipotizzato, oltre il cortile della Colonna. La questione attende una soluzione dagli scavi in corso.

Una curiosa leggenda dell’epoca, sosteneva che il tempio includesse anche la Colonna solitaria, e che quest’ultima fosse l’unica parte del complesso ad essere sopravvissuta grazie a papa Gregorio Magno (590-604). Pare che quest’ultimo, colpito da una scena in cui si vedeva Traiano aiutare una donna il cui figlio era stato ucciso, pregò per la salvezza dell’anima dell’imperatore. Dio concesse infine la grazia al papa, ma lo ammonì per aver pregato per un pagano, fatto inaccettabile.

Un Ulteriore mito narrrava inoltre, che al momento dell’esumazione delle ceneri, la lingua di Traiano, ancora intatta, avesse raccontato di come la sua anima fosse stata salvata dall’inferno tramite la preghiera di Gregorio Magno. Questo avrebbe permesso alla terra del foro di essere dichiarata sacra e la colonna risparmiata.

La maestosa Tomba di Traiano

Nella sezione di questo articolo dedicata agli Edifici e Monumenti dei Fori Imperiali, abbiamo descritto l’imponente Colonna di Traiano, alla quale si è deciso di dedicare una sezione a parte grazie alla peculiarità e alla funzionalità delle sue caratteristiche.

Si tratta, per esempio, del primo caso di colonna coclide (con scala a chiocciola interna) figurata, che servirà poi come modello per altri monumenti, tra cui la Colonna Antonina di piazza Colonna, sempre a Roma.

E’ noto che spesso i Romani usassero colonne singole e non collegate per adornare i viali più importanti, con sopra bronzi dorati, rappresentanti un simbolo o una divinità. Ma niente, né le colonne decorative, né quelle celebrative, ricorda le inaudite dimensioni e la decorazione del fusto della colonna traiana.

L’esecuzione di una colonna con un fascio figurato di rilievi è, infatti, senza precedenti. Il nastro dell’opera contiene oltre 2500 figure e 155 scene delle varie fasi della campagna dell’imperatore in Dacia. La fascia ha un’altezza che aumenta dal basso verso l’alto cosicché le immagini superiori sono più grandi di quelle inferiori perché per la maggior distanza risultino proporzionate.

Si è scoperto inoltre che era anche possibile comprendere la narrazione senza girare intorno alla colonna per seguire l’intero racconto: bastava semplicemente seguire le scene secondo un ordine verticale, dato che la loro sovrapposizione nelle diverse spire sembrava seguire strategicamente una logica coerente.

Traiano compare circa sessanta volte, in azioni militari e mentre arringa i soldati, oppure mentre presenzia i sacrifici o riceve l’omaggio dei nemici vinti. Il suo atteggiamento è quello dell’uomo investito del comando, mai quello dell’imperatore dotato di potere e natura divini, quale sarà in seguito nell’iconografia imperiale romana. Egli non è mai raffigurato in una posa di esaltazione o di adulazione.

I temi ricorrenti della narrazione erano quelli tipici delle pitture trionfali: la partenza, la costruzione di strade e fortificazioni, le cerimonie religiose, il discorso alle truppe, l’assedio, la battaglia, la sottomissione dei nemici vinti e i bottini conquistati, di beni, di opere d’arte e di schiavi. Spesso queste scene mettevano in evidenza la crudeltà e il saccheggio dei vincitori, autentici documenti della distruzione di un popolo.

Questa grande opera, omaggiata da molti, Bernini per esempio si riferiva ad essa come “alla fonte da cui tutti i grandi uomini avevano tratto la forza e la grandezza del loro disegno”, venne salvata dal l’iconoclastia dei papi solo perché consacrata a una scadente statua di San Pietro, che sostituì la vera statua del grande Traiano.

Alla luce di quanto esposto sino ad ora, non sorprende che tale monumento sia stato eletto per uno scopo estremamente solenne. Contemporaneamente ad una Colonna maestosa, l’opera era infatti anche il mausoleo che raccoglieva le ceneri dei due amati imperatori: Traiano e Plotina, colei che determinò l’erede al trono di Traiano, e cioè Adriano.

La fondazione del Tempio di Marte Ultore e la morte di Cesare

Come accennato in precedenza, il tempio dedicato a Marte Ultore, cioè il Vendicatore, “Colui che dalla sconfitta risolleva”, fu costruito da Augusto in memoria della vittoria di Filippi, nel 42 a.c. per vendicare la morte di suo zio Giulio Cesare. L’assassinio di quest’ultimo fu un evento di grande impatto nella Storia romana e non solo.

Il 15 Marzo del 44 a.C. venne assassinato Caio Giulio Cesare. La congiura contro quest’ultimo era composta da un’ottantina di senatori ed era guidata da Cassio e Marco Giunio Bruto, figlioccio del dittatore perpetuo. I cosiddetti Cesaricidi erano un gruppo eterogeneo di persone: fedelissimi pompeiani graziati al termine della guerra civile, repubblicani, idealisti, ma anche approfittatori e delusi.

Si narra che Cesare fu avvisato della pericolosità delle idi (giorni con cui si indicavano la metà del mese) di Marzo. Segni del cielo e presagi che il nobile dittatore non avrebbe ascoltato, sottostimando il malcontento di alcuni senatori e di molti suoi adulatori. Molti dei Cesaricidi credevano che attraverso il loro gesto avrebbero restaurato le glorie della vecchia repubblica e impedito che si concentrasse il potere su un unico individuo.

Lo storico Svetonio racconta che i congiurati lo circondarono con il pretesto di rendergli onore e subito il politico Cimbro Tillio, che si era assunto l’incarico di dare il segnale, gli si avvicinò, come per chiedergli un favore. Cesare però si rifiutò di ascoltarlo e con un gesto gli fece capire di rimandare la questione; allora l’aggressore gli afferrò la toga alle spalle e mentre Cesare gridava: “Ma questa è violenza bell’e buona!” Casca, uno degli assassini, lo colpì poco sotto la gola.

Cesare, afferrato il braccio di Casca, lo colpì con lo stilo, poi tentò di buttarsi in avanti, ma fu fermato da un’altra ferita. Quando si accorse di essere circondato, si avvolse la toga attorno al capo e con la sinistra ne fece scivolare l’orlo fino alle ginocchia, per morire più decorosamente, con anche la parte inferiore del corpo coperta.

Così fu trafitto da ventitré pugnalate, e secondo alcuni avrebbe gridato a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui, la famosissima frase: “Anche tu, figlio mio?”. Dopo l’omicidio si dice che rimase lì per un po’ di tempo, privo di vita, mentre tutti fuggivano, finché venne caricato su una lettiga e portato a casa da tre schiavi.

Le conseguenze dopo la morte di Cesare furono che coloro che pensavano di ristabilire il governo democratico della città andarono incontro ad una grande delusione. Infatti si dice che il popolo pianse l’imperatore e che quasi volesse scannare i Cesaricidi.

Il secondo effetto fu che si aprì una stagione di guerre civili, ancora più sanguinose e violente della precedente, che si sarebbe conclusa con l’ascesa del giovane Cesare Ottaviano, nipote di Cesare e futuro fondatore del Principato, nonché fondatore del secondo Foro e del tempio in questione.

I Fori Imperiali e il Foro Romano

Spesso si pensa erroneamente che i Fori Imperiali e il Foro Romano siano parte di un unico complesso e che siano sinonimi, ma si tratta di una deduzione incorretta. I Fori Imperiali sono in realtà, come accennato nella sezione Introduttiva di questo articolo, una successione di estensioni del Foro Romano, il quale non era più sufficiente nella gestione della Repubblica Romana.

I Fori Imperiali avevano un’organizzazione degli spazi più logica e omogenea rispetto al Foro romano, mentre riprendevano all’incirca le stesse funzioni. Una grande innovazione, con i Fori, è stata la separazione di queste ultime da quelle puramente economiche o commerciali, che attiravano ambienti diversi e meno desiderabili in aree che pretendevano di essere solenni o sacre.

L’antico Foro Romano era antiquato e caotico rispetto a questi nuovi edifici, più organizzati e moderni, ma comunque spettacolare e maestoso. Era conosciuto nell’antica Roma come Forum Magnum, punto d’incontro dei cittadini e centro nevralgico dell’intera civiltà romana. Gli abitanti vi si recavano per partecipare agli affari amministrativi, politici, economici e religiosi che riguardavano la comunità.

Era anch’esso ricco di maestosi edifici, opere e monumenti di diversa epoca della storia romana, nonché collegato alle origini mitologiche della città eterna. Dopo più di un millennio di esercizio praticamente ininterrotto, ciò che rimane oggi del Foro Romano può essere visitato nella zona archeologica che comprende anche il Palatino e il Colosseo.

Consigli utili

  • La Via dei Fori Imperiali è sempre aperta al pubblico e di libero accesso, a differenza del Foro e del Colosseo.
  • Per poter ammirare in maniera esaustiva I Fori, ti consigliamo la prenotazione di una visita guidata.
  • E’ consigliabile visitare i Fori Imperiali anche nelle ore serali, per godere della suggestiva illuminazione appositamente creata.
  • Per visitare i Fori si consiglia di considerare un range di tempo di almeno due o tre ore.
  • E’ consigliabile considerare almeno un paio d’ore per visitare il Foro Romano. Le visite guidate sono sempre una buona idea, per approfittare al massimo della visita.
  • La visita del Museo dei Fori Imperiali è consigliata. In questo caso si dovrà acquistare un biglietto, preferibilmente online, per evitare cole. Anche in questo caso si può ricorrere alla prenotazione di una visita guidata.
  • Solitamente i visitatori del Museo dei Fori Imperiali possono trattenersi nella struttura a loro discrezione fino a chiusura.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Il Colosseo Romano

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili di Roma. L’entrata è inclusa nel biglietto per il Foro Romano e il Palatino.

Si trova a 750 m a sud dei Fori Imperiali (9 minuti a piedi).

Colle Palatino

E’ di minore importanza rispetto al Foro Romano ma è comunque di grande interesse turistico. Qui si trovano le rovine della residenza imperiale e inoltre offre viste incredibili del Foro Romano e del Circo Massimo. L’entrata è inclusa nel biglietto del Colosseo e del Foro Romano.

L’entrata al Palatino si trova a 1,2 km a sud dei Fori Imperiali (15 minuti a piedi).

Arco di Constantino

E’ l’ Arco di Trionfo che si presenta maggiormente conservato tra i tre che esistono ancora a Roma. Venne costruito per commemorare la vittoria di Costantino I nella battaglia del Ponte Milvio nel secolo IV.

Si trova a 900 m a sud-est dei Fori Imperiali (11 minuti a piedi).

Foro Romano

Si tratta della zona in cui si concentrava la vita sociale, politica, religiosa e culturale dell’antica Roma. Era il centro dell’Impero e le rovine presenti sono immensamente interessanti. E’ una visita obbligatoria e l’accesso è incluso nel biglietto del Colosseo.

L’entrata al Foro Romano si trova accanto ai Fori Imperiali, 40 m.

Piazza Venezia

La Piazza Venezia con l’Altare della Patria è una delle icone di Roma. E’ situata ai piedi del colle Campidoglio, dove si intersecano cinque delle vie più importanti della città. Ottenne il suo nome per il Palazzo Venezia, che si trova vicino e che venne utilizzato come ambasciata della repubblica di Venezia a Roma.

Si trova a 300 m a nord-ovest dei Fori Imperiali, nel lato estremo della Via dei Fori Imperiali (4 minuti a piedi).

Circo Massimo

Si tratta dello stadio sportivo più grande della storia. La maggior parte della struttura si trova ancora sotto terra, però si può visitare una parte delle rovine. Durante la visita è anche possibile sperimentare, mediante realtà virtuale, come erano le strade nell’antica Roma.

L’entrata al Circo Massimo si trova a 1,1 km a sud dei Fori Imperiali (14 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a 950 m ad ovest dei Fori Imperiali (13 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus si trova a 1,2 km a sud-est dei Fori Imperiali (15 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

A pochi minuti a piedi dal Colosseo si trova la Basilica di San Clemente. Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 1,4 km a sud-est dei Fori Imperiali (17 minuti a piedi).