Roma
Arco di Costantino Jeremy Vandel

Arco di Costantino

L’Arco di Costantino è il più grande arco trionfale giunto ai nostri tempi. Visitare questa imponente opera significa ammirare uno dei massimi esempi dell’arte scultorea romana, un vero e proprio museo marmoreo, gioiello artistico tutto da contemplare.

L’Arco di Costantino si trova tra il Colosseo e l’Arco di Tito, lungo la strada percorsa per celebrare i trionfi dell’antica Roma, ed è costituito da tre fornici, uno centrale più ampio degli altri, e quattro colonne corinzie incastonate alle pareti. Ha un’altezza di 21 metri, una larghezza di 25.

E’ il più importante monumento di celebrazione del trionfo romano e sintetizza tutti i cambiamenti dell’epoca costantiniana. In tutte le raffigurazioni sono evidenti la grandezza di pensiero e l’ispirazione divina che caratterizzava il popolo romano.

La sua posizione strategica e la vicinanza al Colosseo implica che non sia necessario pagare o comprare un biglietto per ammirare questa meravigliosa opera.

Breve storia dell’Arco di Costantino

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

L’Arco di Costantino fu innalzato sull’antica via Triumphalis, la strada percorsa dai cortei dei trionfatori diretti al Campidoglio, per celebrare la battaglia presso Ponte Milvio del 312 d.C., quando l’imperatore vinse il rivale Massenzio, il quale perse la vita.

La costruzione terminò tre anni dopo e venne inaugurata nel decimo anniversario dell’ascesa al trono di Costantino, il 25 luglio del 315. L’opera non venne mai abbattuta, soprattutto in quanto l’imperatore fu il primo ad essere favorevole alla religione cristiana e questo fu una garanzia, anche se non si convertì fino alla fine ed ebbe intenti di potere.

L’Arco fu voluto dal Senato che lo dedicò all’imperatore per onorare il “liberatore della città e portatore di pace”. In parte per ingraziarselo, come del resto veniva fatto con ogni imperatore, in parte perché fu effettivamente un valente condottiero capace di difendere l’impero.

Le facciate del monumento vennero adornate da rilievi ripresi da altri monumenti onorari creati per imperatori precedenti, pratica nota come “spoglio”. L’obiettivo era quello di porre l’accento sul fatto che la Roma di Costantino prendesse vita basandosi sulle più gloriose tradizioni. Infatti sull’Arco di Costantino sono citati gli imperatori che più di tutti contribuirono alla grandezza dell’Impero Romano e che egli voleva emulare: Traiano, Adriano e Marco Aurelio.

Si suppone infatti che il monumento fosse costruito all’epoca di Adriano e successivamente pesantemente rimaneggiato in epoca costantiniana, con lo spostamento in fuori delle colonne, il rifacimento dell’intero attico, l’inserimento del fregio traianeo sulle pareti interne del fornice centrale, i rilievi e decorazioni di epoca costantiniana; modificando dei blocchi già inseriti nella muratura, o inserendo nuovi elementi lavorati. Sarebbero invece originali i Tondi adrianei.

Ad ogni modo, svariate informazioni che abbiamo sull’arco derivano dalla lunga iscrizione di dedica, ripetuta su ciascuna facciata principale dell’attico: “All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio, Felice Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione divina e per la grandezza del suo spirito, con il suo esercito rivendicò per mezzo di giusta guerra lo Stato dal tiranno e, ad un tempo, da ogni fazione, dedicarono questo arco insigne per trionfi”.

Riportiamo di seguito la versione originale in latino appena tradotta: IMP(eratori) CAES(ari) FL(avio) CONSTANTINO MAXIMO P(io) F(elici) AUGUSTO S(enatus) P(opulus) Q(ue) R(omanus) QUOD INSTINCTU DIVINITATIS MENTIS MAGNITUDINE CUM EXERCITU SUO TAM DE TYRANNO QUAM DE OMNI EIUS FACTIONE UNO TEMPORE IUSTIS REM PUBLICAM ULTUS EST ARMIS ARCUM TRIUMPHIS INSIGNEM DEDICAVIT.

Questa iscrizione controversa, di cui parleremo in maniera più approfondita nella sezione Curiosità, ha sicuramente causato perplessità sotto differenti punti di vista, in merito soprattutto al tema religioso.

Possiamo comunque affermare che all’epoca Costantino manteneva una certa equidistanza tra le religioni, per ragioni di interesse politico. Tra i rilievi dell’arco sono infatti presenti anche scene di sacrificio a divinità pagane e busti di divinità anche nei passaggi laterali e sulle chiavi dell’arco.

Epoca medievale (476 - 1492)

Nel corso del Medioevo, l’Arco, denominato “arco de Trasi”, perché collocato sulla strada che portava alla chiesa intitolata a San Gregorio, fu modificato in torrione dalla famiglia dei Frangipane che lo annesse alle sue costruzioni fortificate tra il Palatino e il Colosseo.

Certamente il Medioevo produrrà un’arte le cui caratteristiche non sono interamente presenti nei bassorilievi di quest’arco, ma in esso si iniziò a notare il passaggio di testimone tra due diverse concezioni dell’arte.

La distanza che intercorre tra il linguaggio dei pezzi di spoglio (il materiale originario rimaneggiato) e quello delle sculture di epoca costantiniana, infatti, è evidente. I primi, sebbene appartengano a momenti storici diversi, si rifacevano ad una concezione greco-romana dell’arte. Unità di tempo, di spazio e di azione erano le loro caratteristiche fondamentali.

I pezzi di epoca costantiniana erano, invece, popolati da personaggi che prescindono da questo modo di concepire e strutturare lo spazio. A lungo gli storici dell’arte hanno assunto posizioni opposte a riguardo, spesso critiche nei confronti dei fregi costantiniani, vedendo in essi il germe di una “decadenza della forma“, ossia del brutale irrompere delle tendenze anticlassiche nell’arte “ufficiale” che porterà di lì a breve l’emergere di ciò che venne chiamata “arte medievale”.

Si tratta di quelle caratteristiche che, come vedremo, confluirono in alcune parti nell’Arco: figure tozze, canone naturalistico non rispettato, importanza preponderante data al messaggio e all’immediata ricezione di esso.

Nella Roma del II secolo d.C., e così nell’Arco, possiamo ritrovare queste caratteristiche: figure frontali, compostezza e imperturbabilità, scene ridotte all’essenziale e forma come semplice involucro della sostanza, tutte caratteristiche riconducibili ad un’arte di matrice orientale.

Rinascimento (1492 - 1789)

Come accennato, secondo i critici, in questa epoca l’Arco sembrava aver evidenziato una narrazione piu popolare, plebea, insofferente o indifferente alle plastiche e aggraziate volumetrie del linguaggio classico e alle sue complesse articolazioni spaziali. Berenson, e altri studiosi come Ghiberti, scultori e personaggi dotati di notevole acume critico, individuavano nell’arco di Costantino “la fine dell’arte antica”.

Prima che il giudizio degli esperti fosse così critico, i più eminenti architetti del Quattrocento, dallo stesso Brunelleschi ad Alberti, vollero verificare con gli strumenti dell’Arte: squadra, compasso e senso della misura. Giunsero infatti alla capitale per misurare con precisione d’architetto e d’archeologo, elementi, strutture ed edificî dell’architettura romana, e naturalmente l’Arco di Costantino.

Gli studi si protrassero per buona parte del secolo, sino a quando all’Arco venne offerto infine un ruolo da protagonista nella cappella Sistina. Qui, sotto il coronamento d’un limpido e azzurro cielo stellato, l’arco di Costantino venne elevato a maestoso scenario degli affreschi di Botticelli, privilegio che gli restituì un posto d’onore nell’olimpo dell’arte romana.

Degno di nota come dato storico, è che, in quest’epoca, precisamente nel 1530, Lorenzino de’ Medici venne cacciato da Roma per aver tagliato per divertimento le teste sui rilievi dell’arco, che vennero in parte reintegrate nel XVIII secolo.

Età contemporanea (1789 - attualità)

L’Arco di Costantino, come accennato, è perfettamente conservato grazie al suo profondo legame con la cristianità. Gli abitanti di Roma, sin dal momento in cui i primi monumenti antichi furono distrutti e riutilizzati, rispettarono il monumento come simbolo e memoria dell’imperatore che aveva dato dignità storica alla religione cristiana. Infatti, per i credenti, l’opera non rappresentava solo un trionfo militare (quello di Costantino su Massenzio), ma una vittoria religiosa (quella della cristianità sul paganesimo).

Così, mentre la Roma antica, basti pensare al Colosseo o al Foro Romano, veniva compromessa dai secoli, dalle spoliazioni e dagli eventi, l’Arco di Costantino restò in piedi e intatto.

Venne comunque effettuata un’estesa pulizia all’inizio del ventunesimo secolo, che ha riportato il monumento al suo antico splendore in modo da non sfigurare accanto al suo illustre vicino, il Colosseo.

Da ricordare che nel 1960, durante i Giochi della XVII Olimpiade di Roma, l’Arco di Costantino fu lo spettacolare traguardo della leggendaria maratona vinta a piedi scalzi dall’etiope Abebe Bikila.

Questo monumento onorario di grandi dimensioni, colpisce per la sua imponenza ed il suo fascino soprattutto di notte quando viene illuminato, comunicando a chi osserva la maestosità dell’antico potere romano.

Opere dell’Arco di Costantino

Come accennato, il monumento è ricco di maestosi elementi, opere e decorazioni di diversa epoca della storia romana e in esso convergono stili differenti. Alcuni degli elementi più rilevanti, come l’iscrizione, sono stati citati nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposti in modo più dettagliato.

Anteriormente, è stato menzionato che le modificazioni apportate all’Arco sono legate ad opere preesistenti, edificate da imperatori precedenti che Costantino voleva onorare. Espliciteremo di seguito quali furono queste opere e cosa rappresentavano.

La struttura architettonica dell’Arco

Il monumento è in opera quadrata di marmo nei piloni, mentre l’attico (situato sulla sommità) è realizzato con blocchi marmorei di diverse qualità, reimpiegati da monumenti più antichi, così come buona parte degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione.

L’arco è a tre fornici, e quello centrale, che è il più grande, è lungo 6,5 m e alto 11,45, mentre complessivamente misura 21 m di altezza con l’attico, 25,70 m di larghezza e 7,40 di profondità. Sopra è munito di un attico, di 21 m x 26.

La struttura dell’opera riprende quella dell’arco di Settimio Severo nel Foro Romano, con i tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti plinti, e pure alcuni temi decorativi, come le Vittorie dei pennacchi del fornice centrale.

La cornice dell’ordine principale è di età antonina o severiana, integrata da copie costantiniane per gli elementi sporgenti sopra le colonne, più accurate sulla fronte che ai lati. Riutilizzati anche i capitelli corinzi, anch’essi di epoca antonina, i fusti in marmo giallo antico e le basi delle colonne.

Di epoca costantiniana sono invece gli archivolti (che coronano la parte superiore dell’arco) del fornice centrale, i coronamenti, zoccoli, fregio, architrave e basi dell’ordine principale, archivolti e coronamenti di imposta dei fornici laterali, con andamento non allineato.

Le iscrizioni

A parte l’iscrizione principale, menzionata nella parte storica di questo articolo e approfondita nella sezione Curiosità, in cui il Senato celebra la vittoria di Costantino su Massenzio e che lascia perplessi per alcune affermazioni controverse, sono presenti altre iscrizioni nel monumento, meno predominanti però comunque degne di nota.

Alcune di queste sono situate sulle pareti interne del fornice centrale “LIBERATORI · VRBIS e FVNDATORI · QVIETIS” e al di sopra dei fornici laterali, sulla facciata nord: “VOTIS · X · VOTIS · XX” e sulla facciata sud: “SIC · X · SIC · XX”. Queste ultime si riferiscono ai decennalia e ai vicennalia, ovvero alle celebrazioni per i dieci o venti anni di regno.

I Rilievi

La distribuzione dei rilievi si realizza in modo simmetrico sulle due facciate (nord e sud) e sui due lati corti (est ed ovest) dell’arco. Come da tradizione, negli archi romani decorati da rilievi, sulla facciata esterna (a sud) emergono scene di guerra, mentre sulla facciata interna (a nord), rivolta verso la città, prevalgono scene di pace.

Nello specifico, troviamo nell’attico del monumento coppie di rilievi dell’epoca di Marco Aurelio, mentre sui lati minori sono collocate lastre pertinenti ad un fregio di epoca traianea. La parte inferiore ospita coppie di tondi risalenti all’epoca di Adriano e altri costruiti in epoca costantiniana. Altri bassorilievi si trovano al di sopra degli archi e sui plinti delle colonne.

Protagonisti dei rilievi sono spesso i cosiddetti “buoni imperatori” ovvero Traiano, Adriano e Marco Aurelio che, come commentato in precedenza in questo articolo, erano le figure che Costantino sperava emulare e a cui voleva essere associato, anche a fini politici.

Ricordiamo che l’imperatore doveva legittimare la sua successione in seguito alla sconfitta di Massenzio. Fu quindi in parte una strategia propagandistica quella di proporsi a livello ideologico come colui che avrebbe riportato l’epoca gloriosa del II secolo e dei tre imperatori sopracitati.

Questa strategia si rifletteva anche nella decisione di rimaneggiare le statue delle teste degli imperatori più amati in modo tale che assumessero i suoi tratti, per mostrarsi come erede diretto di questi ultimi. Alle nuove sculture venne apportato addirittura un elemento, identificabile come una sorta di predecessore dell’aureola, detto nimbus, per sottolineare la grandezza della maestosità imperiale.

Le Epoche

Intenteremo qui di riportare le numerose sculture dell’Arco, suddividendole in base alle varie epoche storiche e all’imperatore che le edificò: epoca costantiniana, epoca traianea, epoca adrianea ed epoca commodiana.

In epoca costantiniana le sculture sono distribuite sulle due facciate. Troviamo le statue situate sui plinti delle colonne, che ritraggono delle Vittorie; così come quelle presenti sugli archivolti del fornice centrale. Abbiamo poi quelle sugli archivolti dei fornici minori, che ritraggono divinità fluviali; quelle sulle chiavi degli archi, con figure allegoriche; quelle sulle pareti interne dei fornici minori, con 8 grossi busti di imperatori in rilievo; quelle sopra gli stessi fornici minori, che illustrano la campagna contro Massenzio. E infine sui due lati corti i due tondi con la rappresentazione della Luna, nel lato ovest, e del Sole, nel lato est.

Di epoca traianea sono le otto statue di Daci prigionieri nell’attico, i due pannelli sui lati minori dell’attico con scene di battaglia e gli altri due all’interno del fornice centrale, appartenenti a un unico grande fregio alto circa 3 metri e in origine lungo oltre 35.

Di epoca adrianea, troviamo gli otto tondi della partenza per la caccia che riportano un sacrificio a Silvano, la caccia all’orso, un sacrificio a Diana; nella facciata settentrionale, la caccia al cinghiale, un sacrificio ad Apollo, la caccia al leone ed un sacrificio ad Ercole.

Di epoca commodiana, provenienti da un arco onorario dedicato a Marco Aurelio si possono ammirare gli otto pannelli dell’attico con episodi relativi all’impero di quest’ultimo. Ad esempio, ritroviamo la presentazione di un capo barbaro all’imperatore, dei prigionieri condotti davanti all’imperatore, un discorso del sovrano ai soldati e un sacrificio nell’accampamento. Nella facciata settentrionale abbiamo episodi dell’arrivo e della partenza a e da Roma dell’imperatore, scene di distribuzione di denaro al popolo e la resa di un capo barbaro.

Fregio traianeo e Daci dell’Attico

I 4 rilievi con scene di battaglia menzionati in precedenza, ognuno formato da due lastroni in marmo, stanno sulle pareti laterali del fornice centrale e sui lati corti dell’attico. Il fatto che combacino perfettamente conferma che si tratti di un unico fregio, di circa 3 m di altezza, che raffigurava le gesta dell’imperatore Traiano durante le campagne di conquista della Dacia, proveniente dal Foro di Traiano.

Il fregio, nelle parti combacianti sull’Arco, raffigura da destra a sinistra: la conquista di un villaggio dacico da parte della cavalleria e della fanteria romana che spingono i prigionieri, in secondo piano i soldati, sullo sfondo delle capanne del villaggio, mostrano le teste mozzate dei barbari. I prigionieri sono poi incalzati dall’altro lato da una carica della cavalleria guidata dall’imperatore, il quale nella scena seguente entra a Roma, incoronato da una Vittoria e guidato dalla Virtus (predisposizione d’animo volta al bene).

Il fregio dei Daci, confrontato coi rilievi della Colonna Traiana, fa sospettare che le opere provengano dallo stesso artista, anche per alcune scene simili, come quella in cui Traiano riceve le teste di due capi daci e le scene di cavalleria alla carica. Sempre dal Foro di Traiano provengono le otto statue di prigionieri Daci in marmo pavonazzetto su basamenti in marmo cipollino che sovrastavano l’attico (testa e mani delle sculture e una delle figure per intero, in marmo bianco, sono dovute al restauro del XVIII secolo).

Tondi Adrianei

Otto rilievi tondi dell’epoca di Adriano di oltre 2 m di altezza sono situati al di sopra dei fornici laterali, sulle due facciate, inseriti a coppia in un campo rettangolare che in origine era ricoperto da lastre di porfido. L’attribuzione adrianea deriva da fattori stilistici e soprattutto dalla presenza della figura di Antinoo, noto per la sua relazione amorosa con Adriano.

Vi sono raffigurate scene di caccia e scene di sacrificio a divinità pagane, e anche in questi tondi le teste dell’imperatore sono state rilavorate come ritratti di Costantino, nelle scene di sacrificio, e di Licinio o di Costanzo Cloro nelle scene di caccia; viceversa per i tondi collocati sulla facciata nord.

La disposizione attuale dei tondi sull’arco, che differisce da quella originale, è distribuita sulla facciata meridionale e sono visibili le rappresentazioni: Partenza per la caccia, Sacrificio a Silvano, Caccia all’orso, Sacrificio a Diana; mentre sulla facciata settentrionale abbiamo Caccia al cinghiale, Sacrificio ad Apollo, Caccia al leone, Sacrificio ad Ercole.

Affiancano l’imperatore nelle scene due o tre personaggi, a cavallo in due dei rilievi di caccia, e a piedi negli altri. Le composizioni sono precisamente preparate intorno alla figura imperiale e gli sfondi sono essenziali, secondo le convenzioni dell’arte ellenistica.

I Rilievi di Marco Aurelio

Sull’attico, ai lati dell’iscrizione, sono murati otto rilievi rettangolari alti oltre 3 m che raffigurano episodi delle imprese di Marco Aurelio contro i Quadi e i Marcomanni del 175 d.c.

Le teste dell’imperatore sono state rimaneggiate anche qui e trasformate in ritratti di Costantino e Licinio. Oggi le teste sono quelle del restauro del XVIII sec. e raffigurano Traiano, in quanto all’epoca i rilievi erano stati attribuiti all’epoca di questo imperatore. Sembra che vi siano inoltre altri tre rilievi simili oggi esposti a Palazzo dei Conservatori.

Si può notare la ripetizione dello stesso personaggio nelle scene raffigurate e la sua presenza fissa, alle spalle dell’imperatore, rimanda a una figura nota come il genero e successore possibile di Marco Aurelio, Tiberio Claudio Pompeiano. Questa coincidenza fa pensare a un’origine comune dei rilievi.

L’attuale ordine dei rilievi sulla facciata meridionale, da sinistra a destra prevede: Rex datus che raffigura la presentazione all’imperatore di un capo barbaro sottomesso, Captivi, in cui un principe barbaro viene condannato e condotto all’imperatore; Adlocutio, nel quale l’imperatore parla i soldati e dietro di lui c’è Pompeiano. Abbiamo infine Lustratio, dove Marco Aurelio, vestendo effettua un sacrificio su un altare mobile e circondato dai soldati, anche qui, alle sue spalle si vede Pompeiano.

Sulla facciata settentrionale invece, sempre da sinistra a destra: Adventus, nel cui scenario Marco Aurelio arriva a Roma e viene invitato nella Porta Triumphalis, mentre il tempio sullo sfondo è quello di Fortuna; Profectio, che raffigura la partenza dell’imperatore da Roma; Liberalitas, che raffigura una scena in cui l’imperatore in toga è collocato su un podio e, accompagnato dai suoi generi, distribuisce denaro al popolo. Abbiamo infine Submissio o Clementia che raffigura Marco Aurelio mentre assolve un principe barbaro sottomesso.

Si pensa che i dodici rilievi originari provenissero da un arco, oggi scomparso, dedicato a Marco Aurelio, sul Campidoglio. Un’altra ipotesi è che appartenessero al complesso edificato in onore dell’imperatore dal figlio Commodo nel Campo Marzio di cui oggi rimane la Colonna Antonina.

L’ordine dei pannelli nel monumento originario era diverso da quello odierno sull’arco, nel quale i rilievi non seguivano un ordine narrativo, ma si preferì suddividere le facciate in base alle tematiche di guerra (a sud) e di pace (a nord), o ad effetto, come nell’accostamento della partenza (Profectio) e dell’arrivo (Adventus). Un altro tema emergente e non scontato riguarda la pietà per i vinti (come nella Colonna Traiana).

Le scene sono di tipo onorario, non trionfale, in quanto il Senato non stabilì il trionfo per l’imperatore al ritorno delle campagne del 171-172. I rilievi sono databili al 173 e includono eventi futuri, immaginati dai senatori, come la scena della Liberalitas, che di fatto non avvenne mai.

Tondi costantiniani

Sui lati corti dell’arco il ciclo è completato da due tondi scolpiti all’epoca di Costantino; sul lato est il Sole-Apollo sulla quadriga sorge dal mare, mentre sul lato ovest la Luna-Diana guida invece una biga che si immerge nell’Oceano: i due rilievi inquadrano la vittoria dell’imperatore in una dimensione cosmica.

Fregi costantiniani

Al di sopra dei fornici laterali e sotto i tondi adrianei, un fregio continuo (alto poco meno di 1 m) che prosegue anche sui lati corti del monumento, fu scolpito ai tempi di Costantino direttamente sui blocchi della muratura, leggermente sporgenti. Si può identificare l’epoca grazie ai drastici cambiamenti artistici rispetto alla precedente tradizione classica.

La narrazione, che riguarda gli episodi della guerra contro Massenzio e la celebrazione della vittoria di Costantino a Roma, inizia sul lato corto occidentale e continua girando intorno all’arco in senso antiorario.

In questo unico fregio possiamo riconoscere l’unione di diversi fregi che narrano sequenze distinte. Abbiamo il fregio Profectio (Profezia), che racconta la partenza dell’imperatore da Milano e riporta elementi di buon auspicio. Il fregio Obsidio (Assedio), sul lato meridionale, narra l’assedio di Verona, il fregio Proelium (Battaglia) rappresenta la battaglia di Ponte Milvio, con il massacro della cavalleria di Massenzio.

Ingressus (Entrata) mostra l’arrivo a Roma dell’imperatore il 29 ottobre 312, mentre con Oratio (Discorso) si mostra l’imperatore al centro del Foro romano, nell’atto di tenere un discorso dai rostra (tribune dei magistrati). Infine con il fregio Liberalitas (Generosità) viene rappresentata una scena di distribuzione di denaro al popolo, che avvenne il 1º gennaio 313.

Analizzando il fregio, notiamo come le figure siano più tozze, con teste leggermente sproporzionate, le scene raffigurate sono di massa, la figura individuale tipica della visione artistica greca passa in secondo piano.

Il ricorso a nuovi strumenti come il trapano inoltre permise scavature più marcate, quindi ombre più scure in netto contrasto con le zone illuminate. Si privilegia la linea di contorno rispetto ad una reale consistenza volumetrica, e i volti con gli occhi grandi e sbarrati sono segnati da un marcato espressionismo.

Altre differenze stilistiche rispetto alle tecniche passate, riguardano la disposizione dei personaggi all’interno della rappresentazione. Si tratta infatti di uno dei primi casi a Roma di proporzioni tra le figure organizzate secondo gerarchia, caratteristica tipica della successiva arte paleocristiana e medievale. Nella scena dell’Oratio, l’imperatore si trova ad esempio in posizione rialzata sulla tribuna, di dimensioni maggiorate, come una divinità che si mostri ai fedeli.

Curiosità sull’Arco di Costantino

L’Arco come monumento Rivoluzionario

L’allontanamento dalle ricerche naturalistiche dell’arte greca portava a una più facile interpretazione delle immagini. Per alcuni segno di decadenza (come abbiamo visto nella sezione storica di questo articolo) e di allontanamento dalla tradizione colta dell’arte romana di matrice ellenistica, che era stata profondamente assimilata a partire dall’epoca medio-repubblicana dalla classe alta romana.

Per altri si tratta di un’interpretazione artistica delle province romanizzate e una maggiore naturalezza; nonché sintomo dell’avvento di nuovi di stili artistici che troveranno maggiore respiro in epoche successive, in cui l’arte come mimesis ha ceduto il passo all’arte astratta, all’arte intesa come simbolo, come contenuto.

In entrambi i casi, in qualunque modo ci si voglia posizionare rispetto a questo stile, per molti ci troviamo davanti a qualcosa di nuovo, e pertanto rivoluzionario, ad un rilievo che rompe drasticamente il filo costruito da tutta la tradizione colta precedente, ormai plurisecolare, dell’arte ufficiale praticata dai romani. Siamo di fronte ad un completo annientamento, alla completa negazione di una tradizione artistica.

Il senato, organo politico conservatore e scrigno vetusto di tradizioni, cercando di interpretare il pensiero del nuovo sovrano, ordina un monumento che da una parte porta inciso sulla propria superficie il riferimento ad una tradizione, ad una storia, quella antica, ormai al crepuscolo, ormai costretta a racimolare i propri pezzi dalle vestigia che intasano la capitale e, dall’altra, si apre al prossimo e complesso millennio cristiano, irto di simboli e misteri.

L’iscrizione controversa e “l’ispirazione divina”

Riportiamo qui la versione tradotta dell’iscrizione tanto discussa, per poterla analizzare, ricordando che venne fatta costruire dal Senato, per ingraziarsi il nuovo imperatore e per celebrare la sconfitta del tiranno Massenzio. La versione originale è riportata nella sezione Storica di questo articolo:

“All’imperatore Cesare Flavio Costantino Massimo, Pio, Felice Augusto, il Senato e il popolo romano, poiché per ispirazione divina e per la grandezza del suo spirito, con il suo esercito rivendicò per mezzo di giusta guerra lo Stato dal tiranno e, ad un tempo, da ogni fazione, dedicarono questo arco insigne per trionfi”.

La frase “per ispirazione divina”, in particolare, ha aperto molteplici questioni e dibattiti tra gli studiosi che, non giungendo ad una conclusione condivisa, rimarcano il fatto che si possono riconoscere in quel concetto formulazioni proprie sia della cultura cristiana sia di quella pagana.

Innanzitutto, con tale formula l’iscrizione sull’arco trionfale indica che Costantino ritenesse la vittoria alla battaglia del Ponte Milvio non solo frutto della propria genialità militare, politica e strategica, ma anche all’appoggio e al sostegno ottenuto da parte di un elemento soprannaturale.

L*’Ambiguitatis Costantiniana* e la sfera religiosa

Ricollegandoci all’iscrizione sopracitata, alcuni sostengono che, se si analizza in rapporto col programma iconografico dell’arco, non c’è dubbio che le divinità possibili a cui ci si può riferire possano essere solo il Sole, il numen dell’Imperatore (ovvero la sua potenza divina), per cui tanto la grandezza di mente quanto l’ispirazione divina apparterrebbero allo stesso Costantino, o la dea Roma, la divinità tutelare dell’Urbe che abbandona Massenzio per Costantino. In generale quindi, divinità pagane.

Un secondo filone di pensiero invece, rappresentato soprattutto dallo storico Eusebio di Cesarea, sostiene che con quella affermazione l’imperatore stesse abbracciando la religione cristiana monoteista. Per corroborare questa interpretazione viene citato l’episodio dell’apparizione della croce a Costantino prima della battaglia contro Massenzio.

Si tratta di una scena raffigurata nel dipinto del 1606 di Grazio Cossali in cui viene rappresentato l’episodio religioso saliente della battaglia di Ponte Milvio, quando si narra che l’imperatore avesse visto in cielo una croce accompagnata dalla scritta In hoc signo vinces, che significa “sotto questo segno vincerai”. Nell’opera si vede Costantino inginocchiato, rivolto verso la Croce apparsa in alto, fra raggi di luce e angioletti.

Ricordiamo che con l’Editto di Milano del 313 Costantino riconobbe la libertà di culto a tutte le religioni, facendo in modo che il cristianesimo venne così considerato religione lecita nell’Impero ed ottenne un riconoscimento ufficiale, trasformando con il tempo se stesso nel Pontefice Massimo.

Nonostante però Costantino vedesse nella religione monoteista una possibile base ideologica del potere imperiale, e affine in questo senso al culto dinastico del Sol Invictus, egli non si schierò mai totalmente. Si convertì infatti al cristianesimo solo in punto di morte, quando ricevette il battesimo.

Si può concludere quindi che la ambiguitatis costantiniana o ambiguità costantiniana rappresentava un vero e proprio modus operandi dell’imperatore. Bisogna riconoscere che, al di là dei vari schieramenti interpretativi, la vera forza di Costantino, concretizzata nell’Arco, fu quella di riuscire a comunicare una serie di specifici messaggi, solo apparentemente contraddittori, perché finalizzati al suo progetto di unire molteplici anime all’interno dell’Impero e alle aspettative delle componenti politiche e sociali dell’epoca.

La Monetazione di Costantino

Per quanto riguarda la monetazione, dall’assunzione del titolo di Augusto alla guerra contro Massenzio sono abbondanti le emissioni dedicate al Dio Sole che campeggiano su un terzo delle monete di bronzo coniate in quei cinque anni. Contemporaneamente l’Imperatore assunse il titolo di Invictus (invincibile), e il suo ritratto cominciò ad essere raffigurato con l’attributo solare della corona radiata.

La storiografia più recente è convinta che la scelta di affidarsi in modo sempre più esclusivo alla protezione del Dio Sole sia stata una scelta personale, collegata alla fine dell’alleanza politica con Massimiano e alla necessità di individuare un protettore celeste non troppo identificato con la generazione precedente, che si era affidata soprattutto a Giove. Il Sole, oggetto di venerazione sotto gli Imperatori del III secolo, rispondeva a questa esigenza.

Successivamente, tra 312 e 316, più di metà di tutte le monete emesse in circolazione fra la vittoria di Ponte Milvio e la guerra d’Oriente erano dedicate al Sole, segno inequivocabile di una scelta religiosa ostentata e popolare fra i ranghi dell’esercito. Fra tutte le coniazioni celebrative di quegli anni la più impressionante è il medaglione d’oro coniato a Pavia nel 313, in cui compaiono affiancate le teste dell’Imperatore e del suo commilitone divino.

La scomparsa del Sole dalla monetazione bronzea venne letta da molti come indizio di un’evoluzione nelle credenze personali di Costantino, ma deve essere interpretata anche nel quadro della sua propaganda e della costruzione della sua immagine. Non era infatti un caso che Costantino pubblicizzò il proprio legame col Sole nel momento in cui si presentava ai suoi sudditi orientali, in aree in cui questo culto era particolarmente forte.

La Sconfitta di Massenzio: frutto di una guerra civile?

Secondo alcune teorie, la disfatta di Massenzio è in realtà frutto di un trionfo in una guerra civile. Secondo antiche regole, una tale vittoria, non avrebbe implicato la possibilità di costruire un arco trionfale perché macchiata con il sangue di altri romani.

Sicuramente, questa regola non era più valida quando l’arco di Costantino fu costruito perché ormai l’impero era ben diverso da quello dei secoli precedenti. Ottaviano Augusto (primo imperatore) è l’unico a fare eccezione. Dopo la vittoria sul cugino Marco Antonio nella battaglia di Azio (31 a.C.), attribuì al suo avversario il ruolo di traditore di Roma.

Così, grazie a questo stratagemma, Marco Antonio non fu più visto come un cittadino di Roma. Agli occhi del popolo e della legge era un nemico della Res Publica, in parte come Massenzio, considerato alla fine un pessimo sovrano e nemico del popolo. Quindi la costruzione di un arco trionfale era giustificata.

La Meta Sudans

Nel 1936, si decise di demolire, per un banale motivo di intralcio al traffico, un monumento collocato proprio in prossimità del Colosseo e dell’Arco, la “Meta Sudans“. Si trattava di una fontana monumentale in mattoni, di forma tronco conica, realizzata sotto l’imperatore Tito.

Il nome derivava dalla sua forma che ricordava le “mete”, ossia pietre piramidali dove voltavano le quadrighe nei circhi. Veniva inoltre definita “sudante” perché l’acqua sembrava scivolare come sudore sulle pareti marmoree della fontana, infatti, la palla di bronzo era crivellata da fori da cui usciva l’acqua.

Un’antica leggenda racconta che i gladiatori, dopo i combattimenti, si recassero presso la fontana per lavarsi e dissetarsi. I resti della fontana flavia, che consistevano ormai in una pietra con pochi dettagli, furono definitivamente smantellati in epoca fascista durante i lavori per la costruzione della via dei Trionfi.

Altri rilievi costantiniani

A parte i rilievi trattati nella sezione precedente, che sono i principali, pare che altri siano collocati sui plinti delle colonne, accoppiati simmetricamente e raffiguranti: nella parte frontale le dee della Vittoria che reggono rami di palma e trofei con barbari prigionieri, sui lati dei fornici laterali, prigionieri nordici e orientali da soli o con soldati romani, sui lati del fornice centrale invece, soldati coi signa (scritte e insegne) o Sol Invictus e Victoria.

Troviamo poi otto busti su lastre inseriti nella muratura dei passaggi laterali con ritratti imperiali e figure di divinità; le Vittorie alate con trofei e i Geni delle Stagioni (personificazioni delle stagioni dell’anno) nei pennacchi del fornice centrale e infine le personificazioni di fiumi nei pennacchi dei fornici laterali.

Sono visibili inoltre sculture con raffigurazioni di divinità: sui fornici laterali abbiamo Marte, Mercurio e Genius populi Romani (spirito protettivo e vitale per il popolo romano); sul fornice centrale Roma e Quies Rei Publicae (figura allegorica riguardante la pace dello Stato). Le figure allegoriche costantiniane si rifanno alla tradizione figurativa, ma viene a mancare la parte emotiva.

Gli innumerevoli Archi romani

I più rilevanti, oltre a quello di Costantino, nonché quelli ancora in buone condizioni, sono senza dubbio l’Arco di Tito e l’Arco di Settimio Severo.

Il primo, monumentale ingresso al Foro Romano, fu edificato per celebrare il trionfo dell’Imperatore sulla Giudea conquistata (70 d. C.). L’iscrizione dedicatoria sull’attico ne data la costruzione al tempo di Domiziano (81-96 d. C.), dopo la morte di Tito. L’arco, per la sua semplicità, la nobiltà delle proporzioni e la decorazione scultorea è un bellissimo esempio di sobrietà ed equilibrio. I rilievi all’interno del fornice, rappresentano le due parti culminanti della processione trionfale e, anche se giunti a noi in un deprecabile stato di mutilazione, essi sono considerati come la più alta espressione dello stile illusionistico nella scultura romana.

Il secondo, venne edificato da Settimio Severo nel 203 d. C. e dedicato anche ai figli Caracalla e Geta; in seguito il nome di Geta verrà cancellato da Caracalla, che fece uccidere il fratello. L’Arco fu eretto da Severo a commemorazione dei primi dieci anni del suo impero e per ricordare le vittorie riportate sui Parti, sugli Arabi e sui popoli della Mesopotamia (193-199 d. C.). Alla bellezza delle proporzioni architettoniche, che fecero di quest’arco un modello, nuoce la sovrabbondanza della decorazione scultorea, che raffigura scene delle campagne militari dell’Imperatore in Oriente e l’omaggio dei popoli sottomessi.

Abbiamo inoltre l’Arco di Giano al Velabro, una struttura quadrifronte situata tra il Tevere e il Foro romano il cui nome non si riferisce, come si penserebbe al dio bifronte Giano; ma indica piuttosto un passaggio. Non si tratta quindi di un arco trionfale, così come il cosiddetto Arco degli Argentari, che è in realtà una porta architravata.

Vi sono inoltre notizie della presenza di numerosi altri archi minori, scomparsi o meno noti. Secondo i Cataloghi regionari (registri delle 14 regioni di Roma augustea) erano ben 36. Tra questi ricordiamo: l’Arco di Pompeo (61 a. C.), l’Arco di Druso (9 a. C.), l’Arco di Nerone (62 a.C.), l’Arco di Marco Aurelio (176 d. C.) etc.

Consigli utili

  • Insieme al Colosseo e ai Fori Imperiali, l’Arco fa parte di un tour completo che ti permette di approfondire storia e cultura della città eterna, altamente consigliato.

  • E’ possibile visitare l’Arco di Costantino in ogni periodo dell’anno.

  • Per una visita estiva si consigliano le prime ore del mattino oppure al tramonto.

  • Per apprezzare pienamente il monumento si consiglia l’utilizzo di una guida.

  • La visita all’Arco di Costantino è libera (visitabile solo esternamente).

  • Si consiglia di dedicare almeno mezz’ora alla visita del monumento.

  • E’ preferibile indossare scarpe comode e un cappello, soprattutto nella stagione estiva.

  • Se si decide di optare per una visita guidata, consigliamo di prenotarla in anticipo.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Il Colosseo Romano

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili di Roma. L’entrata è inclusa nel biglietto per il Foro Romano e il Palatino.

Si trova a 140 m dall’Arco di Costantino (2 minuti a piedi).

Colle Palatino

E’ di minore importanza rispetto al Foro Romano ma è comunque di grande interesse turistico. Qui si trovano le rovine della residenza imperiale e inoltre offre viste incredibili del Foro Romano e del Circo Massimo. L’entrata è inclusa nel biglietto del Colosseo e del Foro Romano.

L’entrata al Palatino si trova a 400 m a ovest dell’Arco di Costantino (6 minuti a piedi).

Foro Romano

Si tratta della zona in cui si concentrava la vita sociale, politica, religiosa e culturale dell’antica Roma. Era il centro dell’Impero e le rovine presenti sono immensamente interessanti. E’ una visita obbligatoria e l’accesso è incluso nel biglietto del Colosseo.

L’entrata al Foro Romano si trova giusto a 30 m dall’Arco di Costantino.

I Fori Imperiali

E’ anche possibile visitare i Fori Imperiali, i quali sono estensioni del Foro Romano realizzate da diversi imperatori. Per raggiungerli devi solo seguire la Via dei Fori Imperiali in direzione Piazza Venezia.

L’entrata ai Fori Imperiali si trova a 900 m a nord-est dall’Arco di Costantino (11 minuti a piedi).

Piazza Venezia

La Piazza Venezia con l’Altare della Patria è una delle icone di Roma. E’ situata ai piedi del colle Campidoglio, dove si intersecano cinque delle vie più importanti della città. Ottenne il suo nome per il Palazzo Venezia, che si trova vicino e che venne utilizzato come ambasciata della repubblica di Venezia a Roma.

Si trova ad 1,2 km ad ovest dell’Arco di Costantino (15 minuti a piedi).

Circo Massimo

Si tratta dello stadio sportivo più grande della storia. La maggior parte della struttura si trova ancora sotto terra, però si può visitare una parte delle rovine. Durante la visita è anche possibile sperimentare, mediante realtà virtuale, come erano le strade nell’antica Roma.

L’entrata al Circo Massimo si trova a 850 m a sud dell’Arco di Costantino (10 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a 700 m a nord-est dell’Arco di Costantino (10 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus è situato a 500 m dall’Arco di Costantino (7 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

A pochi minuti a piedi dal Colosseo si trova la Basilica di San Clemente. Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 700 m dall’Arco di Costantino (9 minuti a piedi).