Roma
Circo Massimo Jeremy Vandel

Il Circo Massimo

Visitare il Circo Massimo è una delle tappe fondamentali per conoscere la storia della capitale d’Italia. Considerata la più grande struttura per spettacoli costruita dall’uomo, quest’area archeologica è stata per circa mille anni la sede di leggendarie attività ludiche.

Costruito nella valle Murcia, tra il colle Palatino e l’Aventino di Roma, il Circo Massimo si estende per 600 metri di lunghezza e 140 di larghezza. Con una capienza di 300 mila persone circa, poteva contenere un quarto della popolazione romana dell’epoca.

La sua funzione principale era quella di ospitare i Giochi romani (Ludi Romani) in onore di Giove. Sono stati i giochi più antichi della città e si sono tenuti ogni anno a settembre, con 15 giorni di corse di cavalli e sfilate militari.

Breve storia del Circo Massimo

Periodo monarchico (dal 753 al 509 a.C.)

Il luogo in cui sorse il Circo Massimo, era inizialmente un ampio spazio pianeggiante anticamente noto come Vallis Murcia, cioè un bacino utilizzato per far defluire le acque pluviali verso il Tevere ed era, pertanto, un’area paludosa, lunga e stretta. Adatta, anche per questo, alle corse di cavalli.

Queste caratteristiche e la sua prossimità all’approdo del fiume Tevere, fecero sì che il luogo costituisse fin dalla fondazione della città lo spazio elettivo in cui condurre attività di mercato, di scambi con altre popolazioni, e di socializzazione.

E’ quasi certo che al tempo della monarchia dei Tarquini, furono eseguiti i lavori di incanalamento e di copertura del torrente che attraversava la zona. Una volta effettuata la bonifica, i Romani cominciarono a costruire il Circo.

Le prime installazioni in legno, probabilmente in gran parte mobili, risalirebbero infatti all’epoca di Tarquinio Prisco, nella prima metà del VI secolo a.C., per i grandi Ludi Romani, festività del calendario dell’antica Roma, organizzati per la vittoria sulla città di Apiolae.

La leggenda narra che fu in quest’epoca che avvenne il famoso episodio del ratto delle sabine, organizzato da Romolo durante i festeggiamenti per il dio Conso, come verrà spiegato in dettaglio nella sezione Curiosità.

Periodo repubblicano (509 - 27 a.C.)

La costruzione di primi impianti stabili risalirebbe al 329 a.C., quando furono edificati i primi carceres: zone in cui sostavano gli equipaggi prima di una gara e che si aprivano simultaneamente. Oltre ai dodici stalli di partenza chiusi da cancelli, fu costruita anche la porta Pompae, dalla quale entravano gli atleti, nonché un muro longitudinale che divideva in due parti l’arena del circo decorate da statue da piccoli tempi.

Le prime strutture in muratura, soprattutto legate alle attrezzature per le gare, furono create probabilmente solo nel II secolo a.C. e fu Gaio Giulio Cesare a costruire i primi sedili in muratura e a dare la forma definitiva all’edificio, a partire dal 46 a.C.

Cesare fece anche scavare un canale che serviva per far defluire le acque nel fiume che scorreva lungo il lato esterno del Circo. Tale canale aveva anche un’altra funzione: impedire che le belve coinvolte nei giochi attaccassero gli spettatori.

Nel frattempo, un incendio nel 31 a.C., il primo dei tre, distrusse la prima struttura in legno. L’imperatore Augusto lo fece ricostruire aggiungendo un palco imperiale sul Palatino e un grande obelisco di Ramses II, che fu collocato sulla spina (una lunga e larga muraglia al centro) come decorazione.

La cavea, cioè lo spazio riservato agli spettatori era articolato in tre piani, separati, in senso orizzontale da appositi corridoi e in senso verticale da scale. I senatori occupavano la parte inferiore che era quella più vicina alla pista e quella immediatamente superiore era riservata ai cavalieri. Tutto il resto era per il popolo.

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

Un secondo incendio, nel 64 d.C., durante il regno di Nerone, divampò bruciando gran parte di Roma per sei giorni, distruggendo buona parte della città e del complesso, fatto poi ricostruire dallo stesso Nerone.

Anche l’imperatore Tito apportò delle modifiche al Circo Massimo. In suo onore venne costruito un arco maestoso ben inserito nella struttura, oggi scomparso, da non confondere con l’arco del Foro Romano che porta lo stesso nome.

Successivamente anche Domiziano e Traiano fecero altri lavori di abbellimento ed ampliamento. Dopo un grave incendio sotto Domiziano, infatti, la ricostruzione, probabilmente già iniziata sotto questo imperatore, venne completata da Traiano nel 103.

A quest’epoca risalgono la maggior parte dei resti giunti fino a noi. Sono ricordati ancora restauri sotto Antonino Pio, Caracalla e Costantino I.

Epoca medievale (476 d.C. - 1492)

A questo punto le dimensioni del circo erano eccezionali, come accennato nella parte introduttiva. La facciata esterna aveva tre ordini: solo quello inferiore, di altezza doppia, era ad arcate. La cavea poggiava su strutture in muratura, che ospitavano i passaggi e le scale per raggiungere i diversi settori dei sedili, ambienti di servizio interni e botteghe aperte verso l’esterno.

Sul lato sud si trovava una torretta medioevale detta “della Moletta” appartenuta ai Frangipane. La spina era riccamente decorata da statue, edicole e tempietti e vi si trovavano sette uova e sette delfini da cui sgorgava l’acqua, utilizzati per contare i giri della corsa.

Nel Medioevo vi fu, però, un cambiamento culturale notevole e l’area del Circo Massimo venne utilizzata in vari modi, come quello agricolo, mentre ad est venne costruito un complesso collegato alla diaconia di Santa Lucia in Settizonio che svolse attività assistenziali per i pellegrini.

In quest’epoca non vi era più alcuna istituzione, né pubblica né privata, che organizzasse spettacoli circensi, attività su cui era pesantemente caduto il discredito della cultura cristiana, ostile alle esibizioni cruente messe in scena nei circhi, giudicate immorali. L’ultima gara infatti risale al 549, organizzata da Totila.

Rinascimento (1492 - 1789)

Durante il Rinascimento, il Circo Massimo divenne sede di magazzini, manifatture, imprese artigianali e abitazioni. Nel 1587 per volere di Sisto V vennero riportati alla luce i due grandi obelischi egizi che si trovavano al centro della pista e posti in Piazza del Popolo ed in Piazza S. Giovanni in Laterano. Dal 1645, invece, alle pendici del monte Aventino, si impiantò il Cimitero Israelitico, alcuni cipressi ancora oggi ne indicano l’antica localizzazione.

Secondo un documento pubblicato in questa epoca fu concesso ad una compagnia di calciaiuoli di appropriarsi di materiali e demolire edifici alla luce del sole, sotto l’occhio indifferente delle autorità, anzi col consenso di questa e con la partecipazione degli utili. Questo accadde per travertini del Colosseo, per il fornice di Lentulo, per il circo Massimo e cento altri monumenti consumati in servigio della creazione della Basilica di S.Pietro.

Bisogna inoltre aggiungere che, in questo periodo storico, gli spettacoli circensi assunsero una connotazione distinta rispetto a quella sviluppata all’epoca della Roma Antica, anche grazie alle pressioni cattoliche menzionate anteriormente.

Si trattava di esibizioni più blande, con giocolieri, acrobati, burattini e animali ammaestrati; che si svolgevano in differenti strutture. Questi spettacoli erano molto lontani dalle cruenti e viziose gare del Circo Massimo.

Età contemporanea (1789 - attualità)

L’assetto antico è oggi riconoscibile soltanto dalla persistenza di alcune botteghe artigiane (un fabbro, una bottega di tende, un’osteria diventata ristorante) alla fine di via dei Cerchi, sotto il Palatino. I lavori di liberazione si svolsero tra il 1911 e i successivi anni.

Negli anni ‘30 grandi opere di scavo hanno, infatti, messo in luce buona parte dell’emiciclo e i resti dell’Arco di Tito. In seguito l’area è stata ceduta al Partito Nazionale Fascista, che la utilizzò, per l’alto valore simbolico, per i suoi eventi ed esposizioni, come le grandi mostre degli anni 1937-40, ne è un esempio la Mostra del Tessile Nazionale.

Nell’immediato dopoguerra ritorna ad essere uno spazio verde, in cui le strutture antiche sono sostanzialmente abbandonate.

Gli interventi successivi hanno restituito una nuova leggibilità al monumento, ridefinendo la zona dell’emiciclo attraverso operazioni di restauro delle strutture, contenimento del terreno e la realizzazione di nuovi percorsi di visita con relativi impianti di illuminazione.

Le indagini archeologiche recentemente concluse (2016) hanno permesso di arricchire il quadro delle conoscenze sul monumento. Attualmente sono numerosi gli eventi che si svolgono ogni anno nell’antico Circo romano, di qui tra i tanti artisti si sono esibiti i Rolling Stones e Bruce Springsteen, solo per citarne alcuni e Papa Francesco vi ha celebrato il Giubileo d’Oro.

Edifici e monumenti del Circo Massimo

Il Circo Massimo è ricco di maestose opere e monumenti di diversa epoca della storia romana. Alcuni dei più rilevanti sono stati citati nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposti in modo più dettagliato.

Le parti del Circo Massimo

Nell’edificio di età imperiale si ritrovano, sotto forma di monumenti, tutti quegli elementi religiosi e simbolici collegati alle origini del Circo ed alle antiche manifestazioni che si tenevano nella valle Murcia, in cui si celebravano culti e cerimonie collegati alle principali fasi dei cicli agricoli.

Come accennato nella sezione storica, le parti principali costituenti il monumento erano le gradinate (cavea), con la parte alta costruita in legno, gli stalli di partenza dei carri (carceres) e la lunga e larga piattaforma rettangolare posta al centro della pista (spina o euripus), con due grandi segnacoli alle estremità (metae) la cui funzione principale era quella di delimitare internamente lo spazio delle corse. In questa striscia centrale erano collocati i più importanti altari dedicati alle divinità che sovrintendevano alle attività della valle, come il dio Conso.

Tra il II ed il I sec. a.C. vengono predisposti i meccanismi per contare i giri di pista, le Uova ed i Delfini. Due grandi obelischi in granito rosso provenienti dall’Egitto furono posti da Augusto nel 10 a C. e nel 357 da Costanzo II. L’antico altare di Murcia, la divinità tutelare della valle, inoltre, era ancora presente in età imperiale sulla pista.

Nel circo di età imperiale si ergeva un tempio dedicato al Sole sul versante del lato Aventino, sulle cui scalinate si posiziona il Tribunale dei giudici di gara, mentre di fronte, sul versante del colle Palatino, acquistava forme monumentali il Pulvinar, una struttura a forma di tempio destinato ad ospitare i membri della famiglia imperiale e le statue delle divinità che assistevano ai giochi e che venivano portate in processione prima delle manifestazioni.

Le parti del Circo erano cariche di significati simbolici: le porte dei carceres erano 12 come i segni zodiacali e i mesi dell’anno, i quattro colori delle squadre delle corse di cavalli erano in relazione alle stagioni, le Mete rappresentavano i confini dell’oriente e dell’occidente, i giri della corsa erano sette come i pianeti ed i giorni della settimana, ed al sole erano dedicati anche i due grandi obelischi egizi.

L’Emiciclo

L’emiciclo orientale del Circo Massimo è un settore che risulta documentato anche nella antica pianta marmorea di Roma (Forma Urbis) e che si è parzialmente conservato fino al secolo scorso grazie all‟utilizzo continuo nel tempo di alcune delle sue strutture.

Gli ambienti esterni attualmente visibili si ripetono in successione e sono disposti in funzione dei percorsi: alcuni sono dotati di scale diretti ai piani superiori, altri di passaggi diretti dal piano terra verso la parte più bassa delle gradinate (ima cavea) ed infine ci sono stanze aperte solo verso la strada utilizzate come botteghe (tabernae) che potevano essere suddivise al loro interno con tramezzi o piani rialzati in legno.

E’ proprio questo il settore del circo da cui la notte del 18 luglio del 64, durante il principato di Nerone, si sviluppò il disastroso incendio che distrusse gran parte di Roma. A causa delle botteghe piene di merci infiammabili, le fiamme divamparono violente e alimentate dal vento, avvolsero il circo e diversi quartieri della capitale.

La Torre della Moletta

All’estremità meridionale del Circo Massimo si trovava una torre medievale variamente nota come come Torre dell’Arco, data la sua collocazione in prossimità del monumento trionfale a tre fornici, innalzato dall’imperatore Tito all’ingresso dell’Ippodromo, o ancora, come Torre della Moletta, per la presenza di un mulino che le venne associato a partire dal XIII secolo fino agli anni Trenta del Novecento.

La terza denominazione della costruzione è Torre Frangipane, dal nome della nobile famiglia romana che, già insediata sul Palatino e nella zona del Velabro, alla metà del XII secolo volle estendere le sue proprietà verso il Circo. Di fatto, secondo il primo documento noto relativo alla Torre (datato 18 marzo 1145) si decretava che l’abate del vicino monastero di S. Gregorio cedeva la struttura indefinitamente a Cencio Frangipane.

La Torre, a pianta quadrata, è costituita da un paramento murario a blocchetti di tufo alternato a mattoni e a materiale marmoreo di recupero, largamente modificato in varie epoche. Intorno alla metà dell’ottocento, infatti, con la profonda trasformazione del luogo, la Torre risultò essere inglobata all’interno di numerose costruzioni. Con il tempo, questo ha comportato la definitiva cancellazione di tutte le fasi storiche dello sviluppo del sito.

L’Arco di Tito

Le fonti antiche narrano che nel Circo Massimo esisteva già in età repubblicana un arco fatto costruire da Lucio Stertinio nel 196 a.C.; un altro arco venne fatto distruggere nel 68 d.C. da Nerone e infine L’Arco di Tito, fu fatto costruire dopo la sua morte da Domiziano.

La struttura era situata lungo il percorso del corteo trionfale organizzato dai generali e dagli imperatori vittoriosi al ritorno dalle campagne belliche. La processione aveva inizio nel Campo Marzio ed entrava nel Circo Massimo sfilando nella pista e, passando sotto l’arco, si dirigeva fino al tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio. Il monumento è rappresentato su rilievi, mosaici e su varie monete.

L’Arco, a tre fornici intercomunicanti, era alto oltre 20 metri e largo circa 17 metri. Costruito in marmo lunense, si presentava animato sulle fronti da quattro colonne alte circa 10 metri e da quattro pilastri aderenti ai piloni. I capitelli corinzi erano alti 1,15 m circa e la fronte dell’arco era decorata con rilievi figurati.

Con il passare dei secoli le varie parti dell’opera vengono abbattute o riutilizzate per altre costruzioni. Al principio accadde alla parte alta dell’arco e successivamente alle colonne. Alcuni frammenti architettonici pertinenti all’opera sono stati rinvenuti per la maggior parte nelle indagini archeologiche degli anni 2014 e 2015.

Il Mulino

Nel XIII secolo è documentata la presenza di un mulino ubicato ai piedi della Torre, appartenente nel 1217 a Jacopa de Normanni de Settesoli, moglie di Graziano Frangipane de Settesoli, una pia donna tuttora famosa per aver ospitato nel suo Palazzo San Francesco d’Assisi. Pare che, alla morte del marito, la signora abbia reclamato la proprietà del complesso circense compreso “il mulino ai piedi della Torre”.

Con il susseguirsi dei secoli, stampe, disegni e dipinti posteriori, continuano ad evidenziare un passaggio di acqua nei pressi della Torre, che appare sempre incorporata all’interno di un complesso di edifici: la pianta di Roma di Mario Cartaro del 1576, la lettura della mappa della capitale di G.B. Falda del 1676 e infine la pianta di G.B. Nolli del 1748.

L’Acqua Mariana

Nel corso del XII secolo, durante il pontificato di Callisto II, la città fu dotata di un nuovo acquedotto in gran parte a cielo aperto, chiamato la Marana o Marrana in seguito anche Mariana. Il nome deriva dal luogo presso cui nasceva - l’ager o fundus Maranus alle pendici dei colli albani. Si tratta del primo vero acquedotto medievale di Roma, talmente noto che in seguito il termine “marrana” nel linguaggio popolare è passato ad indicare tutti i fossi della campagna romana.

Il corso d’acqua proseguiva costeggiando le mura Aureliane, raggiungeva il Circo Massimo passando nel fornice centrale dell’arco di Tito, sullo stesso tracciato di più antichi acquedotti post romani, e attraversava tutta la valle Murcia, per gettarsi nel Tevere accanto alla Cloaca Massima.

Le acque venivano in parte convogliate verso la valle, ed in parte gestite attraverso un sistema di chiuse e cisterne ricavate in alcuni ambienti del circo in disuso. In questo modo si potevano irrigare gli orti, che ormai occupavano buona parte della pista romana.

Nel Circo questo passaggio e la possibilità di utilizzare l’acqua segnerà per secoli la destinazione d’uso della valle: si costruiranno appunto opifici e officine fino a quando l’intera valle si trasformerà in un’area industriale. Dopo il 1909, la Mariana, venendo meno l‟uso energetico, sarà usata per scopi irrigui, fino alla definitiva copertura e deviazione del suo percorso urbano.

E’ degno di nota, che nonostante oggi il Circo Massimo ci appaia come un parco pubblico con alcune delle rovine rinvenute negli ultimi anni, pare che esso si conservi totalmente intatto a livello sotterraneo. Gli scavi archeologici però sono bloccati dall’interramento dell’acqua Mariana. Magari un giorno sarà possibile ammirare i resti della maestosa opera nella sua integrità.

Curiosità sul Circo Massimo

Le corse dei carri

Si tratta di una delle competizioni più diffuse a Roma, citata nella sezione storica di questo articolo. Esse si svolgevano con dodici quadrighe, ovvero cocchi a quattro cavalli guidati da uomini chiamati aurighi, solitamente schiavi, che dovevano compiere sette giri intorno alla spina. Su questa si trovavano le sette uova sacre e i sette delfini sacri, che segnalavano al pubblico il numero dei giri compiuti dai carri.

Lo spettacolo aveva inizio con un corteo aperto da trombettieri e seguito dal magistrato e da una processione in cui erano presenti anche gli aurighi e i sacerdoti, che scortavano le immagini delle divinità trasportate su portantine o su carri trainati da cavalli. Il corteo percorreva la pista girando intorno alla spina e terminando davanti al palco dell’imperatore, il pulvinar. L’avvio della competizione vera e propria era segnalato dal magistrato, che lanciava dalla terrazza sopra gli stalli di partenza un fazzoletto bianco.

Gli aurighi avevano la testa coperta da un caschetto e indossavano corti tuniche del colore della propria fazione, strette in vita da cinghie; tenevano le redini avvolte intorno al petto, con una mano stringevano le briglie e con l’altra la frusta. Portavano sempre con sé un pugnale con cui tagliare le redini in caso di incidente.

I cocchi fuoriuscivano da strutture note come carceres, spiegate nella sezione precedente. La maggiore difficoltà nella corsa si verificava nel momento in cui si aggirava la meta correndo a forte velocità, perché vi era il rischio che i carri si capovolgessero, causando anche incidenti drammatici. Per questo il cavallo di sinistra, era di solito il migliore.

Il modello romano di organizzazione delle corse dei carri prevedeva che vi fossero varie squadre, espressione di diversi gruppi di finanziatori e sostenitori, che facevano capo a scuderie distinte in base ai colori verde, azzurro, rosso, bianco.

Anche gli spettatori si dividevano sulle gradinate del circo in base al colore di appartenenza dei propri beniamini: nella parte alta era situato il popolo, la cui fazione era la verde, i membri del senato optavano per la squadra azzurra.

Il vincitore si assicurava un futuro radioso, a prescindere dalla sua classe sociale e riceveva, oltre a corone e palme, anche cospicui premi in denaro e diveniva un vero e proprio beniamino delle folle, similmente ai moderni campioni dello sport. Se commetteva un crimine, poteva addirittura ottenere la grazia.

Le gare erano spesso molto pericolose per l’incolumità sia degli aurighi che dei cavalli, che potevano subire gravi infortuni e, talvolta, trovavano anche la morte. Gli spettatori assistevano alle competizioni con grande entusiasmo e partecipazione, che talvolta sfociava in veri e propri scontri tra le varie tifoserie.

I contrasti finirono per essere anche strumentalizzati politicamente, facendo sì che le corse finissero per travalicare il significato di mere competizioni sportive, ed ampliassero la loro sfera d’influenza a tutta la società.

Il ruolo degli animali negli spettacoli circensi

Una menzione speciale in questa sezione va riservata ai cavalli delle corse dei carri. Dobbiamo infatti immaginarli fieri, con la coda tenuta alta da uno stretto nodo e con i finimenti decorati in modo prezioso con borchie scintillanti, acclamati nel circo al punto tale che i loro nomi venivano trascritti sui mosaici, sulla pietra, sui muri, nelle coppe, sui bordi delle lampade e su lamine di bronzo.

Queste bestie meravigliose provenivano dagli allevamenti d’Italia, Grecia, Spagna e Africa e l’addestramento durava due anni. I nomi dei cavalli erano noti al pubblico, come quelli degli aurighi. Anche dei cavalli si contavano le vittorie e se ne conosceva l’età, la genealogia. Frasi quali “Vincas non vincas, te amamus Polidoxe” (che tu vinca, o meno, ti amiamo o Polidosso), su un mosaico pavimentale nelle terme di Pompeiano in Numidia, indicano l’amore per un cavallo del circo.

Un altro esempio del trattamento speciale che veniva loro riservato riguarda Volucer, un cavallo di Lucio Vero, che veniva nutrito con uva passa e noci, anziché orzo e veniva condotto nella casa imperiale con la schiena coperta da una gualdrappa di porpora. Quando morì, il padrone gli fece costruire una tomba apposita. Corone di alloro, palme e moggi pieni di monete d’oro erano i premi per i cavalli.

Alla ludicità presero parte anche altri animali, oltre ai cavalli delle corse. Gli spettacoli che li videro protagonisti comparvero già nel lontano 186 a.C., quando Marco Fulvio Nobiliore fece presentare al Circo Massimo una caccia di leoni e leopardi, dopo essere tornato vincitore dalla Grecia.

Da quel momento, gli animali, soprattutto se esotici e mai visti prima, apparvero in gran parte dei giochi ludici, diventando un elemento essenziale dell’intrattenimento pubblico. Vi erano varie modalità e spettacoli con cui essi venivano esibiti, dallo scontro cruento tra loro o con gladiatori, oppure semplicemente messi in mostra dentro grandi gabbie.

L’altra faccia della medaglia era data dal fatto che, così come molti animali venissero osannati, l’aspetto violento e crudo dei giochi sembrava esaltare i Romani, e questo conduceva ad esiti devastanti. Il numero di bestie massacrate che emergeva da questi spettacoli, infatti, era impressionante. Solo l’inaugurazione del teatro di Pompeo e del Circo Massimo costarono la vita a più di un migliaio di animali, incalcolabile il numero di bestie morte durante anni di esibizioni e corse.

Altri eventi del Circo Massimo

Occasionalmente il Circo Massimo era utilizzato per altri tipi di eventi, a parte le corse dei carri, come le processioni, e sfilate equestri, note come “Ludus Troianus", termine che deriva dalla parola truia che significherebbere danza o girotondo. Secondo alcune fonti, questa parola è connessa anche al verbo “amptruare”, che indicava l’evoluzione della sacra danza di guerra dei sacerdoti Salii.

Già ai tempi di Silla venne organizzato un ludus Troiae, e un altro con Cesare. I più celebri sono però quelli di Augusto, voluti in più occasioni. Il ludus Troiae era un ludo equestre che veniva eseguito nel circo da squadroni di giovani.

Un altro tipo di spettacolo riguardava le naumachie (battaglie navali), riprodotte anche nel Colosseo. L’arena del Circo Massimo veniva inondata con le acque del Tevere e venivano simulati combattimenti navali (navalia proelia) durante i quali due opposte squadre, composte da gladiatori o da prigionieri di guerra condannati a morte, si affrontavano riportando alla memoria indimenticabili battaglie avvenute per mare.

Infine, si poteva assistere anche a rappresentazioni di battaglie, realizzate da giovani aristocratici romani, o a corse a piedi, che duravano varie ore o persino combattimenti di gladiatori. Tutte le gare avevano l’incentivo della scommessa e del tifo animato.

Il mitico episodio del ratto delle Sabine

Si narra che alcune delle gare equestri organizzate per volere di Romolo ai tempi della fondazione di Roma fossero dedicate al dio Conso. Quest’ultimo era una divinità latina del sottosuolo, il cui altare era sepolto nella valle Murcia, esattamente dove venne costruito il Circo Massimo.

Si narra che Romolo avesse programmato intenzionalmente il ratto per costituire in qualche modo l’inizio della fusione tra il popolo dei Romani e quello dei Sabini. Per questo, durante la celebrazione della tale festa sacra invitò i Sabini e le loro famiglie, abitanti dei colli Esquilino, Viminale e Quirinale, ad assistere ed a partecipare alle gare equestri.

L’obiettivo era quello di compiere un gigantesco rapimento delle loro donne proprio nel mezzo dello spettacolo. Pare infatti che Romolo avesse pianificato questo inganno, in seguito al rifiuto da parte dei popoli vicini della sua proposta di costituire nuove alleanze. Arrivò moltissima gente, con figli (tra cui molte vergini) e consorti.

Dopo il sequestro, i familiari delle Sabine si allontanarono promettendo vendetta. Si dice, nonostante vi siano dei dubbi a riguardo, che non venne esercitata nessuna violenza e che Romolo offrì alle fanciulle libera scelta e promise loro pieni diritti civili e di proprietà. Egli stesso trovò moglie tra queste fanciulle, il cui nome era Ersilia.

Si narra che quando i sabini tornarono pronti a lottare contro i romani e a portare a casa le loro donne, le ragazze si interposero tra i due gruppi al fine di interrompere gli scontri. Con questo gesto entrambi gli schieramenti si fermarono e decisero di collaborare, stipulando un trattato di pace, sulla via che per questo fatto da allora sarebbe stata chiamata Via Sacra.

Gli altri circhi di Roma

Il Circo Massimo non era di fatto l’unico presente in città. Dalle iscrizioni sappiamo che ve n’erano altri, come per esempio il Circo di Nerone nella zona del Vaticano, e il Circo Flaminio scomparso per fare posto al teatro di Marcello. Il Circo Massimo fu però l’unico ad essere sempre ristrutturato e ricostruito.

Il circo di Nerone venne costruito nel luogo dove oggi sorge la Basilica di San Pietro in Vaticano ed era lungo 540 metri e largo circa 100. I lavori di edificazione ebbero inizio con Caligola, presso la villa della nobildonna Agrippina Maggiore, e completati da Nerone; quando quest’ultimo ereditò la mansione.

L’imperatore era solito invitare pochi eletti agli spettacoli che si svolgevano presso il circo, ma a volte dava la possibilità alla popolazione romana. Ad ogni modo pare che la struttura non potesse contenere più di 20.000 persone.

Il Circo di Nerone è tristemente noto per essere stato la sede di brutali e sadiche esecuzioni di cristiani considerati colpevoli dell’incendio che colpì Roma nel 64 d.C, proprio durante il dominio dell’imperatore. Alla fine la struttura venne abbandonata già a partire dal II secolo d.C.

Per quanto riguarda il Circo Flaminio, invece, era situato a sud del Campo Marzio, vicino alle rive del Tevere. Si trattava di un’area senza platea dedicata a gare e monumenti, edificata dal censore Gaio Flaminio Nepote, nel 221 a.C. Inizialmente la struttura era lunga 500 m, ma con il passare del tempo andò riducendosi fino a diventare una piazza di 300 m. Fu abbandonata verso la fine del IV secolo.

Una curiosità su questo circo riguarda il suo utilizzo. Oltre che sede di attività ludiche, di mercato e assemblee, pare che nel 2 a.C. il circo venne tramutato in un’immensa vasca utilizzata per contenere 36 coccodrilli, uccisi durante i festeggiamenti per l’inaugurazione del foro di Augusto.

I numerosi incendi in epoca romana

Come accennato nella sezione storica di questo articolo, il Circo Massimo venne danneggiato in diverse occasioni a causa di incendi importanti. Essi furono in particolare tre: il primo nel 31 aC, durante il regno di Augusto, il secondo e più nocivo nel 64 dC, durante il dominio di Nerone e il terzo sotto il principato di Traiano.

I danni in ciascun caso furono estremamente seri: il primo incendio distrusse la struttura in legno, il secondo infuriò per sei giorni, propagandosi per tutta la città e lasciando intatte solo quattro delle quattordici regioni romane. Per questa catastrofe furono accusati e condannati in modo atroce diversi cristiani. Con il terzo, il Circo Massimo fu quasi totalmente ricostruito da Traiano.

Questi tre non furono gli unici incendi che colpirono la città, in totale infatti furono quasi una decina. Pare che la frequenza con cui si verificassero dipendesse dalla tipologia costruttiva degli edifici antichi, che comprendevano numerose parti in legno. Le vie inoltre erano strette e tortuose e questo facilitava la propagazione delle fiamme.

Consigli utili

  • In caso di pioggia, occorre sempre munirsi di k-way e ombrello.
  • L’area è aperta al pubblico, quindi potete passeggiare nel parco e, se il tempo è bello, godere del sole di Roma. Potete portare con voi un panino e consumarlo seduti sull’erba. Il tutto nel rispetto ovviamente del territorio.
  • Potrebbe essere interessante visitare l’area archeologica. Da novembre del 2016, dopo 6 anni di lavori, è stata aperta per la prima volta al pubblico, entrando da piazza Capena.
  • Tra le diverse visite organizzate che ci sono Roma si può sperimentare la Circo Maximo Experience. E’ la visita itinerante con la realtà aumentata e virtuale che si sviluppa all’interno dell’area archeologica su un percorso di otto punti di osservazione.
  • Come accennato nella sezione storica di questo articolo, il Circo Massimo può contenere quasi 300.000 persone, per qualsiasi visita è consigliabile la prenotazione online.
  • E’ utile sapere che Il Circo Massimo è un’area sempre aperta al pubblico senza limiti di orari.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Domus Augustea

La casa di Augusto, nota in latino come Domus Augustea era l’abitazione privata dell’imperatore Augusto, situata nel versante sud-ovest del colle Palatino.

Si trova a 130 m dal Circo Massimo ( 2 minuti a piedi).

Foro Romano

Si tratta della zona in cui si concentrava la vita sociale, politica, religiosa e culturale dell’antica Roma. Era il centro dell’Impero e le rovine presenti sono immensamente interessanti. E’ una visita obbligatoria e l’accesso è incluso nel biglietto del Colosseo, nel caso si voglia visitare entrambi.

L’entrata al Foro Romano si trova a 900 m a nord del Circo Massimo (11 minuti a piedi).

Il Colosseo

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili a Roma.

Situato nel cuore della città, eccellente punto di partenza per intraprendere un viaggio di esplorazione alla scoperta delle reliquie dell’antica Roma imperiale.

Si trova a 700 m a nord-est del Circo Massimo (9 minuti a piedi).

Colle Palatino

E’ di minore importanza rispetto al Foro Romano ma è comunque di grande interesse turistico. Qui si trovano le rovine della residenza imperiale e inoltre offre viste incredibili del Foro Romano e del Circo Massimo stesso.

L’entrata al Palatino è un pò più distante, a 1 km circa dal Circo Massimo (14 minuti a piedi).

Domus Flavia

La Domus Flavia era la parte “pubblica” e ufficiale del palazzo di Domiziano sul colle Palatino. Fu la prima ad essere costruita e corrisponde alla metà ovest del complesso.

Si trova a 1 km circa dal Circo Massimo (15 minuti a piedi).

Arco di Constantino

E’ l’Arco di Trionfo che si presenta maggiormente conservato tra i tre che esistono ancora a Roma. Venne costruito per commemorare la vittoria di Costantino I nella battaglia del Ponte Milvio nel secolo IV.

Si trova a 850 m a nord-est del Circo Massimo (10 minuti a piedi).

I Fori Imperiali

E’ anche possibile visitare i Fori Imperiali, i quali sono estensioni del Foro Romano realizzate da diversi imperatori. Per raggiungerli devi solo seguire la Via dei Fori Imperiali in direzione Piazza Venezia.

L’entrata ai Fori Imperiali si trova a 1 km a nord-est del Circo Massimo (14 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a circa 1 km e mezzo a nord-est del Circo Massimo (20 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus si trova a 1,200 km a nord-est del Circo Massimo (16 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 1,400 km dal Circo Massimo (18 minuti a piedi).