Vittoriano - Roma

Breve storia

Età contemporanea (1789 - attualità)

Il Vittoriano ebbe origine per volontà del governo italiano. All’indomani della morte di Vittorio Emanuele II, nel 1878, il Primo Ministro decise di costruire a Roma un monumento che rendesse omaggio al re e celebrasse il processo risorgimentale.

Un primo concorso internazionale per la realizzazione del monumento fu bandito nel 1880, anno in cui venne istituita l’apposita Commissione Reale per il Monumento a Vittorio Emanuele II.

I fondi pubblici destinati alla realizzazione del monumento ammontavano a circa 8 milioni di lire, ai quali si sarebbe sommato il denaro inviato dai cittadini italiani residenti all’estero. Il concorso fu vinto dal francese Nenot, ma l’attuazione del suo progetto non ebbe seguito.

Sorsero infatti polemiche riguardanti la decisione di affidare ad un professionista straniero la realizzazione dell’opera forse più rappresentativa della storia del Paese. Pare inoltre che l’idea iniziale dell’architetto non prendesse tanto le distanze da un suo vecchio progetto realizzato per la nuova sede della Sorbona e, sicuramente l’occupazione della Tunisia da parte della Francia non migliorò la situazione.

Nel successivo concorso internazionale, bandito nel 1882, stavolta si sarebbe però dovuto stabilire sia il luogo di edificazione, sia le caratteristiche precise della costruzione. Fu stilato un dettagliato elenco di indicazioni per il progetto.

La Commissione Reale sosteneva l’idea di costruire il monumento sul Campidoglio, ciò infatti avrebbe reso il Vittoriano non solo il memoriale del primo re d’Italia, ma il simbolo della Roma capitale (la terza Roma), vero contraltare di San Pietro, emblema della Roma papale, e del Colosseo, icona della Roma imperiale.

Le indicazioni prevedevano, quindi, un complesso da erigere sull’altura settentrionale del Campidoglio, in asse con la via del Corso; una statua equestre in bronzo del Re; uno sfondo architettonico di almeno 30 metri di lunghezza e 29 metri d’altezza (lasciato libero nella forma ma atto a coprire gli edifici retrostanti) e la laterale Chiesa di Santa Maria in Ara coeli.

Ai partecipanti al concorso, che fu chiuso il 9 febbraio 1884, venne dato un anno per la consegna dei loro progetti. Le proposte presentate furono novantotto, ma la commissione era indecisa tra le proposte di Bruno Schmitz, Manfredo Manfredi e Giuseppe Sacconi. Fu necessario bandire un terzo concorso, limitato però solo a queste tre proposte, che si concluse il 24 giugno 1884 e che vinse Giuseppe Sacconi, giovane architetto marchigiano.

Il progetto di Sacconi si ispirava ai grandi complessi classici, come l*’Altare di Pergamo* e il Tempio di Palestrina; il monumento, quindi, avrebbe dovuto essere un grande spazio pensato come un foro aperto ai cittadini, in una sorta di piazza sopraelevata nel cuore della Roma imperiale, simbolo di un’Italia unita dopo la Roma dei Cesari e dei Papi.

Per edificarlo, come accennato nel nostro articolo su Piazza Venezia, fu necessario procedere a numerosi espropri e demolizioni nella zona adiacente il Campidoglio, effettuati grazie a un preciso programma stabilito dal Primo Ministro Agostino Depretis.

Questa scelta aveva causato un pesante malcontento tra alcuni componenti della commissione, che si dimisero, poiché la modificazione della pianta della Piazza in favore alla costruzione del Vittoriano avrebbe compromesso monumenti quali il Palazzo Senatorio e il Tabularium, tra i più rappresentativi dell’antichità romana.

Vennero inoltre abbattuti anche i tre chiostri del Convento dell’Aracoeli, storico complesso monastico di origine medievale, la cosiddetta Torre di Paolo III, villa fortificata del XVI secolo, e il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia, noto come Arco di San Marco.

Nel bando del secondo concorso fu prevista quindi l’edificazione, a fianco della Basilica dell’Ara Coeli, di un possente monumento in marmo caratterizzato da gradinate ascendenti, con un maestoso colonnato in cima e con una statua di Vittorio Emanuele II seduto su un trono, che sarebbe stata il centro del complesso architettonico, con le varianti del caso.

Il 22 marzo 1885 fu posta la prima pietra del monumento. Subito apparve chiaro che era impossibile poggiare le fondamenta su di un terreno fatto di argille, Sacconi fu così costretto a modificare profondamente il progetto: i costi aumentarono esponenzialmente dai 9 milioni iniziali a quasi 27.

La costruzione del Vittoriano si compì in quasi mezzo secolo, perché se la prima pietra fu collocata nel 1885, le quadrighe bronzee sui propilei furono sistemate nel 1927. La costruzione si compone di un’ampia scala che sale al ripiano dell’Altare della Patria e si divide in due rampe che, girando dietro l’altare, convergono verso la statua del re, si riuniscono alle spalle di questa e si aprono nuovamente per sboccare su un vasto ripiano dominato dal porticato a esedra che corona l’edificio.

Sacconi decise di proporre i temi della Patria e dell’Unità, rappresentandoli sia allegoricamente che geograficamente. Per questo ai lati della scala troviamo due gruppi allegorici in bronzo dorato rappresentano il Pensiero e l’Azione. Prima vi sono le fontane con statue del Tirreno e dell’Adriatico; al di sopra, i gruppi da sinistra della Forza, della Concordia, del Sacrificio e del Diritto.

Si trovano poi i leoni alati e le Vittorie. Sul primo ripiano l’Altare della Patria (costruito nel 1921) con la tomba del Milite Ignoto, dominata dalla statua della dea Roma verso la quale convergono i cortei trionfali del Lavoro (a sinistra) e dell’Amor Patrio (a destra).

In alto domina il monumento equestre di Vittorio Emanuele Il, di bronzo dorato su base con rilievi delle città d’Italia, di Eugenio Maccagnani. Sull’ultimo ripiano si trovano le aree delle città italiane liberate nella guerra (1915-18) e un masso del Monte Grappa. Più su vi è il portico con sedici colonne, nell’attico le statue delle regioni d’Italia. Sui propilei le quadrighe dell’Unità a sinistra e della Libertà a destra.

Il monumento è stato realizzato in marmo botticino, anziché in travertino come originariamente previsto. Al suo interno si trovano degli spazi espositivi dedicati alla storia del Vittoriano stesso, il Sacrario delle bandiere e la sede del Museo centrale del Risorgimento, che ripercorre il percorso che portò all’unità d’Italia e che ospita spesso interessantissime mostre.

Davanti alla fontana dell’Adriatico vi è il sepolcro di Caio Publicio Bibulo (edile plebeo). Il monumento, del quale si conserva solo parte del prospetto, si trova in un’aiuola sul lato sinistro del Vittoriano, essendo stato risparmiato dalle demolizioni per la costruzione di quest’ultimo. Si tratta di un monumento funerario, databile alla prima metà del II secolo a.C., ora in parte interrato.

Dopo la morte di Sacconi, nel 1905, i lavori proseguirono sotto la direzione di Gaetano Koch, Manfredo Manfredi e Pio Piacentini. ll completamento dell’opera si raggiunse, tuttavia, molto più tardi (le quadrighe di Fontana e Bartolini vennero poste sui propilei fra il 1924 e il 1927, mentre gli ultimi lavori terminarono nel 1935).

Il complesso monumentale fu inaugurato da Vittorio Emanuele III il 4 giugno 1911, in occasione dell’Esposizione Internazionale per i 50 anni dell’Unità d’Italia. La folla era immensa. Alla cerimonia parteciparono fra l’altro la regina Elena, la regina madre Margherita di Savoia, il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, i seimila sindaci d’Italia, i veterani delle guerre risorgimentali e tremila studenti delle scuole romane.

Fin dalla sua inaugurazione il Monumento ospitò importanti momenti celebrativi; ciò ha aumentato la sua funzione di simbolo dell’identità nazionale. Le ricorrenze principali si sono sempre svolte annualmente in occasione dell’Anniversario della liberazione d’Italia (25 aprile), della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno) e della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate (4 novembre).

Durante queste ultime, il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono tuttora omaggio alla chiesetta del Milite Ignoto in memoria dei caduti e dei dispersi italiani nelle guerre.

Nel dopoguerra, poiché il Monumento era stato il palcoscenico del Regime fascista, fu oggetto di profonda sfortuna critica, che durò nei decenni successivi. Tant’è che, alle 17.30 del 12 dicembre 1969 venne compiuto un attentato (come si vedrà nella sezione Curiosità di questo articolo) che condusse alla decisione di chiudere il monumento al pubblico.

Dopo una chiusura di quasi 30 anni, dal 1969 al 1997, si assistette ad una rivalutazione dell’intero complesso del Vittoriano, che iniziò a rientrare nella vita dei cittadini per volontà di Carlo Azeglio Ciampi.

Il Presidente della Repubblica lo rese la base della sua politica di pacificazione nazionale, fondata sulla riappropriazione di luoghi e simboli della storia patria. Il Monumento, dopo un accurato lavoro di restauro, fu riaperto al pubblico il 24 settembre 2000, in concomitanza con la cerimonia di apertura dell’anno scolastico.

I visitatori oggi possono oggi accedere al 90%° dei luoghi di pertinenza del Vittoriano. Qualcosa di impensabile solo pochi anni fa. Un punto di forza del Monumento sono gli ascensori, inaugurati nel 2007, che partono dalla Terrazza Italia, sul retro del Monumento; e che consentono uno straordinario affaccio panorama a 360° sulla città.

Il Vittoriano è attualmente gestito dal Polo Museale del Lazio, un istituto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC). Una parte del monumento, pari a circa a un terzo, che accoglie il Sacrario delle Bandiere, è in consegna al Ministero della Difesa.

Ogni anno il monumento accoglie circa 3.000.000 di persone, che lo rendono uno dei più visitati d’Italia. Il Sacrario delle Bandiere ha fatto registrare circa un 1.000.000 di presenze. Gli ascensori panoramici, la sola parte soggetta a pagamento, accolgono ogni anno circa 500.000 utenti, che generano un incasso di circa 2.700.000 euro.

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