Roma
Piazza Navona Jeremy Vandel

Piazza Navona

Piazza Navona si presenta al turista in tutta la sua solennità e suggestione, custode di monumenti di estrema bellezza e opere artistiche di fama internazionale. Questo, insieme alla sua storia, la rendono una delle più famose piazze di Roma e tra le più conosciute al mondo.

Piazza Navona è uno dei complessi urbanistici più spettacolari e caratteristici della Roma barocca. Occupa la pista dell’antico Stadio di Domiziano, o Circus Agonalis, del quale ha conservato perfettamente la forma rettangolare allungata dell’arena.

Aveva una capienza di 30.000 spettatori, 265 metri di lunghezza e 106 metri di larghezza ed era la sede delle attività sportive, agonistiche e ludiche del popolo romano. I resti di questa antica struttura si trovano a cinque metri circa al di sotto dell’odierno piano stradale ed è possibile vederli ancora sotto un palazzo moderno in Piazza di Tor Sanguigna e nei sotterranei della chiesa di Sant’Agnese in Agone.

Questo circo venne edificato ai limiti Sud-Ovest del quartiere di Campo Marzio, accanto alle Terme Neroniane ed allo stadio di Agrippa.

Breve storia di Piazza Navona

Periodo imperiale (27 a.C. - 476 d.C.)

Come accennato nell’introduzione, l’attuale Piazza Navona nasce dallo Stadio che fu fatto costruire da Domiziano forse già prima dell'86 d.C. Il suo scopo era quello di ospitare i giochi atletici greci da lui particolarmente apprezzati, ma che i Romani non amavano, considerandoli immorali.

La struttura presentava due ingressi principali che si aprivano al centro dei lati lunghi, mentre un altro era al centro del lato curvo. Esternamente la facciata era costituita da due ordini di arcate poggianti su pilastri di travertino con semicolonne ioniche nel primo ordine e corinzie nel secondo.

L’opera, edificata in blocchi di travertino e mattoni rivestiti di stucco colorato, è l’unico esemplare di stato in muratura fino ad oggi noto a Roma. Lo stadio rimase in funzione fino al IV secolo.

I giochi sopra ricordati erano denominati “agones” ed il toponimo della piazza deriva proprio da questo termine, per corruzione: da “agone” divenne “in agone”, “innagone”, “navone” e quindi, infine, “Navona”.

Lo stadio era riccamente decorato con alcune statue, una delle quali è quella di Pasquino, forse una copia di un gruppo ellenistico che si pensa rappresenti Menelao che sorregge il corpo di Patroclo, ora nell’omonima piazza di fianco a Piazza Navona.

Poiché si trattava di uno stadio e non di un circo, non vi erano i carceres (i cancelli da cui uscivano i cavalli da corsa) né la spina (il muro divisorio intorno a cui correvano i cavalli) come ad esempio nel Circo Massimo, ma era tutto libero ed utilizzato per le gare degli atleti. L’obelisco, che ora è situato al centro della piazza non si trovava lì, ma proviene dal circo di Massenzio, ancora oggi situato sulla via Appia.

Epoca medievale (476 - 1492)

A partire dal Medioevo, iniziarono a sorgere una serie di piccole case abitative, lì dove un tempo vi erano gli spalti dello stadio, mentre al posto della pista centrale, dove si svolgevano le gare vere e proprie, venne lasciato uno spazio libero adibito sin da subito a luogo di scambio.

Le arcate dello stadio, all’interno delle quali sorsero botteghe e locande, erano spesso frequentate da personaggi poco raccomandabili, oltre ad essere molto comuni in questa zona i postriboli, nelle camere sotterranee.

Intorno all’anno mille, lo stadio era ancora interamente chiuso, con una sola via che correva lungo le attuali via del Pasquino e dei Canestrari, mentre la piazza si presentava divisa in piccolo orticelli con qualche casupola e la piccola, primitiva, chiesa di Sant’agnese in Agone.

Il Circus Agonalis, restaurato da Alessandro Severo nel III secolo, in seguito ad un incendio avvenuto all’epoca dell’imperatore Marco Opellio Macrino, fu chiamato per un certo periodo Circus Alessandri (Circo di Alessandro) per onorare l’operato di quest’ultimo.

La Piazza era, all’epoca, adiacente al percorso seguito dai Papi che attraversavano Roma per raggiungere San Pietro, la chiesa più importante e famosa del mondo conosciuto fino ad allora, dalla loro residenza di San Giovanni in Laterano. Le gradinate originarie dello stadio, in pietra, restarono in uso fino al quindicesimo secolo, quando i romani, appassionati di sport, accorrevano ad assistere a tornei tra cavalieri riccamente bardati.

Rinascimento (1492 - 1789)

Nella seconda metà del XV secolo, venne definitivamente trasferito nella Piazza il mercato che da parecchi anni si teneva sulla piazza del Campidoglio, rendendo così il luogo un punto fisso di vendita di ortaggi, carni, e prodotti vari. Essa divenne anche il luogo delle feste e delle processioni, tanto che fu regolarizzata nel 1485 (anche se la vera e propria selciatura avvenne soltanto nel 1488).

Nel secolo successivo, gli Spagnoli introdussero, nel 1579, la tradizione della processione del mattino di Pasqua con lo sparo dei mortaretti: qui si rinnovarono quelle feste carnevalesche del Maggio romanesco che avevano già reso famosi altri luoghi della città. Fondamentali furono i miglioramenti e l’ornamento della piazza, impresa di Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), che fece sistemare ben tre fontane, compreso un abbeveratoio, al servizio del mercato e degli animali da trasporto che vi affluivano.

Nel Seicento con l’esplosione della riforma Luterana che causò lo sgretolamento dell’unione europea, da secoli saldato e costituito dalla comune religione cristiana, Roma, centro del Cattolicesimo, esigeva un’immagine che rendesse esplicito ed immediato il suo ruolo.

Non sorprende quindi che quando il Papa Innocenzo X, che faceva parte della famiglia Pamphilj, con il supporto finanziario del Principe, venne assunto al pontificato, decise di ricostruire una nuova chiesa. Il tutto con l’aiuto di Carlo e Girolamo Rainaldi e successivamente con quello del Borromini e del Bernini per realizzare un grande palazzo, il Palazzo Pamphilj, al posto delle costruzioni precedenti. Decisero inoltre di trasformare la chiesa di Sant’Agnese in Agone nella loro cappella privata.

Il Bernini trasformò, in aggiunta, le due fontane cinquecentesche e creò la Fontana dei Quattro Fiumi, con l’Obelisco sostenuto da una sorprendente roccia traforata. Piazza Navona diventò così un grande circo, con le tre fontane che suggeriscono l’idea della “spina”, come nel Circo Massimo.

Altra costruzione importante da ricordare è quella apportata da Papa Pio VI, che fece costruire il Palazzo Braschi verso la fine del 1700, oggi sede del Museo di Roma. Il progetto venne inizialmente affidato a Cosimo Morelli.

Con la sua gioiosa esplosione di curve e con i capolavori che vantava, l’attraente Piazza Navona rappresentava una parte integrante della Roma barocca, in cui si avverte con forza l’attrazione delle cose terrene. Papa Innocenzo X l’aveva trasformata nel luogo di trionfo della propria famiglia e nel “focus” di quel periodo: durante il diciassettesimo e diciottesimo secolo, infatti, Piazza Navona diventò “Il salotto della città”, il centro effettivo e reale della vita civile romana.

Età contemporanea (1789 - attualità)

All’inizio del ventesimo secolo, la piazza rischiò di essere danneggiata dai progetti di sfondamento del lato Sud per collegare direttamente l’area al quartiere Prati. Fu, poi, aperto Corso Rinascimento, mentre il lato Nord, abbattuto per ragioni statiche, fu ricostruito in falso stile barocco, e il lato su Via Zanardelli fu rifatto in stile Novecento dopo le esplorazioni archeologiche che recuperarono la antiche strutture dello Stadio.

I resti più cospicui del Circus Agonalis, però, vennero alla luce nel 1936 durante la demolizione e la ricostruzione di alcuni edifici, quando cominciò ad affiorare la struttura muraria. Dopo lo scavo completo di tutta l’area, i resti dello stadio furono inglobati nel Palazzo dell’INA. Gli edifici costruiti sui resti della cavea hanno conservato e tramandano la pianta di questo antico monumento, lasciando libera da costruzione tutta l’area della pista, trasformata in piazza monumentale.

Dopo essere stata un’arena per quasi duemila anni, Piazza Navona attualmente è un’isola pedonale affollata: ad ogni ora del giorno e della sera si possono vedere persone che passeggiano o svolgono in tranquillità diverse attività. Inoltre, nel periodo natalizio, Piazza Navona si trasforma, magicamente, in un chiassoso, affollato e festivo mercato, le cui bancarelle offrono di tutto: dai dolciumi al tiro a segno, a tutto il necessario per la preparazione del Presepio, il tutto servito con un sorriso.

Praticamente si commemorano, si svolgono e si ricordano tutte quelle attività che si svolsero dal sedicesimo al ventesimo secolo. Al giorno d’oggi la Piazza agisce ancora come un magnete che, molto di più di qualunque altro spazio nella città di Roma, attira i cattolici, i non cattolici, i turisti, i visitatori e gli artisti da tutte le parti del mondo, qualunque sia la loro religione, affiliazione o stile. E questo fu esattamente lo scopo che gli artefici di questo gioiello si proposero di ottenere nel periodo barocco con la progettazione di tanti meravigliosi, insostituibili e preziosissimi capolavori.

Edifici e monumenti di Piazza Navona

Come accennato, Piazza Navona è ricca di maestosi edifici, opere e monumenti di diversa epoca della storia romana. Alcuni dei più rilevanti sono stati citati nella sezione storica di questo articolo e verranno di seguito esposti in modo più dettagliato.

Le Fontane di Piazza Navona

Come accennato in precedenza le Fontane di Piazza Navona sono tre: la Fontana del Moro, la Fontana del Nettuno e la Fontana dei Quattro Fiumi, le quali verranno spiegate di seguito in maniera più approfondita.

La Fontana del Moro

La fontana del Moro, costruita nel lato Sud della piazza, sotto le finestre di Palazzo Pamphilj, fu originariamente edificata da Gregorio XIII e scolpita da Giacomo della Porta nel 1576, e, secondo altri, dal Buonarroti o da Ludovico Rossi di Fiesole.

Nel 1653, Bernini, abbellì questa fontana introducendo un delfino che reggeva, sulla coda alzata, una lumaca. Infatti la fontana fu chiamata ”della Lumaca”, finchè la figura, che non piacque nè ai Pamphilj nè al popolo, fu sostituita al centro dal Moro, un busto di un etiope che sostiene un delfino, a cui si deve il nome finale alla fontana. Le maschere e le sculture dei tritoni sono copie degli originali visibili nei giardini di Villa Borghese.

La Fontana del Nettuno

Questa fontana, è un complesso monumentale costruito nel lato Nord della Piazza, fu anch’essa progettata nel 1576 da Giacomo della Porta, insieme alla Fontana del Moro. Essa però rimase a lungo abbandonata, senza la statua centrale, per circa 300 anni.

Quest’ultima, infatti, fu installata nel 1873, quando il Comune di Roma, dopo un bando di concorso, assegnò l’opera allo scultore siciliano Zappalà e al romano Della Bitta, autore del Nettuno, la statua centrale, in lotta con il suo tridente contro una piovra.

Le altre sculture illustrano due cavallucci marini, sirene e amorini che giocano con i delfini. Diverse furono aggiunte dal Bernini nel diciassettesimo secolo, e la composizione architettonica fu completata nel diciannovesimo secolo con l’inserimento dei Tritoni.

La Fontana dei Quattro Fiumi

La Fontana dei Quattro Fiumi, dominante al centro della piazza, è la più attraente e la più grande delle tre fontane edificate in Piazza Navona. Essa fu la sola fontana progettata interamente dal Bernini, e fu completata in quattro anni, dal 1647 al 1651.

Le statue, arricchite da elementi animali e vegetali, rappresentano la personificazione dei quattro fiumi che simboleggiano la potenza della Chiesa che si estendeva sui quattro continenti fino ad allora conosciuti.

La Fontana rende manifesta la concezione della città barocca del Bernini: quest’ultima si fonde con la natura, riconquista la presenza degli archetipi naturali, terra, aria, acqua e fuoco; ma quest’armonia è resa possibile attraverso la tecnica artistica che trasforma il dato della natura per renderlo docilmente ordinato, regolarizzandolo tramite l’arte.

Le quattro figure stanno intorno ad una roccia massiccia, sulla quale si può anche vedere un obelisco. Esse rappresentano inoltre il mondo conosciuto in quel secolo. L’Europa è rappresentata dal Danubio, che fu scolpito da Claudio Poussin, il Francese, accompagnato da un cavallo, anch’esso un simbolo di questo continente.

L’Africa è rappresentata dal Nilo, che fu scolpito da Giovanni Antonio Fancelli, e include anche un leone. Il Dio fiume ha un palmetto e un pezzo di tessuto per coprirsi gli occhi. Questo potrebbe indicare l’ignoranza dei romani e dell’umanità intera in quel periodo, poiché non si sapeva ancora dove fosse la sorgente del Nilo.

Il Dio del Sud America è rappresentato dal Rio de la Plata, detto anche l’Argentano, che fu scolpito da Antonio Raggi, con le sue monete e il suo armadillo, indicando la ricchezza di quel territorio. Il quarto e ultimo Continente è l’Asia, e il Gange, che fu scolpito da Francesco Baratta e che è il fiume più importante, è il solo rappresentante di quel continente ed è raffigurato da un personaggio barbuto con un remo in mano.

Ultima informazione condivisibile sulla Fontana dei Quattro Fiumi è che essa offrì ”con magnificenza salutare amenità a chi passeggia, bevanda a chi ha sete, occasione per chi vuole meditare”, come recita l’epigrafe apposta sul monumento, allegoria dell’acqua purificatrice e dissetante per l’anima in attesa di salvezza spirituale.

L’Obelisco di Piazza Navona

La Fontana dei Quattro Fiumi è sormontata da una riproduzione di un obelisco egiziano, eretto nel 1647, sulla cui sommità fu costruita una colomba, simbolo del Papa Innocenzo X. Questo obelisco fu trasportato in questa località dal Circo di Massenzio, costruito in onore di suo figlio Romolo.

L’opera celebra gli imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano. Le iscrizioni geroglifiche, nelle quali appare il nome di quest’ultimo, provano che apparteneva, in origine, ad un altro monumento: si trovava, infatti, presso il Tempio di Iside insieme ad altri tre obelischi.

L’obelisco di granito è alto 16.54 metri. Lo stemma araldico del papa e la colomba con il ramo d’ulivo, decorano la roccia piramidale e simboleggiano il potere divino che scende come un raggio solare ai quattro angoli dell’obelisco fino alla roccia sottostante, che ricorda la materia informe o il caos.

Da notare che la grotta scavata direttamente sotto le statue dei Quattro Fiumi, con un cavallo marmoreo che sembra che esca dalla cavità, non è altro che un trucco dell’architettura Manierista per dare l’impressione che il pesante obelisco si libri nell’aria. Naturalmente, i vari giochi d’ acqua e di luci, accentuano ancora di più questa sensazione.

È un fatto ben risaputo che questo progetto, originariamente fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo Bernini riuscì a riguadagnare il favore del papa e della sua consigliera, così che Innocenzo X conferì, alla fine, la costruzione della fontana al Bernini.

Palazzo Braschi, Museo di Roma

Prima del Palazzo Braschi, venne costruito a Roma nel 1435 il Palazzo Orsini, che prese il nome dal prefetto che diede l’avvio ai lavori di costruzione. Il suo ingresso principale dava proprio su Piazza Navona.

La struttura venne demolita nel 1791 per volere di papa Pio VI e suo nipote Luigi Braschi-Onesti e venne fatto costruire un altro edificio progettato dall’architetto Cosimo Morelli. I lavori si conclusero nel 1804 e diedero vita a uno degli ultimi esempi di nepotismo pontificio (vennero infatti usati anche finanziamenti della chiesa): il Palazzo Braschi.

Durante l’occupazione francese, numerose opere d’arte vennero spedite in Francia come parte delle spoliazioni napoleoniche (furti da parte dell’esercito francese nei territori del Primo Impero Francese), e la maggior parte di queste non fece più ritorno.

Le opere che vi erano conservate fino a prima del periodo napoleonico e che non vennero restituite furono molteplici, quasi tutte oggi si trovano al museo Louvre di Parigi e tra queste abbiamo: Ritratto equestre dell’ambasciatore di Spagna, Ritratto equestre dell’ambasciatore di Spagna, Emmaus etc.

Dopo essere stato venduto al Regno d’Italia nel 1871 e adibito a sede del Ministero dell’interno, durante la dittatura fascista il palazzo divenne residenza di alcune istituzioni del regime e ospitò provvisoriamente la Madonna del fascio. Nell’autunno del 1943 venne convertito in sede del Partito Fascista Repubblicano e ospitò il quartier generale della Guardia Armata di Palazzo Braschi, una delle bande di repressione attive nell’Italia fascista.

Con la fine della guerra, fino al 1949, il palazzo fu abbandonato e occupato da vagabondi e sfollati, che danneggiarono e rubarono molti degli affreschi del palazzo. Nel 1952, invece, la sede del ministero fu trasferita presso il palazzo del Viminale e Palazzo Braschi divenne sede del Museo di Roma.

Quest’ultima grandiosa architettura, ospita oggi la più importante collezione di testimonianze legate alla storia artistica e alla vita di Roma dal 15esimo secolo fino agli inizi del ventesimo: il cortile suggestivo, le stanze dipinte con la loro originale decorazione a tempera e i delicati stucchi espongono oltre 100.000 opere tra sculture, incisioni, dipinti, disegni, mobili, carrozze e berline, pezzi di antiquariato e affreschi.

L’architetto Giuseppe Valadier contribuì alla costruzione di un simbolo peculiare del palazzo: lo scalone monumentale con le antiche statue adornato con sofisticati rilievi in stucco per i quali l’autore Luigi Acquisti si ispirò al mito di Achille e all’Iliade.

Chiesa di Sant’Agnese in Agone

La chiesa di Sant’Agnese in Agone fu fondata, secondo la leggenda, sul luogo in cui, nell’anno 304 d.C. fu martirizzata la tredicenne Agnese, evento che verrà approfondito nella sezione Curiosità di questo articolo.

La struttura venne edificata, sopra le fondazioni di una basilica paleocristiana sorta prima del VIII secolo e poi ricostruita nel XII secolo per volere di Callisto II. Intorno all’anno mille, quindi, possiamo vedere una piccola, primitiva chiesa di Sant’Agnese in Agone.

Il papa Innocenzo X intraprese nel 1644 la costruzione di un palazzo per la propria famiglia sulla piazza dove era già stata costruita la splendida fontana del Bernini. Poco dopo, nel 1651, il pontefice decise di erigere una nuova chiesa sui resti della piccola basilica di Sant’Agnese.

La chiesa ebbe un primo progetto disegnato nel 1652 da Girolamo Rainaldi (1570-1655) in stile barocco. Il committente fu appunto Innocenzo X Pamphili, il cui monumento funebre si trova all’interno della Chiesa.

L’obiettivo da parte della famiglia Pamphili era quello di trasformare quest’ultima nella loro cappella privata e fu così che il papa decise di passare l’incarico a Francesco Borromini nel 1653. Quest’ultimo demolì la parete frontale della chiesa costruita dai Rainaldi e progettò ex-novo una facciata di complessa plasticità, che ancora oggi ammiriamo.

L’interno della chiesa diede un’impressione di vastità a causa della luce che si diffondeva dalle finestre della cupola. Innocenzo X, inoltre, fece creare una finestra nella sua camera privata del Palazzo in modo che lui potesse assistere alla messa da quella località.

Da notare, inoltre, che fu costruita una scala che conduce al sotterraneo, antico oratorio medioevale sorto sul luogo del martirio di Sant’Agnese. Infine, bisogna ricordare che le campane della chiesa provenivano dalla Cattedrale di Castro, principato farnesiano nel Viterbese, che fu distrutto su ordine del Papa.

In questa chiesa dal fasto quasi eccessivo, prevale l’uso dei marmi dal colore caldo tipico del Bernini, il quale, con una commissione composta da architetti, incluso sé stesso, sostituì il Borromini ma non alterò l’unità del capolavoro di quest’ultimo.

Egli si limitò infatti a vivacizzare l’interno della chiesa con dorature, sculture e una profusione di marmi policromi. Inoltre, commissionò ad altri gli affreschi della chiesa e della cupola. L’interno della chiesa è un bellissimo museo di sculture barocche, che formarono un capitolo importantissimo nella storia artistica del diciassettesimo secolo.

La sfarzosa Chiesa comprende infine tre cappelle (di Sant’Agnese, di San Filippo Neri, di Santa Francesca di Roma e di San Sebastiano) e cinque altari (Altare Maggiore, dedicato a Santa Emeritiana, Santa Cecilia, Sant’Eustachio e Sant’Alessio).

Il Palazzo Pamphilj

Tale edificio, appartenente alla facoltosa famiglia Pamphili, era inizialmente un palazzetto con una modesta facciata. Questa dimora venne una prima volta ampliata intorno al 1630, quando Giovanni Battista fu nominato cardinale, e poi in forme monumentali, quando lo stesso, nel 1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X, ampiamente nominato in precedenza in questo articolo.

L’incarico della ricostruzione del Palazzo Pamphilj, fu affidato a Girolamo Rainaldi, favorito rispetto ai grandi architetti del tempo per ragioni economiche e sentimentali. A questo fu affiancato il giovane Francesco Borromini, il cui operato si limitò al progetto del Salone e della Galleria.

Furono acquistate alcune case adiacenti al vecchio edificio ed i lavori procedettero assai rapidamente, tanto che nel 1651 furono terminati. Il Rainaldi, nonostante vincolato dalle preesistenti costruzioni, riuscì a realizzare un edificio che, nel complesso, risultò piuttosto unitario. L’architettura del palazzo non presentò, comunque, grande originalità, ma la decorazione della Galleria, dovuta a Pietro da Cortona, rese l’opera un gioiello del Barocco.

Il Palazzo, all’esterno dominava la piazza e all’interno era straordinariamente sontuoso. Le stanze avevano nomi che derivavano dal soggetto degli affreschi che le decoravano: Sala di Bacco, Sala di Ovidio, Sala delle Marine, Sala di Mosè.

Sicuramente, però, l’ambiente migliore era rappresentato dalla Galleria di Enea, che raccontava la storia del Troiano Enea, sbarcato sulle coste del Lazio, per dare origine a una nuova stirpe di conquistatori: i Romani.

Si tratta di un corridoio lungo 33,20 metri e largo 7,20 metri. La Galleria aveva lo scopo di suscitare stupore. La pittura era leggera e dinamica, piena di vitalità e di fantasia, caratterizzata da colori chiari e luminosi che davano un’impressione di grande eleganza.

Quando i Pamphilj si insediarono in un nuovo edificio in via del Corso, il palazzo di Piazza Navona fu lasciato e dato in affitto, tra gli altri, all’Accademia Filarmonica Romana. I palazzi furono chiamati, anche quando la famiglia prese il nome di Doria-Pamphilj, con lo stesso nome di Palazzo Pamphilj o Palazzo Pamfilio, il quale venne acquistato dal Brasile nel 1920 e attualmente usato come ambasciata. E’ anche la sede di esibizioni artistiche e culturali.

Curiosità su Piazza Navona

Chi erano i Pamphilj?

Considerata la predominanza di questa famiglia nella storia di Piazza Navona e dei suoi monumenti, ci sembra opportuno approfondire maggiormente l’origine e il ruolo di questa potente casata.

I Pamphilj erano di antica origine umbra e si stabilirono a Roma verso la fine del XIV secolo, i suoi membri furono al servizio di diversi pontefici. Intorno alla metà del XV secolo Antonio Pamphilj fu procuratore fiscale del papa e accumulò una grossa fortuna, acquistando case ed immobili a ridosso di Piazza Navona.

Da quel momento ebbe inizio la scalata sociale dei Pamphilj, che entrarono a far parte delle grandi famiglie nobili di Roma e nel secolo successivo riuscirono ad ottenere la berretta cardinalizia per Girolamo (1610).

Fu però il secondo cardinale di famiglia, Giovanni Battista, che nel 1644 fu eletto papa col nome di Innocenzo X, a creare la definitiva fortuna della casata. Durante il suo pontificato (1644-1655) i Pamphilj ottennero favori e potere, diventando una delle famiglie più ricche e potenti della città.

Il fratello del papa, Pamphilio, trasformò le case di Piazza Navona nell’uniforme Palazzo Pamphilj, mentre il pontefice, d’altro canto, diede l’avvio alla monumentalità dell’antica e popolare Piazza Navona stessa, che, come abbiamo visto nelle sezioni precedenti, venne realizzata dal Bernini (Fontana dei fiumi) e dal Borromini (S.Agnese in Agone).

La moglie di Pamphilio, Olimpia Maidalchini, rimasta vedova, divenne la dama più potente di Roma e regnò come una Regina. Ambasciatori, ecclesiastici, artisti, commercianti e politici, e qualunque altra persona importante, le diedero dei ricchi regali per ingraziarsela ed essere presentati al papa. La sua corte nel palazzo di Piazza Navona gareggiò in sfarzo con quella del cognato-papa.

La Storia di Sant’Agnese

Come accennato nella sezione descrittiva di questo articolo, La Chiesa di Sant’Agnese in Agone di Piazza Navona, fu fondata, secondo la leggenda, sul luogo in cui fu martirizzata la tredicenne Agnese nell’anno 304 d. C., in seguito ad un destino drammatico.

Questa giovane sfortunata era la figlia di una famiglia dell’aristocrazia romana, convertita al Cristianesimo, colpevole di aver rifiutato il figlio del prefetto di Roma, Sinfronio, e quindi in seguito denunciata come cristiana.

Si narra che la minorenne venne denudata dai clienti del postribolo che avevano intenzione di stuprarla. Pare che i suoi capelli però, proprio in quel momento si sciolsero miracolosamente e scesero fino a coprirle il corpo quasi interamente, come a proteggerlo.

Nessuno dei presenti osò violare la sua verginità, dopo che l’unica persona che ci provò cadde fulminata ai suoi piedi. Poiché andarono a vuoto tutti i tentativi di farla morire bruciata, alla fine fu pugnalata a morte ed infine sgozzata.

Da quel momento la Chiesa la riconobbe tra i suoi martiri. Per conservare la memoria del suddetto miracolo e della martirizzazione di quella giovane cristiana, nel medesimo luogo fu ricostruita una nuova chiesa, sopra le fondazioni di una basilica paleocristiana sorta prima nel VIII secolo, ricostruita nel XII secolo per volere di Callisto II e riedificata successivamente fino a giungere a noi con il nome di Chiesa di Sant’Agnese di Agone.

La Statua parlante del Pasquino

In origine situate in diversi luoghi di Roma, le famose statue parlanti sono forse uno dei migliori esempi di quello spirito romano, portato per la satira e per un atteggiamento irriverente nei confronti del potere e delle sue più ambigue ostentazioni. Questo fenomeno nasce in epoca pontificia, quando il popolo cominciò ad appendere cartelli con scritte satiriche al collo di queste sculture.

Nonostante attualmente il noto Pasquino sia l’unica scultura superstite, un tempo l’elenco era più lungo e includeva statue che hanno spesso dato il nome alle vie in cui si trovavano (è il caso appunto di Piazza di Pasquino). Tra tutte ricordiamo: Marforio nel cortile del Museo Capitolino, Madama Lucrezia a Piazza di S. Marco, l’Abate Luigi a Piazza Vidoni, il Facchino in via Lata, il Babuino a Via del Babuino.

Il Pasquino in questione è una statua del periodo ellenista (la datazione risalirebbe al III secolo a.C.): ciò che resta è in realtà un doppio frammento di due corpi, uno dei quali rappresenterebbe un guerriero greco, ma si ipotizza anche che si tratti di Menelao che sorregge il corpo morente di Patroclo.

Pare che in origine la scultura, rinvenuta nel 1501 in seguito a degli scavi, ornasse lo Stadio di Domiziano, ovvero la nostra l’attuale Piazza Navona. A seguito del ritrovamento fu spostata nel suo sito attuale, in quella che al tempo era Piazza di Parione (che è anche il nome di quel rione) e che oggi è invece, appunto, Piazza di Pasquino.

Il nome stesso della statua è tanto misterioso quanto le sue origini e ciò che rappresenta. Molteplici sono le teorie al rispetto: la più accreditata è che il famoso Pasquino fosse un noto artigiano del rione Parione (un barbiere, un sarto o un calzolaio), conosciuto per la sua vena satirica. Secondo altri si tratterebbe di un ristoratore che recitava i suoi versi proprio in quella piazzetta, mentre altre versioni parlano di docenti di grammatica latina o di protagonisti del Decameron di Boccaccio.

Lo Spettacolo del Lago e i Giochi d’Acqua

Una curiosa tradizione nacque il 23 giugno 1652 e fu inaugurata da papa Innocenzo X e da sua cognata: la consuetudine conosciuta come il “lago di piazza Navona”.

Prima che venisse costruito il marciapiede e sollevato il livello centrale, a fine Ottocento, la pavimentazione della piazza era concava e si prestava ad essere allagata per garantire un pò di fresco nei giorni estivi.

Per circa due secoli, a partire da quell’anno, tutti i sabati e domeniche di agosto Piazza Navona si trasformava in un lago. L’evento includeva tutti, dai nobili che giungevano in carrozza ai popolani più umili. Molti fatti curiosi accaduti, inoltre, vennero ingigantiti nella memoria popolare e tramandati dalle cronache dell’epoca fino a tramutarsi quasi in leggenda.

Vere e proprie gare di invenzioni e sfarzo erano messe in atto dalle famiglie aristocratiche, che talvolta facevano teatralmente navigare calessi a forma di gondole o navi di legno e cartapesta, alcune con vele e rematori. Bambini e perfino adulti del popolo vi si immergevano per fare il bagno, a volte nudi, per giocare e fare scherzi; al punto che un editto proibì di denudarsi per entrare in acqua.

Nel 1676 lo spettacolo del lago venne sospeso: si temeva che generasse delle malattie. Fu riproposto nel 1703, in onore della regina di Polonia in visita a Roma, quando il medico privato del papa, l’archiatra Giovanni Maria Lancisi, aveva dichiarato che non vi erano rischi per la salute. In quell’occasione il principe Pamphilj entrò in acqua con un maestoso calesse a forma di gondola dorata.

Un cronista racconta che nel 1717 alcune dame, forse un poco ubriache, si spogliarono e si lanciarono in acqua, rischiando di affogare, e vennero salvate grazie al pronto intervento di alcune persone che si tuffarono in acqua vestite per salvarle. Un altro aneddoto riguarda invece il cavallo di un marchese, che pare sia affogato nel lago perché gli rimase incastrata una zampa in una buca.

Un altro cronista raccontava invece che nel 1730 il figlio del re d’Inghilterra si dilettasse a gettare monete nel lago solo per vedere i ragazzini tuffarsi in acqua vestiti facendo a gara per ripescarle. Un po’ come più tardi sarebbe accaduto nella Fontana di Trevi.

Fatti come questi, descritti in modo esagerato, hanno alimentato le leggende sul lago, fino a sostenere addirittura che l’acqua potesse raggiungere in almeno un punto l’altezza di un uomo. Dato alquanto inverosimile perché contrasta con tutte le stampe dell’epoca, secondo le quali, data la struttura della piazza, l’altezza dell’acqua poteva difficilmente superare i 50 centimetri.

Il lago proseguì quale spettacolo popolare, luogo di incontro, corteggiamento, ma anche comoda occasione per i cocchieri di rinfrescarsi e lavare le proprie carrozze, fino alla seconda metà dell’Ottocento. Andò però via via perdendo la sontuosità, e rimasero soltanto gli spettacoli delle bande militari e dei pompieri. L’ultimo allagamento giunto fino a noi avvenne nel 1865.

La rivalità tra il Bernini e il Borromini

La storia dell’arte è piena di competizione ed antagonismi, veri o presunti, tra grandi artisti, come tra Michelangelo e Leonardo, o la rivalità tra Bernini e Borromini, combattuta a colpi di ingegno nel magnifico scenario di Roma.

Gianlorenzo Bernini e Francesco Borromini, entrambi vissuti in pieno XVII secolo e ampiamente citati nelle sezioni precedenti, hanno regalato a Roma alcune delle opere più rappresentative del barocco italiano.

Il primo era nato a Napoli, ma trascorse a Roma quasi tutta la vita, fu un incredibile architetto e pittore, sebbene sia noto soprattutto per il suo genio nella scultura. Secondo molti storici fu il vero fondatore della scultura barocca.

Il secondo introdusse il linguaggio figurativo nello stile barocco, la sua arte era fatta di linee sinuose e di contrasti. Solitario e chiuso, entrò presto in conflitto con il Bernini, estroverso e ben introdotto nella corte papale, facendo nascere una competizione serrata per le commissioni dei lavori più importanti di Roma.

Secondo una leggenda, i due artisti, che stavano lavorando entrambi a piazza Navona (il Bernini per la celebre fontana di Quattro Fiumi e Borromini per la Chiesa di Sant’Agnese in Agone), iniziarono a prendersi gioco l’uno dell’altro mediante le proprie opere.

Si narra che due statue della fontana rivolgerebbero, secondo la tradizione popolare, uno sbeffeggio all’opera di Borromini: il Rio della Plata solleva un braccio per ripararsi dal crollo dell’edificio, mentre il Nilo si copre la testa con un velo per non guardare la bruttezza della chiesa. D’altra parte Borromini pose una statua di Sant’Agnese in corrispondenza della fontana, così che sembrasse che le figure avessero paura di una donna.

Molti storici asseriscono che questa sia solo una leggenda, ma questo non è l’unico aneddoto sulla rivalità tra gli artisti. Pare infatti che la commissione della costruzione di palazzo di Propaganda Fide, in piazza Mignanelli, venne tolta a Bernini in favore del rivale, che fece scolpire due orecchie d’asino nell’angolo vicino alla casa di Gian Lorenzo. A sua volta il Bernini costruì un enorme membro maschile che puntava verso il cantiere del Borromini. Solo l’intervento delle autorità costrinse i due a rimuovere le reciproche provocazioni.

Le inondazioni di Piazza Navona

In un angolo, sulla facciata di una casa nel lato nord, si può notare una piccola iscrizione che marca l’altezza raggiunta dall’acqua (un metro e mezzo) in una delle peggiori inondazioni subite dalla Piazza, nel 28 dicembre del 1870.

Si trattava di un fenomeno abbastanza frequente per la nostra Piazza, soprattutto per quanto riguarda le inondazioni naturali dovute allo straripare del fiume Tevere, che si trova non lontano. Al rispetto, le più famose e degne di nota sono avvenute negli anni 1495, nel 1530 e nel 1805.

Eventi in Piazza Navona

Il più peculiare mercato della capitale è quello classico e tradizionale di Natale, in cui vengono venduti i presepi, gli alberi e i vari personaggi di questa festa. Si possono trovare inoltre regali fatti a mano e prelibatezze per persone di tutte le età. Visitare gli stand in un ambiente così festoso e accogliente permettere di vivere a pieno lo spirito natalizio della città eterna.

In generale, per tutto il giorno e la notte, Piazza Navona ospita mercati minori di ogni genere e bancarelle. Essi prevedono curiosità, regali, prodotti artigianali e fanno da sfondo a ritrattisti e pittori che ritraggono la Roma antica, nonché ristoranti che offrono i prodotti gastronomici tipici della città.

Un altro evento riguarda la festa della Befana, che arriva il 6 gennaio, a conclusione delle feste natalizie. La strega buona porterà, all’interno di una grande calza, dolciumi ai bambini buoni o “carbone” a coloro che si sono comportati male. Questo è il giorno dedicato ai più piccoli e pare proprio che la Befana arrivi in Piazza Navona a cavallo della sua scopa volante, a ripartire doni. Il tutto accompagnato da spettacoli di burattini, musica e balli.

Consigli utili

  • Visitare questa meravigliosa Piazza è gratuito. L’ingresso è libero.
  • Vi è la possibilità di optare per un’escursione autoguidata gratuita dalla Fontana di Trevi a Piazza Navona.
  • La Piazza è un’ottima attrazione di notte e quindi spesso molto affollata, durante il giorno è consigliabile prendere un gelato o una bibita e sedersi per ammirare meglio l’ambiente nella sua totalità.
  • Ti consigliamo di non perdere i famosi mercati di Piazza Navona, soprattutto se deciderai di visitarla durante il periodo natalizio.
  • La Piazza è ricca di monumenti e opere imperdibili, ti consigliamo di prenderti il tuo tempo per ammirare con calma ciascuna delle strutture citate in questo articolo.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Il Colosseo Romano

L’Anfiteatro Flavio, conosciuto popolarmente come il “ Colosseo”, è il principale simbolo d’Italia e una delle poche destinazioni realmente imperdibili di Roma. L’entrata è inclusa nel biglietto per il Foro Romano e il Palatino.

Si trova a 2 km ad est di Piazza Navona (26 minuti a piedi).

Fontana di Trevi

E’ la più grande e imponente tra le fontane della capitale, la cui costruzione fu iniziata con Nicola Salvi e terminata da Pietro Bracci quasi trent’anni dopo. E’ senza dubbio un simbolo della città eterna.

Si trova a 950 m ad ovest di Piazza Navona (12 minuti a piedi).

Colle Palatino

E’ di minore importanza rispetto al Foro Romano ma è comunque di grande interesse turistico. Qui si trovano le rovine della residenza imperiale e inoltre offre viste incredibili del Foro Romano e del Circo Massimo. L’entrata è inclusa nel biglietto del Colosseo e del Foro Romano.

L’entrata al Palatino si trova a 2,5 km da Piazza Navona (32 minuti a piedi).

Arco di Constantino

E’ l’ Arco di Trionfo che si presenta maggiormente conservato tra i tre che esistono ancora a Roma. Venne costruito per commemorare la vittoria di Costantino I nella battaglia del Ponte Milvio nel secolo IV.

Si trova a 2,2 km da Piazza Navona (28 minuti a piedi).

I Fori Imperiali

E’ anche possibile visitare i Fori Imperiali, i quali sono estensioni del Foro Romano realizzate da diversi imperatori. Per raggiungerli devi solo seguire la Via dei Fori Imperiali in direzione Piazza Venezia.

L’entrata ai Fori Imperiali si trova a 1,3 km da Piazza Navona (17 minuti a piedi).

Piazza Venezia

La Piazza Venezia con l’Altare della Patria è una delle icone di Roma. E’ situata ai piedi del colle Campidoglio, dove si intersecano cinque delle vie più importanti della città. Ottenne il suo nome per il Palazzo Venezia, che si trova vicino e che venne utilizzato come ambasciata della repubblica di Venezia a Roma.

Si trova ad 1 km ad ovest di Piazza Navona (13 minuti a piedi).

Circo Massimo

Si tratta dello stadio sportivo più grande della storia. La maggior parte della struttura si trova ancora sotto terra, però si può visitare una parte delle rovine. Durante la visita è anche possibile sperimentare, mediante realtà virtuale, come erano le strade nell’antica Roma.

L’entrata al Circo Massimo si trova a 1,6 km da Piazza Navona (21 minuti a piedi).

Domus Aurea

I resti del grande palazzo che l’imperatore Nerone fece costruire nell’anno 64 d.C., possono essere visitati in un percorso che include un’esperienza di realtà virtuale.

L’entrata alla Domus Area si trova a 2,2 km a nord-ovest di Piazza Navona (30 minuti a piedi).

Ludus Magnus

Il Ludus Magnus è la base dove si allenavano i gladiatori. Le rovine si trovano al lato del Colosseo. Non è necessario entrare per apprezzarle. Si può ammirare nella sua totalità dalla strada.

Il Ludus Magnus si trova a 2,5 km a nord-ovest da Piazza Navona (32 minuti a piedi).

Basilica di San Clemente

A pochi minuti a piedi dal Colosseo si trova la Basilica di San Clemente. Si tratta di una chiesa che ti permette di intraprendere un’interessante visita sotterranea, nella quale puoi scoprire un antico Mitreo (tempio dedicato al dio Mitra), i resti di edifici del I secolo e un’antica chiesa che funge da base alla struttura attuale. Sicuramente raccomandabile.

La Basilica di San Clemente si trova a 2,7 km da Piazza Navona (34 minuti a piedi).