Roma
Gabriella Clare Marino Jeremy Vandel

Il Pantheon di Roma

Quest’opera è, nell'itinerario di qualsiasi turista che arrivi nella Città Eterna, uno dei monumenti più iconici e imperdibili. Rappresenta una delle poche costruzioni romane ancora perfettamente intatte che racchiude secoli di storia, arte, cultura e fine ingegneria edilizia.

Le origini e la funzione di questo maestoso monumento si possono dedurre dal significato del suo nome. In greco antico Pántheon significa “tempio di tutti gli dei”, mentre in latino classico viene denominato Pantheum.

Si tratta di un edificio della Roma antica situato nel rione Pigna, nel cuore del centro storico, che venne costruito come tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future. Quest’opera è giunta a noi quasi completamente intatta.

Breve storia del Pantheon romano

Periodo repubblicano (509 - 27 a.C.)

Venne fondato nel 27 a.C. dell’arpinate Marco Vipsiano Agrippa, genero di Augusto, il cui nome è riportato nell’iscrizione della facciata. Il suo intento era quello di erigere un tempio dedicato a tutte le divinità, così affidò la costruzione dell’opera a Lucio Cocceio Aucto, noto architetto e ingegnere romano.

Si narra che il monumento venne inizialmente fatto costruire a spese dello stesso Agrippa e su un’area di sua proprietà, accanto alla basilica di Nettuno. La prima versione del tempio includeva una base rettangolare, con una cella (la parte più interna della struttura) disposta trasversalmente ed era costruita in blocchi rivestiti di marmo e orientata verso sud. Era inoltre preceduto da un pronao (spazio davanti alla cella preceduto da colonne).

Davanti a esso compariva un’area scoperta circolare, una sorta di piazza che divideva il tempio dalla basilica di Nettuno. Essa era recintata da un muretto con pavimento in lastre di travertino. Sopra queste ultime ne vennero poi posate altre di marmo, forse durante il restauro domizianeo.

Molte delle informazioni che abbiamo su questa prima versione del tempio, derivano da Plinio il vecchio, scrittore, filosofo e governatore, che vide di persona la struttura e trascrisse le sue percezioni nell’opera Naturalis Historia (Storia Naturale).

Come accennato al principio, pare che l’intenzione di Agrippa fosse quello di creare un luogo di culto dinastico, dedicato alle sette divinità planetarie e, in particolare, agli dei Marte e Venere, protettori della Gens Iulia (che comprendeva tra i personaggi più influenti della Storia). Sembra che, inoltre, volesse collocare all’interno una statua di Ottaviano Augusto, da cui l’edificio avrebbe derivato il nome.

Essendosi l’imperatore opposto ad entrambe le proposte, Agrippa fece costruire all’interno una statua del Divo Giulio, (ossia di Cesare divinizzato) e, all’esterno, nel pronao, una di Ottaviano e una di sé stesso, in memoria della loro amicizia e della propria devozione per il bene pubblico.

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

In una seconda fase, il Pantheon fu fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 120 e il 124 d.C., dopo che gli incendi dell'80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di età augustea e in seguito ai tentativi di restauro di Domiziano e Traiano. Rispetto all’edificio anteriore vennero effettuate delle modifiche.

Pare che la nuova versione del tempio sia attribuibile all’architetto Apollodoro di Damasco. È anche plausibile, basandosi sulle tempistiche e particolarità della costruzione, che l’edificazione abbia avuto inizio con Traiano, continuata dopo la sua morte da Adriano, interrotta per qualche tempo, e infine completata con alcune variazioni al progetto iniziale.

La struttura del Pantheon voluto da Adriano è di forma circolare, unita ad un portico in colonne corinzie (otto frontali e due gruppi di quattro in seconda e terza fila) che sorreggono un frontone triangolare. Nonostante la sua ricostruzione, fu riportata l’iscrizione originale di dedica dell’edificio (spiegata nella sezione curiosità di questo articolo). Quest’ultimo subì inoltre un’inversione del suo orientamento.

La grande cella circolare, detta rotonda, è cinta da spesse pareti in muratura e da otto grandi piloni su cui è ripartito il peso della caratteristica cupola in calcestruzzo. La cupola emisferica ospita al suo apice un’apertura circolare detta oculo, che permette l’illuminazione dell’ambiente interno. L’altezza dell’edificio calcolata all’oculo è pari al diametro della rotonda, caratteristica che rispecchia i criteri classici di architettura equilibrata e armoniosa.

A quasi due millenni dalla sua costruzione, la cupola del Pantheon è ancora oggi una delle più grandi di tutto il mondo e, nello specifico, la più grande costruita in calcestruzzo non armato. Del diametro di 43 m circa, è decorata all’interno da cinque ordini di ventotto cassettoni, di misura decrescente procedendo verso l’alto.

Epoca medievale (476 - 1492)

Interessante e ricca di avvenimenti è la storia successiva del tempio: dopo alcuni marginali restauri, eseguiti sia dall’imperatore Antonino Pio che, all’inizio del III sec. d.C., da Settimio Severo (come testimonia la poco leggibile iscrizione incisa sulla trabeazione della fronte), il Pantheon cadde in stato di abbandono.

Non bisogna dimenticare che, durante il Medioevo, la forte contrazione demografica fece sì che la popolazione cominciasse ad occupare solo in parte le antiche città romane che si trasformarono in paesaggi di rovine. Venne così favorito il fenomeno del riuso utilitaristico, che si proponeva di risparmiare tempo e lavoro utilizzando elementi già lavorati o costruzioni ancora in piedi: gli edifici antichi, uno per tutti il Foro Romano, diventarono allora vere cave di materiale.

Nel 608, l’imperatore bizantino Foca ne fece dono a papa Bonifacio IV, che lo trasformò nel 609 in chiesa cristiana con il nome di Sancta Maria ad Martyres. Fu il primo caso di un tempio pagano trasposto al culto cristiano. Questo fatto lo rende il solo edificio dell’antica Roma ad essere rimasto praticamente intatto e ininterrottamente in uso (religioso).

In questo modo il Pantheon, superata l’avversione verso i luoghi di culto pagano della prima epoca cristiana, quando i Padri della Chiesa invitavano alla distruzione di tutti i templi, fu trasformato in chiesa cristiana affermando in maniera indelebile la definitiva vittoria del cristianesimo sulle religioni pagane.

Rinascimento (1492 - 1789)

In quanto chiesa consacrata, in questa epoca il Pantheon, e le zone circostanti, hanno dovuto subire l’influenza del volere dei vari papi che si sono susseguiti. Meritano infatti una menzione speciale le vicende della chiesa nei secoli successivi.

Nel 1600 la struttura del Pantheon si arricchisce di due nuovi elementi, voluti per dargli maggiormente sembianze di chiesa; furono eretti così due campanili che vennero poi chiamati in senso dispregiativo “orecchie d’asino”, per la loro forma poco armoniosa.

Alessandro VII nel 1662 fece demolire alcune case addossate alla chiesa, Clemente IX, nel 1668, chiuse il portico con delle cancellate, poi rimosse, mentre Benedetto XIV commissionò restauri nella cella nel 1747. Nel frattempo, a partire già dal XV secolo il Pantheon fu adornato con varie pitture e con collezioni di busti onorari di uomini famosi che poi Pio VII fece rimuovere e trasportare al Campidoglio.

Ma è sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini che il Pantheon subì un nuovo evidente oltraggio: nel 1625 volendo Urbano VIII elevare un baldacchino di bronzo sull’altare principale della Basilica di San Pietro, ordinò che si togliesse tale materiale delle travi del pronao del Pantheon, che venne così fuso. Una parte del bronzo fu anche destinata alla creazione di 80 cannoni per la roccaforte papale di Castel Sant’Angelo. Dall’episodio ebbe origine il celebre detto “Ciò che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini”.

Un’altra informazione degna di nota è che dal Rinascimento in avanti il Pantheon fu usato per seppellire personaggi illustri, come spiegato nella sezione Curiosità. Inoltre andò creandosi e consolidandosi un legame dell’opera con le arti.

Ciò fu confermato già nel 1543, quando venne istituita la Congregazione dei Virtuosi al Pantheon, divenuta poi Pontificia Accademia di Belle Arti, grazie alla quale fino alla fine dell’Ottocento il Pantheon divenne una sorta di galleria d’arte.

Età contemporanea (1789 - attualità)

Ad oggi risulta ancora una chiesa consacrata dove si celebrano le messe e si svolgono numerosissimi matrimoni in uno scenario spettacolare che trasuda secoli di storia. Si può assistere inoltre a speciali celebrazioni, come “La pioggia dei petali di rosa”, che verrà abbondantemente spiegata nella sezione Curiosità.

Proprietà demaniale dello Stato Italiano, dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo ha gestito e nel 2019 ha fatto registrare quasi 9.000.000 di visitatori, risultando il sito museale statale italiano più visitato.

Il Pantheon insomma, uno degli esempi meglio conservati dell’architettura monumentale romana, mantiene ancora oggi la capacità di colpire emotivamente chiunque vi entri, con la sua magnificenza, eleganza ed armonia e permette ancora di avere la sensazione di entrare in un edificio vivo, come nel passato.

Costruzioni e opere del Pantheon

Come accennato, il Pantheon è ricco di maestose strutture e opere. Alcune delle più rilevanti sono state citate nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposte in modo più dettagliato.

Le Fondamenta

Le fondamenta sono realizzate in calcestruzzo e sono profonde quasi cinque metri e spesse circa 7. Con il tempo subirono dei danni causati probabilmente dalla natura paludosa del terreno su cui venne costruita l’opera.

Per questo, in un primo momento, vennere applicati degli anelli di rinforzo e, in un’epoca successiva, vennero inseriti altri elementi architettonici esterni e non previsti inizialmente, allo scopo di scaricare le forze di spinta.

La Rotonda

Si tratta della struttura centrale del Pantheon, prima costruzione architettonica del tempio a livello cronologico. Il suo nome è inevitabilmente connesso alla forma cilindrica che la contraddistingue. Essa inoltre misura 43 m di diametro, esattamente come l’altezza massima della cupola e la parete è spessa 6 m.

L’opera è stata realizzata con una gettata di cemento ed è composta da un muro interno ed uno esterno, il tutto sorretto da 8 pilastri. Fra questi ultimi vi sono 7 archi di scarico inclusi nel muro esterno.

La Cupola

La Cupola del Pantheon è la parte più impressionante dell’opera, nonché la più grande mai costruita in cemento. E’ la dimostrazione del genio degli architetti romani, considerato che si trova ancora oggi intatta.

Esternamente, la prima sezione della cupola non è visibile in quanto coperta dalle 7 cornici che hanno lo scopo di compensare le spinte orizzontali della costruzione. Internamente invece, alla stessa altezza, è ben visibile la curvatura della struttura.

Nel processo di costruzione della Cupola, è stato necessario, date le sue importanti dimensioni, adottare una soluzione tecnica visibile in vari monumenti di epoca imperiale, come nel caso della Basilica di Massenzio, alle terme di Diocleziano: l’alleggerimento del calcestruzzo, accoppiato ad altri materiali.

L’Oculus

All’apice della cupola troviamo una grande apertura detta Oculus, o Occhio. Si tratta di un foro circolare che è l’unica fonte di luce del Pantheon. Ha un diametro di 9 metri dal quale penetra un suggestivo fascio di luce. A questa parte specifica dell’opera sono legate diverse leggende e funzioni, come approfondito nella sezione Curiosità.

Il Pronao e il Portico

Il tempio è preceduto da un pronao (parte anteriore di un qualsiasi edificio simile a un tempio) di derivazione greca, dotato di 16 colonne corinzie che sorreggono il timpano (porzione di muro triangolare racchiusa all’interno della cornice del frontone).

Quest’ultimo, in epoca romana, ospitava un altorilievo in bronzo che rappresentava la battaglia tra i giganti e le amazzoni.

Il portico, anch’esso in stile greco, è alto 34 m e presenta un colonnato frontale a 8 colonne corinzie. Il frontone, che adesso è vuoto, si pensa contenesse un emblema, come un’aquila o una corona in bronzo dorato che simboleggiava Giove.

Infine, il portico fu costruito con marmo bianco e decorato con rilievi che raffiguravano ghirlande, oggetti preziosi e candelabri.

Curiosità sul Pantheon romano

“L’Occhio” del Pantheon romano

L’oculo del Pantheon, detto occhio proprio per la sua posizione, ha un diametro di circa 9 metri, si trova al centro della cupola ed è l’unica finestra di tutto l’edificio. Questo anello aperto nasconde differenti leggende: nel Medioevo, per esempio, si pensava che fosse l’antica sede della pigna di bronzo attualmente collocata nel cortile dei Musei Vaticani.

Un altro mito sostiene che all’interno del Pantheon non piova mai. Questo perché l’oculus crea una corrente d’aria ascensionale che, di fatto, smaterializza le gocce d’acqua piovana. In questo modo la sensazione è che, anche quando la pioggia fuori è battente, all’interno piova meno. In realtà questa percezione è rafforzata dal fatto che i fori di drenaggio sia centrali che laterali sul pavimento impediscono il formarsi di pozzanghere.

Si dice persino che l’oculo venne aperto dal diavolo in fuga dal tempio e che, date le dimensioni, si pensava impossibile fosse stata costruita da mani umane. Non a caso è la seconda cupola in muratura più grande al mondo, dopo quella del Duomo di Firenze del Brunelleschi. Per questo veniva chiamata La cupola del Diavolo.

Il 21 giugno (giorno del solstizio d’estate), esattamente a mezzogiorno, si può assistere ad un fenomeno astrologico-calendariale: il raggio di sole che penetra all’interno del Pantheon attraverso l’oculus proietta un enorme disco di luce sul pavimento. Mentre, il 21 Aprile, la luce colpisce il centro del portale d’accesso. Grazie a questi fenomeni legati alla conformazione dell’oculus, il Pantheon viene definito un tempio solare o astrale.

Il Fossato e la leggenda del mago Baialardo

Il perimetro del Pantheon è percorso da un profondo fossato al quale è legata un’altra celebre leggenda che vede protagonista l’immancabile diavolo e il mago Baialardo.

Questi, dopo aver venduto la sua anima al diavolo, con l’arrivo della fine dei suoi giorni fu colto da un serio ripensamento. Decise quindi di incontrare Satana in persona nei pressi del Pantheon. Dopo un acceso diverbio il mago lanciò all’incredulo diavolo un pugno di noci, rifugiandosi, poi, nell’ex tempio pagano.

L’ira di Satana per quel simile affronto fu tale che per sfogarsi iniziò a correre intorno al Pantheon. Effettuò così tanti giri da scavare un ampio fossato che, ancora oggi, è visibile in tutta la sua profondità.

La pioggia di petali di rosa

Il 15 maggio, giorno della Pentecoste, accade qualcosa di veramente unico all’interno del Pantheon: si può assistere ad una vera e propria pioggia di petali di rosa, un’antica tradizione che regala ai visitatori un’esperienza unica e catartica.

La ricorrenza (nel 50esimo giorno dalla Pasqua) celebrava un tempo la fine del raccolto e nella tradizione cristiana commemora la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli raccolti nel cenacolo.

Al termine della funzione, i vigili del fuoco raggiungono la sommità della cupola del Pantheon (43 metri di altezza) e fanno cadere dal cosiddetto Oculus, largo 9 metri, migliaia di petali di rose rosse.

La “pioggia rossa” è un’usanza ripristinata ufficialmente dal 1995 ma di tradizione millenaria. Bisogna andare molto indietro nel tempo per rintracciare le prime attestazioni dell’uso dei petali di rosa nella tradizione romana, elemento utilizzato in altre occasioni e altamente simbolico.

Bisogna risalire all’epoca classica e al festival di Rosalia o Rosaria. Durante questo evento, solitamente nel mese di maggio, i romani adornavano con petali di rose e di violette le tombe dei loro cari defunti, le ghirlande militari, gli altari e le statue degli dei.

Petali di rosa rossi venivano utilizzati anche dai primi cristiani per ricordare il sangue versato da Cristo in croce per la redenzione dell’umanità. È in questa usanza quindi che va ricercata l’origine della tradizione del Pantheon e non, come si sarebbe tentati di credere, nella più nota Rosa mistica o Rosa mariana, legata appunto alla Madonna e di colore tipicamente bianco.

E’ degno di nota infine, che questa particolare tradizione non sia però un’esclusività romana, anche se la manifestazione del Pantheon ne è di certo la dimostrazione più spettacolare. La Pentecoste infatti è anche chiamata Pascha rosatum o Pasqua rosata proprio per l’abitudine diffusa, in particolare al centro-sud Italia di far cadere petali di rosa sui fedeli.

L’iscrizione immortale

Come accennato nella sezione storica di questo articolo, Marco Vipsiano Agrippa fece riportare il proprio nome sulla facciata del Pantheon. Nello specifico, l’iscrizione originale recita “Marcus Agrippa, Lucii filius, consul tertium fecit”, che significa “Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”.

Nonostante sotto il dominio di Adriano, e per mano dell’architetto Apollodoro di Damasco, il monumento fu ricostruito e vennero apportate differenti modifiche, l’iscrizione rimase fedele all’originale. Duemila anni dopo, è ancora uno degli elementi più rappresentativi del Pantheon.

Le divinità planetarie

All’interno del Pantheon è possibile incontrare delle nicchie comprese fra le colonne corinzie, all’interno della parete della Rotonda. Esse non hanno la medesima forma, bensì si alternano, alcune sono circolari e altre rettangolari e tutte disposte in modo equidistante dal centro.

Le nicchie sono esattamente 7 e in passato ospitavano le statue rappresentative delle divinità ispirate al culto dei pianeti: Sole, Luna, Venere, Saturno, Giove, Mercurio e Marte; ulteriore prova della stretta e arcaica connessione tra il tempio e il simbolismo cosmico. Queste opere vennero riutilizzate successivamente dalla religione cristiana.

Non sorprende quindi che studiosi come Marguerite Yourcenar attribuiscano ad Adriano una dichiarazione tanto solenne come la seguente: “Volli che questo santuario di tutti gli dei rappresentasse il globo terrestre e la sfera celeste, un globo entro il quale sono racchiusi i semi del fuoco eterno, tutti contenuti nella sfera cava".

Così il Pantheon ci riporta alle teorie ed alle concezioni astronomiche con le quali gli antichi Greci e Romani interpretavano i fenomeni celesti durante il periodo esaltante della civiltà classica, e la visione che essi stessi avevano dell’Universo e dei Pianeti, considerati personificazione vivente delle stesse divinità.

Il tutto si converte in un interessante estratto di astronomia nell’analisi di tali teorie e nei parametri di confronto con le moderne acquisizioni scientifiche in campo astronomico e cosmologico, ma che potrebbero rivelare anche interessanti analogie architetturali nelle stesse proporzioni con la grandiosa e poderosa struttura monumentale interna del Pantheon.

Pantheon e primati

II Pantheon è il monumento romano che vanta il maggior numero di primati: ha la cupola più grande di tutta la storia dell’architettura ed è il meglio conservato fra gli antichi edifici di Roma.

E’ l’unico, inoltre, ad aver mantenuto fino a oggi, in due millenni, la stessa funzione (religiosa) per cui fu costruito ed è anche l’opera architettonica dell’antichità più copiata e imitata, non soltanto in Italia.

Le celebri sepolture

Come accennato nella sezione storica di questo articolo, a partire dal Rinascimento nel Pantheon, come in tutte le chiese, furono realizzate sepolture, le quali conservavano le tombe di diverse figure storiche importanti, tra cui pittori, compositori, architetti etc. Tra i personaggi più illustri ricordiamo i due primi re d’Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I. La tomba di Vittorio Emanuele II si trova nella cappella centrale a destra.

Esattamente sul lato opposto del Pantheon sorge la tomba di re Umberto I e della sua consorte, la regina Margherita, mentre manca la tomba di Vittorio Emanuele III, morto in esilio, a causa delle responsabilità attribuite all’ultimo re d’Italia riguardo al fascismo e alla firma delle vergognose leggi razziali.

Un altro personaggio degno di nota sepolto nel monumento è sicuramente il famoso pittore Raffaello Sanzio, che aveva anche ereditato la conduzione dei lavori per la realizzazione della nuova basilica di San Pietro. Egli scelse personalmente Il Pantheon come proprio luogo di sepoltura.

Pare che sulla tomba dell’artista risalti il celebre e controverso epitaffio: “Qui giace quel Raffaello dal quale, vivo, la gran madre di tutte le cose, la Natura, temette di essere vinta e, lui morto, di morire” (ILLE HIC RAPHAEL TIMVIT QVO SOSPITE VINCI RERUM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI).

Lo stile eclettico

La struttura del Pantheon racchiude in sé un insieme di caratteristiche appartenenti a culture e mondi diversi, fusi in una soluzione inaspettatamente gradevole. Infatti, il monumento presenta elementi che richiamano il gusto dell’antica Grecia, quello della Roma imperiale ed elementi tipici delle prime basiliche cristiane.

La sua visione frontale, molto simile alla facciata di un tempio greco, si contrappone inaspettatamente alla copertura a cupola emisferica che lo sovrasta. Infine il corpo a forma di grande abside occupa lo spazio retrostante la facciata.

Degno di nota è anche il contrasto con l’obelisco situato di fronte al monumento, nella piazza della Rotonda. Questo piccolo gioiello egiziano decorava il tempio di Iside nell’Egitto nei giorni del faraone Ramses ed è alto 6,43 metri.

L’influenza del Pantheon nella Storia

Come esempio meglio conservato dell’architettura monumentale romana, il Pantheon ha avuto enorme influenza sugli architetti di tutto il mondo. Numerose sale civiche, università e biblioteche riportano elementi caratteristici della sua struttura, come la cupola.

Tra gli edifici famosi influenzati dal Pantheon, in Italia ricordiamo la chiesa del cimitero monumentale di Staglieno di Genova, la chiesa di San Carlo al Corso a Milano, la basilica di San Francesco di Paola a Napoli, il Cisternone di Livorno, la chiesa della Gran Madre di Dio e, soprattutto, la Basilica di San Pietro; per quanto riguarda i monumenti rinascimentali.

Anche all’estero è possibile notare tracce stilistiche del nostro monumento. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, troviamo la rotonda di Thomas Jefferson dell’Università della Virginia, la biblioteca della Columbia University, New York, e la biblioteca dello Stato di Victoria a Melbourne, Australia. In Francia invece troviamo Pantheon di Soufflot a Parigi.

Consigli utili

  • Bisogna ricordare che il Pantheon è, prima di tutto, un luogo di culto, perciò è raccomandabile adottare delle accortezze riguardo il dress code (evitare le spalle scoperte, se possibile) e l’uso di cellulari.

  • Il monumento è una delle opere più visitate della città, perciò si consiglia di evitare le ore di punta e recarsi sul posto al mattino, prima delle 10.00.

  • Non vi sono limiti di tempo per quanto riguarda la visita al Pantheon, anche se consideriamo che per ammirare interamente l’opera sia necessario un margine di tempo che varia da mezz’ora a un’ora e mezza.

  • Ricordiamo che l’ultimo ingresso alla struttura è previsto 15 minuti prima della chiusura.

  • Per assistere, nello specifico, alla tradizione della pioggia di petali di rosa (vedi sezione Curiosità) si consiglia di arrivare entro le ore 9.30, un’ora prima dell’inizio della messa, a causa del grande afflusso di fedeli.

  • Una volta raggiunto il numero massimo di presenti all’interno della Basilica, l’ingresso sarà vietato.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è la più grande e fra le più celebri fontane di Roma. Costruita sulla facciata di Palazzo Poli da Nicola Salvi, venne inaugurata nel 1762.

Si trova a 650 m a sud-ovest del Pantheon (8 minuti a piedi).

Piazza Navona

Piazza Navona è una delle più celebri piazze monumentali di Roma, ha la forma tipica di uno stadio e ai tempi dell’antica Roma poteva ospitare 30.000 persone. Venne fatta costruire da Papa Innocenzo X.

Si trova a 400 m a ovest del Pantheon (5 minuti a piedi.)

Il Colosseo

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili a Roma.

Situato nel cuore della città, eccellente punto di partenza per intraprendere un viaggio di esplorazione alla scoperta delle reliquie dell’antica Roma imperiale.

Si trova a 1,8 km a sud-est del Pantheon (23 minuti a piedi).

Foro Romano

Si tratta della zona in cui si concentrava la vita sociale, politica, religiosa e culturale dell’antica Roma. Era il centro dell’Impero e le rovine presenti sono immensamente interessanti. E’ una visita obbligatoria e l’accesso è incluso nel biglietto del Colosseo, nel caso in cui si voglia visitare entrambi.

L’entrata al Foro Romano si trova a 1 km a sud-est del Pantheon (14 minuti a piedi).

Colle Palatino

E’ di minore importanza rispetto al Foro Romano ma è comunque di grande interesse turistico. Qui si trovano le rovine della residenza imperiale e inoltre offre viste incredibili del Foro Romano e del Circo Massimo. Anche in questo caso l’entrata è inclusa nel biglietto del Colosseo.

L’entrata al Palatino si trova a 2,3 km a sud del Pantheon (29 minuti a piedi).

Arco di Constantino

E’ l’ Arco di Trionfo che si presenta maggiormente conservato tra i tre che esistono ancora a Roma. Venne costruito per commemorare la vittoria di Costantino I nella battaglia del Ponte Milvio nel secolo IV.

Si trova a 2 km di distanza a sud-est del Pantheon (25 minuti a piedi).

I Fori Imperiali

E’ anche possibile visitare i Fori Imperiali, i quali sono estensioni del Foro Romano realizzate da diversi imperatori. Per raggiungerli devi solo seguire la Via dei Fori Imperiali in direzione Piazza Venezia.

L’entrata ai Fori Imperiali si trova a 1 km a sud-est del Pantheon (13 minuti a piedi).

Circo Massimo

Si tratta dello stadio sportivo più grande della storia. La maggior parte della struttura si trova ancora sotto terra, però si può visitare una parte delle rovine. Durante la visita è anche possibile sperimentare, mediante realtà virtuale, come erano le strade nell’antica Roma.

L’entrata al Circo Massimo si trova a 1,5 km a sud del Pantheon (20 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a circa 2 km a sud-est del Pantheon (26 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus si trova a 2,3 km dal Pantheon (29 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 2,5 km circa dal Pantheon (31 minuti a piedi).