Roma
Fontana di Trevi Jeremy Vandel

Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è la più grande e scenografica tre le fontane di Roma. E’ divenuta uno dei simboli indiscussi della città, nonché il più fotografato da milioni di turisti. Suggestiva e romantica, quest’opera rococò riempie quasi interamente l’omonima piazza.

Il monumento si trova nel cuore di Roma, nel Rione Trevi, il secondo della città eterna. Ha una larghezza di 20 metri e un’altezza di 26 metri.

Il tema generale della composizione è il mare e il protagonista dell’opera è il dio Oceano, fiero e imponente, rappresentato da una statua che lo raffigura su un carro a forma di conchiglia, trainato da cavalli marini e tritoni.

Breve storia della Fontana di Trevi

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

L’origine della Fontana è strettamente collegata al restauro dell’acquedotto dell’Acqua Vergine, chiamata così in onore della fanciulla che indicò ai soldati la sorgente. Questo evento risale al 19 a. C., ai tempi dell’imperatore Augusto.

L’architetto Marco Vipsanio Agrippa (responsabile anche dell’edificazione del Pantheon) fece arrivare l’acqua corrente del bacino sorgentizio di Salone per alimentare le prime terme da egli volute e completate, dedicate al dio Nettuno.

L’acquedotto, attivo da più di duemila anni, è lungo quasi venti chilometri sotterranei. La fontana rappresentava il punto finale dell’acquedotto, ma non era ovviamente così maestosa come la vediamo oggi. Era bensì era costituita da tre vasche di raccolta.

Epoca medievale (476 - 1492)

La fontana di Agrippa mantenne questa forma fino al 1453, quando Papa Niccolò V affidò il restauro a Leon Battista Alberti e le tre vasche furono sostituite da un unico enorme vascone dal quale i romani attingevano acqua di sorgente.

Benché compromesso e assai ridotto nella portata dopo i danni causati dall’assedio dei Goti di Vitige nel 537, l’opera venne utilizzata durante tutto il Medioevo. Risale però al 1410 la sua prima documentazione grafica, quando venne costruita una fontana con tre bocche che riversavano acqua in tre distinte vasche affiancate, al centro di un incrocio (trevio) sul lato orientale del colle Quirinale.

Rinascimento (1492 - 1789)

Altri cambiamenti significativi vennero apportati nel 1640 grazie a papa Urbano VIII, il quale commissionò all’architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini importanti modificazioni dell’opera. Il progetto prevedeva un nuovo panorama scenografico che doveva essere visto dal Palazzo del Quirinale, sede della residenza pontificia.

Ciò che accadde fu che Bernini diede avvio al progetto, oltretutto finanziato con i soldi ottenuti da una tassa imposta ai romani, senza l’autorizzazione prevista. L’idea iniziale era quella di costruire due grandi vasche semicircolari concentriche e disporre un piedistallo nel centro che doveva servire come base probabilmente per una statua della Vergine Trivia.

I fondi furono però vennero in realtà utilizzati per la guerra dichiarata dal papa al ducato di Parma e Piacenza e i lavori vennero interrotti. Dopo la morte di Urbano VIII e l’arrivo di papa Innocenzo X, Bernini cadde in rovina.

Trascorsero quasi sessanta anni prima che Clemente XI si ponesse di nuovo il problema di trovare una soluzione alla fontana di Trevi, ma i progetti successivi di Carlo Fontana, di Bernardo Castelli, non incontrarono una sorte migliore. Lo stesso destino ebbero i disegni di vari altri architetti, come Nicola Michetti, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e altri architetti italiani e stranieri.

Nel 1731 fu Clemente XII a occuparsi nuovamente della Fontana, bandendo un concorso che fu vinto in ultima istanza da Nicola Salvi. Quest’ultimo riprese l’idea di base di papa Urbano VIII e di Bernini, cioè quella di raccontare, tramite un’unione tra architettura e scultura, la storia dell’Acqua Vergine. Il progetto di Salvi venne scelto anche perché più economico rispetto agli altri.

I lavori furono finanziati dalla reintroduzione del gioco del lotto a Roma. La costruzione della fontana iniziò nel 1732 ma, anche in questo caso essa venne interrotta in varie occasioni, sia per mancanza di fondi che per divergenze artistiche tra Salvi e Giovanni Battista Maini, lo scultore incaricato dell’esecuzione della fontana. Alla fine né Salvi, né il papa e neanche il suo successore Benedetto XIV videro la conclusione dell’opera.

Fu solo nel 1762 che l’opera venne ultimata definitivamente, per mano dello scultore Pietro Bracci e durante il pontificato di papa Clemente XIII. La sera del 22 maggio 1762, dopo trent’anni di lavori, essa venne finalmente restituita al pubblico in tutta la sua grandezza.

Età contemporanea (1789 - attualità)

Negli ultimi anni l’opera ha subito diversi interventi di conservazione e restaurazione. Ricordiamo quello del 1998, nel quale la fontana venne ripulita a fondo, e l’ultimo, che risale al 2014 e durò diciassette mesi, durante i quali la fontana è stata in parte visitabile grazie alla presenza di una passerella panoramica che ne consentiva l’attraversamento.

La cerimonia di riconsegna della fontana di Trevi è avvenuta il 3 novembre 2015, di fronte a centinaia di persone, con una riapertura delle condotte dell’acquedotto Vergine che hanno riempito la vasca. Nel 2019, infine, la sindaca Virginia Raggi presentò un piano di rinnovamento dell’impianto di illuminazione artistica.

Opere e monumenti della Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è ricca di maestose opere e dettagli di diversa epoca della storia romana. Alcuni dei più rilevanti sono stati citati nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposti in modo più dettagliato.

La struttura portante dell’opera

Una delle cose che sorprendono è che la Fontana si trova nella facciata di un palazzo, laddove avrebbe dovuto esserci l’ingresso di quest’ultimo. Si tratta del palazzo Conti di Poli, che inizialmente aveva una facciata ritenuta volgare, che Salvi volle mascherare con una con uno sfondo che si integra perfettamente alla struttura.

Osservando il monumento in tutta la sua maestosità, è evidente come l’elemento protagonista dello scenario sia tutt’ora il mare. La struttura è inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, circondata da un camminamento che la percorre da un lato all’altro.

La parte centrale dell’opera è adornata con grandi colonne per metterla in risalto. Il tutto acquisisce la forma di un arco di trionfo, per celebrare la vittoria e l’importanza della vita, rappresentata dall’acqua in costante movimento.

La Statua del Dio Oceano

La scenografia è dominata da una scogliera rocciosa che occupa tutta la parte inferiore del palazzo, al cui centro troviamo una nicchia in risalto nella quale si erge una grande statua, costruita da Pietro Bracci, del titano Oceano, imponente e fiero, signore di tutte le acque.

Egli appare, come vigilando i suoi domini, su un cocchio a forma di conchiglia, con il torso in parte girato e il piede sinistro appoggiato al bordo della conchiglia, come per aiutarsi a mantenere l’equilibrio in una posizione precaria. E’ coperto da un un drappo che gli copre appena il bacino e il pube, e afferra uno scettro con il quale sembra dirigere il corso dell’acqua.

La statua, alta più di sei metri, è costruita con giganti blocchi di marmo e supera, in termini di dimensioni, addirittura il David di Michelangelo.

Il Cocchio e i cavalli alati

Il cocchio a forma di conchiglia è trainato da due cavalli alati, guidati da tritoni. Uno di essi è forte e giovane, l’altro è più anziano e sorregge una conchiglia coclide, la buccina, che suona per annunciare il loro passaggio.

I cavalli invece, soprannominati rispettivamente cavallo agitato (a sinistra) e cavallo placido (a destra), fanno riferimento agli analoghi momenti del mare a volte calmo, generatore di vita, e a volte burrascoso, inospitale e letale.

Le virtù dell’Acqua Vergine

Ai lati della grande nicchia centrale troviamo altre due nicchie minori che ospitano le statue, costruite da Filippo della Valle, e rappresentanti le virtù dell’Acqua Vergine.

A sinistra di questo arco è situata la statua dell’Abbondanza che sorregge il simbolico corno colmo di frutti e monete. Ai suoi piedi, un vaso rovesciato fa sgorgare una sorgente perenne, vicino alla quale si possono ammirare alcuni fiori. Sopra la statua un rilievo mostra Agrippa mentre indica ai suoi soldati dove costruire l’acquedotto.

A destra dell’arco trionfale mediano troviamo la statua della Salubrità, vestita in modo più casto e coronata da foglie di alloro. Questa figura sorregge una lancia nella mano sinistra, simbolo di purezza e nella mano destra una coppa da cui beve un serpente, emblema del dio della medicina. Sopra la statua vi è un rilievo che mostra un vergine che indica ai soldati dove si trova la fonte d’acqua.

Salvi originariamente voleva collocare la statua di Agrippa e quella della Vergine dove sono situate le statue dell’Abbondanza e della Salute. Successivamente venne cambiato il progetto originale.

Le allegorie sui benefici dell’Acqua

Possiamo infine osservare quattro grandi colonne corinzie che sorreggono il prospetto superiore, sul quale si trovano quattro statue allegoriche più piccole. Esse sono situate sull’attico e furono scolpite da Agostino Corsini, Bernardino Ludovisi, Francesco Queirolo e Bartolomeo Pincellotti. Esse rappresentano i positivi effetti delle piogge sulla fertilità della terra e le quattro maggiori produzioni che dipendono dalla disponibilità di acqua.

La prima statua a sinistra sorregge il corno colmo di frutti rappresenta l’Abbondanza di frutti. La seconda tiene in mano spighe di grano e rappresenta la Fertilità dei Campi. La terza ha una coppa e dell’uva simbolo dei Prodotti dell’ Autunno. L’ultima rappresenta la Gioia dei Prati e dei Giardini ed è adornata di fiori.

Motivi decorativi vegetali e animali

La Fontana, inoltre, presenta numerose decorazioni in marmo raffiguranti specie vegetali, distribuite su tutti gli angoli dell’opera in quello che sembra essere il loro habitat naturale. Si possono arrivare a distinguere più di 30 specie scolpite sulla pietra.

Sulla facciata di Palazzo Poli, all’angolo con Piazza dei Crociferi, sono scolpiti un fico selvatico radicato in cima alla balaustrata e una pianta di cappero. Sotto la statua della Salute, possiamo vedere un cespuglio di verbasco, quattro tralci di edera, un fico d’India, canne di lago e un tronco di quercia.

Sotto il grande vaso, o asso di coppe (di cui parleremo nella sezione Curiosità) appaiono un carciofo, una vite con quattro grappoli d’uva e un fico. Possiamo anche notare una colocasia galleggiante sull’acqua. Sul lato destro della fontana, davanti a via della Stamperia si vede un ciombolino, mentre un gruppo di piante sempreverdi è situato laddove dove termina la scogliera di travertino.

Vi sono anche alcuni animali: una lumaca striscia sulla colocasia e una lucertola si nasconde in una piccola cavità in facciata. Sulla parte destra della scogliera ci sono le Insegne di Monsignor Gian Galeazzo Caracciolo, presidente del progetto della fontana per alcuni anni, in cui si mostra un leone e un tipo particolare di copricapo indossato dai Prelati della Curia Romana.

Curiosità sulla Fontana di Trevi

Le ipotesi sul nome

Ci sono varie teorie sull’origine del nome della fontana più famosa della Città Eterna. La prima ipotesi è che il nome “Trevi” derivi da “Trebium”, la località di provenienza nei pressi della Tiburtina.

La seconda ipotesi è che derivi da “trivio”, vale a dire l’incrocio delle tre vie Collatina, Prenestina e Tiburtina, da cui origina l’acqua.

Con la terza ipotesi si fa riferimento a Iuturna, la ninfa invocata durante la siccità e che aveva un tempio chiamato “Trevi”.

Il lancio della moneta

La leggenda per eccellenza riguardante la Fontana di Trevi prevede che gettandovi nella vasca centrale una monetina dandole le spalle, con la mano destra sulla spalla sinistra e con gli occhi chiusi, si avrà la certezza di tornare a Roma.

Un corollario di questa leggenda narra invece che gettando due monete si avrà la certezza di trovare l’amore (alcuni sostengono con un/a italiano/a), mentre, lanciandone tre, si avrà il matrimonio assicurato.

Per coloro che non lo sapessero, questa consuetudine è divenuta ormai una tradizione consolidata per tutti i turisti. Basti pensare che ogni anno viene raccolto dalla Fontana circa un milione di euro in monete, le quali vengono donate in beneficenza dal 2007.

La fontanella degli innamorati

Un’altra leggenda legata all’amore e al romanticismo, insito nella Fontana di Trevi, riguarda l’uso di una piccola fontana nata per volere dell’architetto Nicola Salvi. La sua funzione doveva essere quella di permettere ai passanti di dissetarsi nelle giornate afose.

I getti d’acqua che escono da questa fontanella hanno un curioso effetto. Si tratta di due getti distinti che però, prima di immergersi nella vasca, si sfiorano e si incrociano, come metafora dell’indissolubilità del legame tra gli amanti. Da qui è nata la leggenda per cui, bevendo quest’acqua, l’amore celebrato dagli innamorati sarebbe durato in eterno.

Per questo motivo si diffuse la pratica, soprattutto per i ragazzi che partivano per il servizio militare, di bere da un bicchiere di vetro nuovo (portato dalla ragazza) che veniva poi rotto, in modo da suggellare la fedeltà del giovane alla sua amata e alla capitale.

L’asso di coppe e la leggenda del barbiere

Se si osserva la fontana sul lato destro, si può notare un vaso (simile a quello rappresentato nelle carte da gioco), che apparentemente stona con le altre decorazioni della Fontana. La leggenda narra che durante i lavori, gestiti da Nicola Salvi, l’architetto ricevette continue ed estenuanti lamentele da parte di un barbiere che lavorava nei paraggi.

Salvi decise infine di far costruire il vaso (o asso di coppe) sulla parte orientale della Fontana, in modo tale da ostruirne la visuale al barbiere. Tutt’ora, se ci si posiziona dietro il vaso, non si riesce a vedere niente dell’opera. Si trattò quindi di una strategia originale per sedare un malumore.

Il balcone segreto

Normalmente, è possibile ammirare la Fontana di Trevi solo dalla piazza sottostante. E’ stata però recentemente promossa una iniziativa che prevede una passeggiata proprio sopra l’edificio del palazzo nobiliare su cui è stata costruita l’opera.

E’ prevista quindi l’apertura di un nuovo percorso di visita museale di Palazzo Poli, un edificio che culmina nel balcone dal quale si sfiorano le ali dei due angeli che suonano la tuba e che sono il punto più alto della fontana di Trevi.

Inoltre, durante le visite alle sale del palazzo, sarà possibile anche sentire il suono dello scorrere dell’acqua che arriva alla fontana.

La Fontana e il Cinema

La Fontana di Trevi è protagonista di una delle scene più rappresentative del cinema del XX secolo, citata e riproposta in diversi film successivi.

Si tratta della sequenza del film La Dolce Vita, dell’illustre Federico Fellini, in cui la splendida Anita Ekberg, in tutta la sua ipnotica sensualità, si immerge nella fontana e si rivolge al talentuoso Marcello Mastroianni, il protagonista, con le famose parole “Marcello, come here. Hurry up!” (“Marcello vieni qui, sbrigati”).

Le iscrizioni commemorative

Considerate le innumerevoli decorazioni della Fontana di Trevi, può accadere che passino inosservate alcuni importanti elementi dell’opera. Si tratta delle differenti iscrizioni commemorative.

Il pontefice papa Clemente XII volle inserire nel mezzo delle due statue centrali e che recita “CLEMENS XII PONT MAX, AQVAM VIRGINEM, COPIA ET SALVBRITATE COMMENDATAM, CVLTV MAGNIFICO ORNAVIT, ANNO DOMINI MDCCXXXV PONTIF VI”. Tradotto dal latino significa “Nell’anno del Signore 1735, sesto del proprio pontificato, Clemente XII P.M. adornò con un’opera meravigliosa l’acquedotto vergine, celebre per la [propria] abbondanza e salubrità”.

L’iscrizione appena al di sotto dice “PERFECIT BENEDICTUS XIV PONT. MAX”. Traduzione: Benedetto XIV Pontifex Maximus la perfezionò.

Infine, l’iscrizione dietro le statue dell’Abbondanza, Salute e Oceano dice “POSITIS SIGNIS ET ANAGLIPHIS TABULIS IUSSU CLEMENTIS XIII PONT. MAX. OPUS CUM OMNI CULTU ABSOLUTUM A. D. MDCCLXII.” La cui traduzione recita che le statue e i rilievi furono poste qui per ordine di Clemente XIII Pontifex Maximus e il lavoro fu completato senza bisogno di ulteriori interventi nell’Anno del Signore 1762.

Le famose proteste

La fontana è stata palcoscenico di performance di protesta di vari artisti: Graziano Cecchini nel 2017 si introdusse nel vascone centrale della Fontana di Trevi con una tanica piena di colorante rosso e ne riversò dentro una piccola quantità prima di essere fermato dalla polizia.

Altro performer finito su tutti i giornali è l’artista spagnolo Adrián Pino Olivera: nell’aprile del 2017 entra nudo nella fontana mettendo in relazione la sua nudità con la sacralità dell’arte.

Una protesta più recente e non legata all’arte è stata riportata dal periodo Il Messaggero, secondo il quale una decina di spose tutte in bianco, e alcune con un ombrellino per ripararsi dal sole, si posizionarono, con la marcia nuziale in sottofondo di fronte alla e Fontana de Trevi.

Quest’ultima è stata scelta infatti come scenografia per il flash mob organizzato a Roma dall’Associazione italiana regalo, bomboniere, confetti e wedding, con lo slogan «Ridateci la libertà di festeggiare». L’obiettivo della protesta sarebbe quello di richiedere al governo un sostegno per evitare il collasso del settore che organizza le cerimonie e le feste nuziali, ancora sospese per l’emergenza sanitaria dovuta al COVID-19.

Una delle più proteste più macabre che hanno coinvolto la Fontana di Trevi, si dice riguardi un fatto di cronaca avvenuto più di 10 anni fa, quando ad un signore disoccupato apparentemente noto come d’Artagnan o “il pescatore di monete”, venne proibito prelevare le monete lanciate nella Fontana dai turisti.

Il signore in questione, per protesta, si arrampicò su uno dei cavalli alati dell’opera, provocandosi delle lesioni con una lama e imprecando contro il sindaco dell’epoca per aver interrotto la sua attività lucrativa (che non era il solo a portare avanti).

Venne infine denunciato e questo episodio sembra aver portato alla decisione delle autorità di pulire e ritirare le monete dalla Fontana che, come sappiamo vengono donate in beneficenza, quotidianamente (e non più una volta alla settimana).

Le secondarie Fontane di Roma

Le fontane di Roma sono un patrimonio artistico e culturale di inestimabile valore. In tutta la capitale sono presenti circa 8 fontane, esclusa quella di Trevi, e 2.500 nasoni circa. Questi ultimi sono le fontanelle dalla forma cilindrica diffuse in tutta la città, prevalentemente in ghisa o travertino, da cui hanno bevuto e bevono romani di ogni generazione. Perché l’acqua dei nasoni è la stessa che arriva nelle case: potabile e di qualità.

Tra le principali Fontane ricordiamo: la Fontana dell’acqua Paola o Fontanone del Gianicolo, commissionato da Papa Paolo V all’inizio del 1600 a Giovanni Fontana, raccoglie l’acqua proveniente dal Lago di Bracciano.

Abbiamo inoltre la Fontana del Tritone, realizzata in travertino da Gian Lorenzo Bernini nel 1643 nella piazza antistante la facciata del sontuoso palazzo di Papa Urbano VIII. La Fontana delle Naiadi si trova al centro di piazza della Repubblica ed è considerata la più bella tra le fontane moderne di Roma.

Degne di nota sono inoltre le tre fontane di Piazza Navona: la Fontana dei Quattro Fiumi, del Moro e del Nettuno. La prima fu realizzata nel 1651 da Gian Lorenzo Bernini per iniziativa del pontefice Innocenzo X, la seconda venne costruita nel 1574 da Giacomo della Porta e rinnovata dal Bernini nel 1653. La statua centrale del Tritone è sempre stata chiamata “Moro” dai romani: da qui il nome della fontana. La terza e ultima, detta anche dei Calderari, perché nella zona circostante operavano numerosi artigiani che realizzavano oggetti in rame, fu anch’essa realizzata nel 1574 da Giacomo della Porta.

Le ultime Fontane da citare sono quella del Mosé o Mostra dell’Acqua Felice, così detta in onore di Papa Sisto V, Felice Peretti, ideatore dell’imponente costruzione dell’Acquedotto Felice, e la Fontana delle Tartarughe. Quest’ultima fu realizzata con marmi pregiati africani su progetto originario (1581) di Giacomo della Porta. Le quattro tartarughe sono copie delle originali in bronzo, oggi custodite nei Musei Capitolini.

La dedizione di Nicola Salvi

Come accennato nella parte storica, nel 1731 fu Clemente XII bandì un concorso che fu vinto in ultima istanza da Nicola Salvi. Quest’ultimo, di notevole intelligenza e sensibilità, ricevette una formazione umanistica prima di intraprendere gli studi architettonici, sotto la guida di Antonio Canevari.

Possiamo senza dubbio affermare che l’opera madre dell’architetto fu proprio la Fontana di Trevi, alla quale si dedicò fino alla propria morte e con cui si concluse la sua carriera. Nonostante non vide la conclusione dell’opera, la sua affezione verso il monumento lo condusse di fatto alla morte. Iniziò infatti ad accusare i primi segni di un tracollo fisico, sembra, proprio a causa delle numerose ispezioni ai cunicoli dell’acquedotto della fontana di Trevi.

Metà del suo corpo infatti rimase paralizzato, ma egli continuò a trovare il modo di supervisionare l’edificazione dell’opera, per trent’anni, alla quale spesso si riferiva come alla sua unica opera o addirittura unicogenita. Essa gli consentì, di fatto, di essere considerato all’altezza dei grandi architetti italiani.

Attento a ogni dettaglio, per la sua condotta perfezionista e la sua passione per la letteratura, l’artista fu capace di conferire all’opera diverse interpretazioni e possibili significati, trasportando lo spettatore in un universo marino unico e suggestivo.

Consigli utili

  • E’ importante ricordare che la Fontana di Trevi è una delle opere più famose al mondo, pertanto è consigliabile visitarla al mattino o nelle ore dei pasti, in modo da evitare che la folla impedisca di godere della sua grandiosità.

  • Presta attenzione ai borseggiatori che possono approfittare della mole di persone che circondano l’opera per commettere dei furti. Tieni sempre con te i tuoi effetti personali.

  • Consigliamo caldamente, soprattutto se si viaggia in coppia e si vuole vivere un’esperienza romantica, di sperimentare le tradizioni (spiegate nella sezione Curiosità) del lancio della moneta e della visita alla fontanella degli innamorati.

  • Come accennato in precedenza, negli ultimi anni l’impianto di illuminazione è stato rinnovato e migliorato, per questo raccomandiamo una visita serale o notturna alla fontana, in modo che l’atmosfera sia ancora più suggestiva.

  • E’ severamente vietato, se non si vuole incorrere in una multa che può raggiungere i 500€, immergersi nella fontana o bere quell’acqua. Pertanto è preferibile munirsi di una bottiglia per dissetarsi nelle stagioni calde.

  • La fontana si può visitare per tutto il giorno, in alcuni casi conviene prenotare delle audioguida che accompagnino la tua visita.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Il Pantheon

Costruito come tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future. Fu fondato nel 27 a.C. dell’arpinate Marco Vipsanio Agrippa. Ha mantenuto sino ad oggi la sua funzione religiosa, nonostante le modificazioni cattoliche.

L’entrata ai il Pantheon si trova a 650 m a sud-ovest della Fontana di trevi (7 minuti a piedi).

Piazza Navona

Piazza Navona è una delle più celebri piazze monumentali di Roma, ha la forma tipica di uno stadio e ai tempi dell’antica Roma poteva ospitare 30.000 persone. Venne fatta costruire da Papa Innocenzo X.

Si trova a 950 m a ovest della Fontana di trevi (12 minuti a piedi.)

Foro Romano

Si tratta della zona in cui si concentrava la vita sociale, politica, religiosa e culturale dell’antica Roma. Era il centro dell’Impero e le rovine presenti sono immensamente interessanti. E’ una visita obbligatoria e l’accesso è incluso nel biglietto del Colosseo, nel caso si volessero visitare entrambi.

L’entrata al Foro Romano si trova a 950 m a sud della Fontana di Trevi (12 minuti a piedi).

Il Colosseo

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili a Roma.

Situato nel cuore della città, eccellente punto di partenza per intraprendere un viaggio di esplorazione alla scoperta delle reliquie dell’antica Roma imperiale.

Si trova a 1,6 km a sud-est della Fontana di Trevi (20 minuti a piedi).

I Fori Imperiali

E’ anche possibile visitare i Fori Imperiali, i quali sono estensioni del Foro Romano realizzate da diversi imperatori. Per raggiungerli devi solo seguire la Via dei Fori Imperiali in direzione Piazza Venezia.

L’entrata ai Fori Imperiali si trova a 900 m a sud della Fontana di Trevi (11 minuti a piedi).

Circo Massimo

Si tratta dello stadio sportivo più grande della storia. La maggior parte della struttura si trova ancora sotto terra, però si può visitare una parte delle rovine. Durante la visita è anche possibile sperimentare, mediante realtà virtuale, come erano le strade nell’antica Roma.

L’entrata al Circo Massimo si trova a 2,5 km a sud della Fontana di Trevi (31 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a circa 1,6 km a sud-est della Fontana di Trevi (21 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus si trova a 2 km a sud-est della Fontana di Trevi (26 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

A pochi minuti a piedi dal Colosseo si trova la Basilica di San Clemente. Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 2,2 km circa dalla Fontana di Trevi (28 minuti a piedi).